ANTONINI PROSPERO FRANCESCO

ANTONINI PROSPERO FRANCESCO (1809 - 1884)

storico, patriota

Immagine del soggetto

Il patriota Prospero Antonini (Udine, Biblioteca civica, Album fotografici).

Nacque a Udine il 2 febbraio 1809 dal conte Carlo Antonio e dalla contessa Maria Rosa Deciani. Apparteneva ad uno dei rami della nobile ed antica famiglia degli Antonini, di origine germanica, stabilitasi – secondo il genealogista Luigi Frangipane – in Carnia nel secolo XIV e in quello successivo a Venzone. All’inizio del secolo XVI gli Antonini passarono a Udine ove eressero, in epoche diverse, i loro sontuosi edifici. Compiuti gli studi classici e giuridici e laureatosi in giurisprudenza a Padova, si dedicò alla carriera giudiziaria presso il tribunale di Udine. La sua attività politica e i contatti con il generale Carlo Zucchi, prigioniero nella fortezza di Palmanova per alto tradimento, insospettirono la polizia austriaca che lo segnò tra i sorvegliati speciali. Nel 1847 fu uno tra i promotori della sottoscrizione per la erezione di un busto a Pio IX nel duomo di Udine. Il 23 marzo 1848, dopo l’insurrezione udinese e il ritiro delle truppe austriache oltre l’Isonzo, A. venne chiamato a far parte del Governo provvisorio del Friuli, da cui ricevette l’incarico di intimare la resa al comandante austriaco della piazza di Palmanova. Non volendo sottoscrivere la capitolazione di Udine del 22 aprile 1848, deliberata dal Comitato provvisorio di Udine, riparò a Venezia, ove ebbe a subire accuse di insufficiente difesa della propria città. Fu arrestato per alcuni giorni e quindi liberato dal governo della Repubblica veneta con un giudizio di completa discolpa. Si recò quindi a Firenze e poi a Roma, facendosi raggiungere dalla madre e dalla moglie Mariannina Deciani, che si dedicarono all’assistenza dei soldati feriti della Repubblica romana nell’ospedale di S. Giacomo degli Incurabili. ... leggi Dopo la caduta di Roma e Venezia, visitò la Svizzera per studiarne le istituzioni e, quando credette che la ventata reazionaria fosse cessata, ritornò in Friuli e visse appartato nella sua villa di Alture (frazione del comune di Ruda), nella parte orientale della bassa friulana. Nel 1853 fu costretto a lasciare il Friuli e ad esulare con la famiglia a Torino ove stabilì fecondi contatti sul piano politico e culturale con illustri patrioti e letterati di diverso orientamento politico-culturale (Niccolò Tommaseo, Angelo Brofferio, Sebastiano Tecchio, Terenzio Mamiani, Alberto Cavalletto, Iacopo Bernardi, ecc.), ottenendo il 13 settembre 1854 la cittadinanza del Regno di Sardegna. Fu la personalità più rappresentativa per il Friuli dell’emigrazione proveniente dalle province rimaste sotto la dominazione austriaca dopo l’armistizio di Villafranca dell’11 luglio 1859. Mantenne una costante corrispondenza epistolare con esponenti di spicco della cultura liberale friulana e, in particolare, con il giornalista Pacifico Valussi e con la scrittrice Caterina Percoto. A Torino scrisse Il Friuli orientale. Studi (Milano, 1865) nel momento in cui la liberazione del Veneto e del Friuli si riteneva non lontana, con lo scopo di dimostrare che la secolare divisione del Friuli in due parti – la prima inclusa nel Veneto e l’altra negli Stati ereditari degli Asburgo – non aveva alcuna giustificazione etnica, linguistica, culturale, geografica e strategico-militare, ma era un mero prodotto delle circostanze storiche che il Risorgimento nazionale avrebbe dovuto eliminare. Tale posizione rappresentò ideologicamente il punto di riferimento obbligato, anche per i circoli moderati dell’emigrazione politica, relativamente alla questione dei confini “naturali” dell’Italia. «Le [Alpi] Giulie ed il golfo del Quarnaro formano il vero confine geografico, storico e strategico dell’Italia continentale verso Oriente». Raggiunti tali immutabili confini geografici, necessari per garantire una frontiera strategica difendibile e invalicabile, «l’Italia degl’Italiani si terrà paga e contenta a quelle frontiere che la natura le ha segnato, rispettando i diritti delle altre nazioni». Nell’opera viene illustrata non solo la storia civile, politica, ecclesiastica, militare, ma anche la geografia e l’economia del Friuli – in particolare di quello orientale – dalle invasioni barbariche agli anni fra il 1860 e il 1865 in cui la coscienza nazionale italiana nel Goriziano assunse contorni più definiti. Non mancano, nel saggio del 1865, forzature polemiche (italianizzazione di toponimi friulani, disconoscimento delle specificità linguistiche degli idiomi ladini e del friulano rispetto all’italiano, ecc.) funzionali all’intento di negare che il Friuli «sia paese ibrido e di scarsa italianità» e che «questa italianità nella parte più orientale del Friuli poco a poco vada morendo soffocata dalla prevalenza numerica delle due schiatte friulana e slovena». Nell’opera di A. risulta inoltre quasi totalmente assente la consapevolezza della rilevanza del “problema sloveno” nel Friuli orientale, e tale mancanza va considerata come frutto dell’adesione di A. alle teorie della nazionalità allora in auge, che riconoscevano “dignità” nazionale solo ad alcuni popoli e ad alcune tradizioni politico-culturali. Per A. il fatto che nel Goriziano i parlanti i «dialetti slavi» sopravanzassero il numero dei parlanti i «dialetti italiani» non era rilevante in quanto la «parte colta, industriosa e civile della popolazione goriziana, quella che abita le città […], che esercita il traffico, è tutta italiana di lingua» e la superiorità numerica delle plebi rustiche che si servono per comunicare dello sloveno non potrebbe «mai distruggere il primato etnico spettante agli abitanti di favella italica, i quali moralmente, se non materialmente, prevalgono a tutti gli altri». A. nega inoltre che gli interessi commerciali austro-germanici siano più rilevanti di quelli italiani a Trieste «città geograficamente e storicamente italiana» e che, di conseguenza, il dominio su di essa dell’Austria e della Germania debba ritenersi necessario. Ritiene infine che debba essere respinta l’idea di trasformare la città di Trieste in città libera ritenendo tale proposta irrealizzabile. Dopo il trasferimento della capitale del Regno d’Italia a Firenze nel giugno 1865, si trasferì a Pistoia per essere più vicino al centro della vita politica italiana e a molti amici dell’emigrazione veneta, friulana e giuliana. Negli anni seguenti A. continuò a dedicarsi agli studi storici e nel 1873 pubblicò a Venezia, per i tipi di Naratovich, Del Friuli ed in particolare dei trattati da cui ebbe origine la dualità politica di questa regione, che riprendeva e sviluppava le tesi illustrate nel saggio del 1865. Nella conclusione della sua opera A. ribadiva l’anomalia rappresentata dalla dualità politica del Friuli ristabilita con la pace di Vienna del 3 ottobre 1866 e auspicava che la stessa duplice monarchia accettasse di rettificare «nel Friuli una linea fittizia, irregolare, strana, e nel peggior modo configurata». Dopo l’annessione del Friuli al Regno d’Italia venne nominato senatore il 5 novembre 1866, primo tra i friulani a ricoprire tale carica. Divenuto sordo e impossibilitato a partecipare attivamente alla vita politica, attese ancora a studiare le origini e i fasti di alcune famiglie della nobiltà friulana: dei signori di Fontanabona (Del Castello e dei signori di Fontanabona nel Friuli, Firenze, 1870); dei signori di Prodolone e Colloredo (I baroni di Waldsee o Walsee, i visconti di Mels e i signori di Prodolone e Colloredo, Firenze, 1877); di Cornelio Frangipane (Cornelio Frangipane di Castello, giureconsulto, oratore e poeta del sec. XVI, Firenze, 1882). Compose inoltre una memoria storica su Tiberio Deciani (Tiberio Deciano celebre giureconsulto udinese, Bassano, 1858) e alcuni discorsi ufficiali, in particolare l’orazione per l’inaugurazione solenne della statua equestre di Vittorio Emanuele II a Udine il 26 agosto 1883. A. morì a Firenze il 19 dicembre 1884.

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Bibliografia

Ms BCU, Principale, 3670, Carteggio inedito Prospero Antonini - Guglielmo Rinoldi; ms Biblioteca Museo Correr Venezia, Carte Bernardi.
S. SCARAMUZZA, Il Friuli orientale di P. Antonini. Cenno critico-filosofico, Firenze, Tip. Barbèra, 1866; G. OCCIONI BONAFFONS, Il Friuli orientale [Recensione], «Archivio storico italiano», s. III, 9/1 (1869), 102-149; ID., I nostri confini orientali [Recensione a Del Friuli ed in particolare dei trattati da cui ebbe origine la dualità politica di questa questa regione], ibid., s. III, 20/5 (1874), 315-332; P. VALUSSI, Commemorazione del co. Prospero Antonini senatore del Regno [letta nell’Accademia di Udine il 18 gennaio 1885], «AAU», s. II, 7 (1884-1887), 21-42; In memoria del co. Prospero Antonini. Carteggio (1847-1862), a cura di V. DECIANI, Udine, Del Bianco, 1903; R. SBUELZ , L’antica ed illustre famiglia friulana degli Antonini (1370-1917), Udine, Tosolini, 1917; M. ROSI, P. Antonini, in Dizionario del Risorgimento nazionale. Dalle origini a Roma capitale: fatti e persone, II, Le persone A-D, a cura di ID., Milano, F. Vallardi, 1930, 91 s., voce; G. COMELLI, Antonini, Prospero, in DBI, 3 (1961), 522-523; M. CORSINI, Figure del Risorgimento: Prospero Antonini, in Gorizia nel Risorgimento [Miscellanea di studi storici per il centenario dell’unità d’Italia], Gorizia, Tip. Sociale, 1961, 89-120; S. CELLA, Gli emigrati veneti, friulani e giuliani in Piemonte, «Studi Goriziani», 31 (1962), 39-49; ID., Prospero Antonini nell’emigrazione politica (con lettere inedite al Luciani), ibid. ... leggi, 36 (1964), 87-104; L. PILOSIO, Il Friuli ed i friulani negli anni cruciali (1859-1866). Note di cronaca, in Il Friuli nel Risorgimento, II, Udine, AGF, 1966, 119-126; 274-284; Il carteggio Antonini-Bernardi (1854-1874), a cura di ID., Venezia, Deputazione di storia patria per le Venezie [Padova, Tip. Antoniana], 1972; Il carteggio Antonini-Cavalletto e i problemi dell’emigrazione veneta, a cura di R. GIUSTI, Venezia, Libreria universitaria editrice (Quaderni del Comitato veneziano dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1), 1972; MARCHETTI, Friuli, 679-685; A. TOSO, Il Friuli di Prospero Antonini (1809-1884), «AAU», 79 (1986), 255-270.
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