ANTONINI DANIELE

ANTONINI DANIELE (1588 - 1616)

studioso di fisica e di astronomia

Immagine del soggetto

Busto marmoreo di Daniele Antonini, opera di Girolamo Paleario, 1617 (Udine, Civici musei).

Figlio di Girolamo conte di Saciletto e di Sofonisba Percoto, nato a Udine il 16 giugno 1588 (V. Joppi), ebbe come fratello Alfonso, fondatore nel 1606 dell’Accademia degli Sventati. Dopo gli studi scolastici, l’A. si recò all’Università di Bologna ad approfondire le scienze matematiche sotto la guida di Antonio Cataldi, per poi trasferirsi a Padova a seguire l’insegnamento di Galileo Galilei. Qui ebbe l’opportunità di frequentare i corsi di meccanica e quelli sul moto dei gravi, a margine dei quali Galileo condusse gli innovativi esperimenti sulla cinematica dell’accelerazione che lo portarono, attorno al 1604, a formulare alcune leggi matematiche sul moto locale, e di assistere alle lezioni di astronomia avanzata sui moti orbitali, cui seguirono le rivoluzionarie scoperte di corpi celesti. Partecipando alle lezioni private tenute da Galileo, l’A. ebbe la possibilità di affrontare anche problemi di arte militare: sulla fortificazione, sul possibile adattamento a fini bellici di strumenti come il “cannocchiale”, e sugli studi intorno al moto e alla traiettoria dei gravi, utilizzabili per applicazioni balistiche. Conseguita la laurea, probabilmente dopo il 1605, l’A. passò al servizio dell’arciduca Alberto d’Asburgo intraprendendo la carriera militare nelle Fiandre. Da qui, anche con il tramite del servita Fulgenzio Micanzio biografo di Paolo Sarpi, mantenne viva la corrispondenza con Galileo, tenendolo al corrente della propria attività scientifica e adoperandosi a promuoverne l’immagine presso l’arciduca e gli intellettuali di corte; per via epistolare manifestò con insistenza la volontà di trasferirsi a Firenze, dove il maestro risiedeva presso Cosimo II dopo aver ricevuto, nel luglio 1610, la nomina a matematico primario dello Studio di Pisa, con il proposito di collaborare con lui nelle osservazioni astronomiche (lettere da Lingen, Bruxelles e Udine, dal gennaio 1611 al dicembre 1613). Ritornato in Friuli nel 1612, con la prospettiva di un incarico militare in Ungheria (lettera del dicembre 1613), l’A. entrò tuttavia nel 1615 al servizio della Repubblica di Venezia come capitano di corazze in Lombardia, per essere poi inviato, a capo di una compagnia di oltre 120 archibugieri a cavallo, a fronteggiare gli Austriaci in Friuli. ... leggi Dopo i successi intorno alla fortezza di Gradisca documentati da testimonianza epistolare (gennaio 1616) e celebrati con riconoscimenti pubblici, l’A. morì in battaglia presso la stessa cittadina il 10 marzo 1616. Ricevette onoranze ufficiali, gli fu eretto un busto in marmo che fu posto nella sala del Maggior consiglio e gli fu dedicata una statua equestre ancora presente nel duomo di Udine. Il rapporto dell’A. con Galileo anche negli ultimi anni fu saldo, come dimostrano – al di là di quella disponibilità che il maestro aveva dato ad assecondare il desiderio dell’A. di ottenere una condotta militare in Toscana (lettera del settembre 1611) – il commercio di libri che era continuato a intercorrere tra i due (lettera del dicembre 1613) e l’intercessione galileiana presso Federico Cesi, fondatore e principe dell’Accademia dei Lincei a Roma, al fine di associare l’allievo alla prestigiosa istituzione (lettera di Cesi a Galileo, marzo 1614). Le lettere inviate dall’A. a Galileo, significative per i contenuti scientifici e per lo stile efficace ed elegante, riguardano i comuni interessi di studio: dall’illustrazione fatta dal friulano di un problema geometrico, alla sua invenzione di una «bilancia di braccia uguali», alla proposta di perfezionare una «proposizione» galileiana sul moto accelerato, al progetto di una lente parabolica, fino alle osservazioni della superficie lunare e dei satelliti di Giove, scoperti e battezzati “Medicei” da Galileo; la corrispondenza, preziosa anche per datare alcune acquisizioni di Galileo sul moto accelerato, rivela a che punto l’A. condividesse la sua proposta scientifico-sperimentale in chiave copernicana e antiaristotelica. Inoltre, l’elogio attribuito all’A. nei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica et i movimenti locali, editi in parte da Galileo nel 1638 – in cui l’autore raccolse i risultati delle ricerche sul moto degli anni dell’insegnamento padovano con l’ambizione di fondare le due discipline su basi matematiche e quantitative – suggerisce il rilievo che l’udinese ebbe nel progetto scientifico galileiano.

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Bibliografia

Mss BCU, Principale, 469, f. 22r-v (lettera dell’A. al consiglio comunale di Udine, autogr.: Medea, 30 gen. 1616); BCU, Joppi, 238, XII (lettere dell’A. a Galileo copiate da V. Joppi da autogr. BNCF e da edd.); BNCF, Manoscritti Galileiani, P. VI, T. VIII, passim (lettere dell’A. a Galileo, autogr.); ms Bibliothèque nationale française, Lat. 10811 (Discursus super nummos antiquorum attribuito a D. Antonini; cfr. Iter Italicum).

Le opere di G. GALILEI, ristampa della Edizione Nazionale […], XI-XII, Firenze, Barbèra, 1934 (Carteggio); Lettere di Daniele Antonini a Galileo Galilei, [a cura di V. JOPPI] Udine, Seitz, 1865 (nozze Ciconi-Beltrame Albrizzi); A. FAVARO, Galileo Galilei e lo studio di Padova, I, Padova, Antenore, 19662, 150-153, 244, 285, 339; G. GALILEI, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano, ed. critica e commento a cura di O. BESOMI - M. HELBING, II. Commento, Padova, Antenore, 1997, 546.

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