BASALDELLA AFRO

BASALDELLA AFRO (1912 - 1976)

pittore

Immagine del soggetto

Il pittore Afro ritratto da Silvio Maria Buiatti, 1938 ca. (Udine, Civici musei, Fototeca).

Immagine del soggetto

Mirko, Afro e Dino Basaldella con la madre Virginia nel giardino del castello di Prampero (Magnano in Riviera), 1969.

Afro Libio B. nacque a Udine il 4 marzo 1912, terzogenito del pittore e decoratore Leo e di Virginia Angeli. Suoi fratelli furono Dino (1909) e Mirko (1910), entrambi artisti, con i quali condivise – dopo la precoce morte del padre – le prime tappe della formazione a Venezia, presso il collegio Evangelico prima, la scuola media e il Liceo artistico poi, giungendo al diploma nel 1931. Nel 1928 B. debuttò insieme con i fratelli, dapprima alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, e quindi a Udine con la Scuola friulana d’avanguardia, un sodalizio effimero, ma dall’esplicito intento antiaccademico. Grazie alla vincita della borsa di studio della Fondazione Marangoni, alla fine del 1929 poté recarsi a Roma, dove venne raggiunto dai fratelli; qui B. frequentò l’ambiente della Scuola romana e strinse amicizia con Scipione, Corrado Cagli (del quale sposerà la sorella Serena), Mario Mafai. Nel 1932 seguì Mirko a Milano presso lo studio di Arturo Martini, e poté conoscere pittori come Birolli e Morlotti, oltre ad esporre alla galleria del Milione. Nel biennio 1934-1935 B. fu a Roma, dove intensificò i rapporti con il gruppo di artisti gravitanti attorno alla galleria della Cometa (Capogrossi, Cavalli, Guttuso, Fazzini), con evidenti ripercussioni nella sua pittura, che si accostò all’acceso tonalismo ed ai modi espressivi della scuola romana (Pastore che beve, 1935; Autoritratto, 1936). Il ciclo di affreschi (oggi in buona parte distrutti) dell’atrio del collegio dell’Opera Nazionale Balilla di Udine, di cui vinse il concorso nel 1936, fu la prima opera pubblica, e un efficace cantiere per la sperimentazione di molteplici soluzioni: dalle reminiscenze colte della tradizione veneziana, ai motivi più contemporanei dedotti da Cagli e dai fratelli e messi a punto adottando, in numerosi studi, la tecnica della tempera grassa. ... leggi Dopo la prima mostra personale alla galleria della Cometa nel 1937, B. si recò insieme a Mirko e Cagli a Parigi per visitare l’Esposizione internazionale. Al rientro, nel 1938 realizzò gli affreschi di casa Cavazzini, riprendendo motivi figurativi tratti da modelli veneti (Tiziano, Tintoretto, Paolo Veronese), adottati anche per la decorazione dell’albergo delle Rose di Rodi, nell’estate del 1938. Al culmine della sua fase giovanile, dopo aver partecipato a due Quadriennali Romane (1935 e 1939) e alla Biennale di Venezia (1936), B. vinse nel 1939 il concorso di pittura bandito dalla Fondazione Marangoni Si fondano le città (l’omonimo dipinto è a Udine, Galleria d’arte moderna). Il rientro a Roma, a ridosso della guerra, fu foriero di novità stilistiche. Da un lato B. adottò il colorismo franto di Mafai; dall’altro studiò la composizione di nature morte con dipinti di chiara ascendenza morandiana. Ricevette inoltre l’incarico per i cartoni dei mosaici per il palazzo dei Ricevimenti all’EUR, nel 1941; quello stesso anno, si trasferì a Venezia per insegnare tecnica del mosaico alla locale Accademia. Grazie ai rapporti stabiliti tra Roma e Milano, B. fu aggiornato sulla giovane pittura che emergeva tra il gruppo di “Corrente”, il premio Bergamo (dove espose nel 1939) e le nascenti tensioni neocubiste e picassiane (dovute anche alla conoscenza di pittori veneziani come Santomaso, Vedova e Pizzinato), come si osserva nei dipinti del 1942-1944 (Ritratto di Turcato, 1942; Donna che legge, 1944; Natura morta 1944, Venezia, Galleria internazionale d’arte moderna). Questa fase preludeva alla rielaborazione, di cruciale importanza, dei motivi della pittura astratta e cubista. Si tratta di una riflessione che prese il via negli anni romani del secondo dopoguerra, grazie al confronto più aperto e informato – mediato, anche, dalla presenza di Cagli e del fratello Mirko – con i modelli tratti dall’opera di Picasso, Braque e Klee, e con un’originale interpretazione della pittura metafisica (Senza titolo, 1948, Udine, Galleria d’arte moderna; Araldo, 1948, Helsinki, Ateneumin Taidemuseo; Concertino, 1948, Buffalo, Albright-Knox Art Gallery). La ricerca astratta venne così convogliata in soluzioni di raffinato colorismo, sempre in oscillazione tra allusione figurativa e astrazione lirica. Grazie all’indubbia qualità di questi raggiungimenti, B. venne rapidamente annoverato tra i capofila del rinnovamento pittorico italiano. Un viaggio di otto mesi negli Stati Uniti, nel corso del 1950, fu decisivo sia per l’apertura verso il ricco mercato statunitense, sia per la diretta conoscenza dei protagonisti della Scuola di New York, a partire da Arshile Gorky, Willem de Kooning, Conrad Marca Relli, con cui B. strinse amicizia. Il debutto sulla scena artistica americana avvenne proprio nel 1950 con una mostra presso la Catherine Viviano Gallery di New York (con dipinti come Cronaca nera e Giardino d’infanzia), dove fu regolarmente presente per quasi un ventennio, intrecciando un importante curriculum di esposizioni personali nei principali centri artistici statunitensi (Washington, San Francisco, Minneapolis, Boston), europei (Parigi, Berlino, Monaco, Kassel) e italiani (Roma, Milano, Torino, Firenze). L’adesione al gruppo degli Otto, presentato da Lionello Venturi alla Biennale di Venezia del 1952 (dove B. espose Villa Fleurent, Venezia, Galleria internazionale d’arte moderna, e Ricercarii, Trieste, Museo Revoltella), inserì B. in una ristretta cerchia di pittori astratti, intorno a cui si stabilì la fortuna italiana dell’Informale. Di pari passo procedeva l’attenzione della critica, che dalla prima monografia di Libero De Libero (1946) coinvolse critici italiani (Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan, Enrico Crispolti) e stranieri (James Johnson Sweeney, Andrew Carnduff Ritchie), che ratificarono, nel corso degli anni Cinquanta, la notorietà internazionale dell’autore, le cui opere vennero acquisite dai principali musei d’arte moderna del mondo, grazie anche alla partecipazione ad esposizioni di rilievo come la Biennale di San Paolo del Brasile (1953) e la grande mostra “The New Decade” (Museum of Modern Art, New York, 1955). La sala personale alla Biennale di Venezia del 1956, dove B. vinse il premio nazionale per la pittura, documentò la sua fase di più alta e intensa ispirazione (con opere come Ombra bruciata, Galleria nazionale d’arte moderna di Roma; Per una ricorrenza, Guggenheim Museum, New York). Nel 1958 venne chiamato come “visiting artist” al Mills College di Oakland; qui realizzò Giardino della speranza, un grande dipinto murale destinato al palazzo dell’Unesco a Parigi, dove si affiancò ad autori come Picasso, Mirò, Arp, Moore. Dopo una mostra itinerante negli Stati Uniti nel corso del 1958, due importanti premi di pittura (il Pittsburgh International del Carnegie Institute nel 1959, e il Guggenheim International Awards l’anno seguente) suggellarono l’intensa attività di B. degli anni Cinquanta, e la consolidata posizione nel panorama dell’arte moderna internazionale. Nonostante l’intensa attività all’estero, il sentimento della terra natia trapela in molte opere che rinviano, sin dal titolo, a memorie del territorio friulano, sedimentate in motivi grafici oppure idealizzate in partiture colorate di grande suggestione (Rocca di Susan, 1958; Villalta, 1958; Madonna di Monte, 1962). Verso la fine degli anni Sessanta la pittura di B. accusa un’ulteriore evoluzione: le forme e i profili si fanno più netti e delineati; le campiture di colore appaiono più distese ed omogenee. Si tratta di una fase più geometrica e costruttiva, che si avvicina alle coeve partizioni monumentali di A. Burri. Dal 1967 al 1973 B. insegnò pittura all’Accademia di Firenze, svolgendo nel contempo una notevole attività grafica. Nel 1971 gli venne conferito dal presidente della Repubblica il premio nazionale di pittura dell’Accademia di S. Luca. Nel corso degli anni Settanta, B. risiedette per lo più nel castello di Prampero, a Magnano in Riviera presso Udine. Morì a Zurigo il 24 luglio 1976.

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Bibliografia

Afro: l’itinerario astratto: opere 1948-1975. Catalogo della mostra (Verona, 1992), a cura di L. CARAMEL, Milano, Mazzotta, 1989; Afro: dipinti 1931-1975. Catalogo della mostra (Milano, 1992), a cura di L. CARAMEL, Cinisello Balsamo, Silvana, 1992; B. DRUDI, Afro, da Roma a New York: 1950-1968, Prato, Gli Ori, 2008; E. CRISPOLTI, I Basaldella. Dino, Mirko, Afro, Udine, Casamassima, 2010.

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