BARBARO DANIELE

BARBARO DANIELE (1514 - 1570)

patriarca di Aquileia, diplomatico, letterato

Immagine del soggetto

Ritratto di Daniele Barbaro, olio su tela di Paolo Veronese, seconda metà  del XVI secolo (Amsterdam, Rijksmuseum).

Nacque a Venezia, l’8 febbraio 1514, figlio primogenito del patrizio veneziano Francesco Barbaro (1484-1549) e di Elena di Alvise Pisani. Suo padre era nipote del celebre umanista Ermolao Barbaro che era stato nominato nel 1491 patriarca di Aquileia da papa Innocenzo VIII, ma non aveva mai potuto prendere possesso della carica, causa contrasti giurisdizionali con la Repubblica. Il B., dopo avere compiuto i primi studi tra Venezia e Verona, frequentò l’Università di Padova; ma seguì anche l’insegnamento privato dell’umanista Benedetto Lampridio, che lo introdusse alla lettura di Aristotele sui testi originali. Nello Studio patavino si interessò di filosofia, matematica, astronomia e ottica, medicina e scienze naturali; si accostò inoltre ai padri della Chiesa. Ebbe tra i suoi compagni di studi figure destinate a esercitare un ruolo di rilievo nella cultura laica ed ecclesiastica del tardo Cinquecento: fra essi, Giovanni della Casa, Ludovico Beccadelli, Bernardo Navagero, Benedetto Varchi e Sperone Speroni. Il B. incontrò inoltre letterati già affermati, come Pietro Bembo, Bernardo Tasso e Pietro Aretino; partecipò all’Accademia padovana degli Infiammati e a quella dei Costanti. In circostanze non precisate conobbe anche il celebre cardinale Gasparo Contarini. Il 19 settembre 1540 il B. si addottorò “in arti”. Rimase a Padova fino al 1545, quando la Serenissima lo incaricò di sovrintendere all’allestimento dell’Orto botanico, in collaborazione con Pietro da Noale, già suo professore di medicina. Il 12 ottobre 1548 fu eletto ambasciatore in Inghilterra, ma la sua partenza fu ritardata di diversi mesi: raggiunta Parigi nel giugno del 1549, solo nel mese di agosto cominciò a inviare i suoi dispacci da Londra, che non sono conservati (ci rimane invece la relazione finale, contenente vivaci osservazioni critiche sullo scisma anglicano e sulla penetrazione del calvinismo nel regno di Edoardo VI). Il soggiorno del B. in Inghilterra fu relativamente breve: già nel febbraio del 1551 egli prese congedo da Edoardo VI, che gli conferì la dignità cavalleresca. ... leggi Le ragioni di una partenza così anticipata vanno ricercate nella svolta proprio allora intervenuta nella carriera del B. Infatti, nella diplomazia veneziana era precluso l’ingresso agli ecclesiastici e il B. aveva accettato fin dal giugno del 1550 la nomina a patriarca “eletto” di Aquileia, con diritto di futura successione. La sua designazione era stata proposta dallo stesso patriarca Giovanni Grimani, suo parente, in piena concordanza di vedute con il consiglio dei Dieci, anch’esso desideroso di evitare la vacanza del patriarcato per continuare a controllare indirettamente quell’importante diocesi di confine, mediante la sua assegnazione a prelati veneziani. La promozione avvenne nel concistoro del 17 dicembre 1550. Il passaggio alla carriera ecclesiastica aveva finalità eminentemente politiche. In realtà il B. non assunse mai la guida della diocesi aquileiese, affidata dal Grimani ai propri vicari generali. Non è neppure certo che egli abbia ricevuto gli ordini sacri. Tuttavia, nella veste di “patriarca eletto”, partecipò alle ultime sessioni del concilio di Trento, riconvocato da papa Pio IV nel 1562. Parlò sull’indice dei libri proibiti, sulla concessione alla Germania della comunione sotto le due specie e svolse un ruolo di rilievo nella discussione sulla residenza dei vescovi. Il B., al pari di altri prelati italiani, avrebbe voluto vedere definita la residenza come un obbligo rigoroso dei vescovi, ma non “de iure divino”, al fine di non indebolire l’autorità pontificia. Propose pertanto di rimuovere gli ostacoli che impedivano in concreto la residenza dei vescovi, sostenendo tale richiesta con argomentazioni simili a quelle impiegate dalle burocrazie degli stati rinascimentali per difendere le proprie competenze. Il B. segnalò infatti che i troppo facili ricorsi ai tribunali romani contro le decisioni dei vescovi finivano col ledere l’onore degli ordinari diocesani: perciò tale prassi non doveva più essere tollerata dalla Santa Sede. Dopo il concilio, la curia romana che nutriva profondi sospetti sull’ortodossia del patriarca Grimani, solennemente assolto dai padri tridentini, ma pur sempre reo di affermazioni sospette sulla predestinazione, auspicò che il B. assumesse l’effettivo governo del patriarcato. Il progetto non si realizzò, per la ferma opposizione del vecchio patriarca. Tuttavia tale fatto induce a credere che il B., a differenza del Grimani, non avesse mai dato reale motivo di dubitare della sua ortodossia (affermazioni divergenti, riportate da alcuni storici, si basano essenzialmente sull’errata lettura di un’affermazione del protestante Francesco Negri, nella sua tragedia Il libero arbitrio). Il B. morì a Venezia il 13 aprile del 1570 e fu sepolto a S. Francesco della Vigna. La figura politica e intellettuale di questa personalità di rilievo della Venezia cinquecentesca fu mirabilmente celebrata da Paolo Paruta nel trattato Della perfezione della vita civile, pubblicato a Venezia nel 1579. La produzione letteraria del B. fu vasta e significativa. Per comprenderne lo spirito, è fondamentale l’osservazione di Giuseppe Alberigo, secondo la quale «il patriarcato rimase un episodio marginale» in una vita dedicata essenzialmente all’attività culturale, condotta secondo i moduli propri del tardo Rinascimento veneziano. Prima opera edita sono le Exquisitae in Porphyrium commentationes Danielis Barbari p. V. artium doctoris, del 1542; due anni dopo apparvero i Rhetoricorum Aristotelis libri tres, interprete Hermolao Barbaro p. V. commentaria in eosdem Danielis Barbari. A proposito di questa e altre opere del B. va ricordato che egli fu erede dei manoscritti degli antenati umanisti Francesco ed Ermolao Barbaro II: sempre nel 1544 il Compendium ethicorum librorum Hermolai Barbari p. V. (lavoro sfuggito al Paschini, nonostante un chiarissimo riferimento di Apostolo Zeno), e nel 1545 Hermolai Barbari p. V. compendium scientiae naturalis ex Aristotile. Furono edite a Padova nel 1829 «per l’ingresso di mons. rev.mo Sebastiano Soldati alla sede vescovile di Treviso» le quindici lettere – ispirate nei contenuti al Breviloquium di san Bonaventura – indirizzate dal B. a una zia monaca, Cornelia Barbaro; sono datate 1549-50. Fu invece pubblicato a Venezia nel 1557 un lavoro concepito fin dal 1535, Della eloquenza, dialogo del reverendiss. monsignor Daniel Barbaro, eletto patriarca d’Aquileia. Nuovamente mandato in luce da Girolamo Ruscelli. L’anno precedente erano apparsi I dieci libri dell’architettura di M. Vitruvio tradutti et commentati da monsignor Barbaro eletto patriarca d’A quileggia: è l’opera che (come ha osservato M. Tafuri) in tro dusse a Venezia «una concezione nuova dell’“ars aedificatoria”, pienamente umanistica e gravida di aura scientista», capace di influenzare artisti come il Palladio. Sono da ricordare, in questo ambito, anche i M. Vitruvii Pollionis de Architectura libri decem cum commentariis Danielis Barbari electi patriarchae Aquileiensis, dedicati al cardinal Granvelle. Il B. ritornò ancora su questi temi ne La pratica della perspettiva di monsignor Daniel Barbaro eletto patriarca d’Aquileia opera molto utile a pittori, a scultori, et ad architetti del 1569. Sempre in quell’anno apparve il lavoro più impegnativo del B. di argomento religioso, la Aurea in quinquaginta Davidicos psalmos doctorum Graecorum catena interprete Daniele Barbaro electo patriarcha Aquileiensi, volta a confortare con citazioni dei padri della Chiesa i fedeli scossi dalla crisi della Riforma. Ma l’attività del B. fu multiforme, abbracciando, secondo la tradizione umanistica, anche la poesia (con l’opera di argomento filosoficospirituale La predica dei sogni, del 1542, pubblicata sotto lo pseudonimo di padre D. Hypneo da Schio) e la storia patria (Storia veneziana di Daniele Barbaro).

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Bibliografia

Importanti manoscritti del B. si conservano nei codici latini e italiani della BNMV (sono stati segnalati da G. ALBERIGO, Barbaro, Daniele, in DBI, 6 (1964), 89-95).

Opere di Daniele Barbaro: Exquisitae in Porphyrium commentationes Danielis Barbari p. V. artium doctoris, Venetiis, apud Aldi filios, 1542; Rhetoricorum Aristotelis libri tres, interprete Hermolao Barbaro p. V. commentaria in eosdem Danielis Barbari, Lugduni, apud Sebastianum Gryphium, 1544; Compendium ethicorum librorum Hermolai Barbari p. V., Venetiis, Comin da Trino, 1544; Hermolai Barbari p. V. compendium scientiae naturalis ex Aristotele, Venetiis, Comin da Trino, 1545; I dieci libri dell’architettura di M. Vitruvio tradutti et commentati da monsignor Barbaro eletto patriarca d’Aquileggia, Vinegia, Marcolini, 1556; Della eloquenza, dialogo del reverendiss. monsignor Daniel Barbaro, eletto patriarca di Aquileia. Nuovamente mandato in luce da Girolamo Ruscelli, Venezia, V. Valgriso, 1557; M. Vitruvii Pollionis de Architectura libri decem cum commentariis Danielis Barbari electi patriarchae Aquileiensis, Venetiis, apud Franciscum Senensem et Ioannem Crugher Germanum, 1567; La pratica della perspettiva di monsignor Daniele Barbaro eletto patriarca d’Aquileia opera molto utile a pittori, a scultori, et ad architetti, Venetia, Camillo e Rutilio Borgominieri, al segno di S. Giorgio, 1569; Aurea in quinquaginta Davidicos psalmos doctorum Graecorum catena interprete Daniele Barbaro electo patriarcha Aquileiensi, Venetiis, apud Georgium de Caballis, 1569; Storia veneziana di Daniele Barbaro, a cura di T. GAR, «Archivio Storico italiano», 7/2 (1843), 949-1112.

P. PARUTA, Della perfettione della vita civile, Venezia, Nicolini, 1579; P. PASCHINI, Gli scritti religiosi di Daniele Barbaro, «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 5 (1951), 340-349; ID., Daniele Barbaro letterato e prelato veneziano nel Cinquecento, «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 16 (1962), 73-107; P.J. LAVEN, Daniele Barbaro patriarch elect of Aquileia, with special reference to his circle of scholars and to his literary achievement, Ph. ... leggi D. Thesis, University of London, 1957; G. COZZI, Cultura politica e religione nella “pubblica storiografia” veneziana del’500, «Bollettino dell’Istituto di storia della società e dello stato veneziano», 5-6 (1963-64), 215-294; Relazioni di ambasciatori veneti al senato tratte dalle migliori edizioni disponibili e ordinate cronologicamente, a cura di L. FIRPO, I, Inghilterra, Torino, Bottega d’Erasmo, 1965, in partic. 239-285; B. BOUCHER, The Last Will of Daniele Barbaro, «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», 42 (1979), 277-281; M. TAFURI, Venezia e il Rinascimento: religione, scienza, architettura, Torino, Einaudi, 1985, 180-212; O.M.T. LOGAN, The Venetian Upper Clergy in the 16thand early 17th Centuries. A Study on Religious Culture, Lewiston (Maine), The Edwin Mellen press, 1996, 206-212; M. AZZI VISENTINI, Daniele Barbaro e l’architettura. Considerazioni sulla villa di Maser, in Una famiglia veneziana nella storia. I Barbaro, a cura di M. MARANGONI - M. PASTORE STOCCHI, Venezia, Istituto Veneto di scienze, lettere e arti, 1996, 397-433; G. TREBBI, Francesco Barbaro o la scelta romana, ivi, 441-452; ID., Il patriarca di Aquileia Francesco Barbaro e il Concilio di Trento, in Aquileia e il suo patriarcato. Atti del convegno internazionale di studio (Udine, 21-23 ottobre 1999), a cura di S. TAVANO - G. BERGAMINI - S. CAVAZZA, Udine, Deputazione di storia patria per il Friuli, 2000, 451-465; A. ANGELICI, Sapienza prodenza eroica virtù: il mediomondo di Daniele Barbaro, Firenze, Olschki, 1999; L. CELLAURO, Daniele Barbaro and Vitruvius: the architectural theory of a Renaissance humanist and patron, «Papers of the British School at Rome», 72 (2004), 293-329.

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