BASALDELLA DINO

BASALDELLA DINO (1909 - 1977)

scultore

Immagine del soggetto

Lo scultore Dino ritratto da Silvio Maria Buiatti, 1930.

Immagine del soggetto

Scultura di Dino Basaldella per il Monumento alla Resistenza, 1968-1969, Udine, piazzale XXVI Luglio.

Dino Aldo B. nacque a Udine il 26 aprile 1909, primogenito del pittore e decoratore Leo e di Virginia Angeli. Suoi fratelli furono Mirko (1910) e Afro (1912), entrambi artisti. La formazione di B. si svolse in sostanziale contiguità con quella dei fratelli minori: un primo apprendistato nella bottega orafa dello zio paterno; gli studi presso il collegio Evangelico di Venezia; il debutto espositivo a Udine nel 1928 con il sodalizio della Scuola friulana d’avanguardia, un raggruppamento di giovani artisti che vide presenti, oltre ai fratelli Basaldella, i pittori Filipponi, Grassi, Pittino e Modotto. Quello stesso anno si trasferì a Firenze, dove si avvicinò all’opera di Domenico Trentacoste e di Libero Andreotti. Nel 1930 raggiunse il fratello Afro a Roma, dove conobbe Arturo Martini, Scipione e Corrado Cagli. Dopo aver sostenuto gli esami di maturità artistica a Venezia, ed aver sposato a Udine Marcolina Bon, iniziò l’attività d’insegnante di disegno ornato e professionale in varie sedi (Gemona, Trieste, Muggia), coltivando in parallelo l’arte orafa. ... leggi Nei primi anni Trenta espose con regolarità alle mostre regionali e nazionali. Grazie ad opere come Pescatore d’anguilla (Quadriennale di Roma, 1935), Lo squalo (Biennale di Venezia, 1936) e Giovane con conchiglia (Quadriennale di Roma, 1939), B. si colloca nel novero della giovane scultura italiana con opere di un classicismo sorvegliato e composto, che mescola fonti antiche (dalla coroplastica etrusca alla scultura ellenistica) e più moderne tensioni espressive, filtrate anche dalla tradizione manieristica, in un costante e fruttuoso interscambio di temi e stili con la pittura e la scultura dei fratelli, con i quali collaborò assiduamente. Alla fine degli anni Trenta B. avviò una nuova ricerca di ordine luministico e tonale, in figure e ritratti dalle forme allungate ed elegantemente tornite. Hanno così origine il Ritratto di Aldo Natili e la figura di San Sebastiano (esposto alla Sindacale del Lazio nel 1942). Di questi stessi anni (1938-1939) è la collaborazione con Mirko al concorso per la facciata del Tempio Ossario di Udine, e la realizzazione (1941-1943) delle sculture monumentali in travertino del Centauro e leone e dell’Ercole e Chimera per l’EUR di Roma. Fra 1943 e 1948 insegnò al Liceo artistico e Accademia di belle arti di Venezia, dove titolare della cattedra di scultura era Martini. Frattanto, militò nelle fila della Resistenza prima, e del Partito comunista poi. Nel dopoguerra proseguì l’attività didattica dapprima a Venezia, e poi a Gorizia, dove tenne la cattedra di plastica all’Istituto d’arte. Fra le committenze del periodo si ricordano: il bassorilievo della TELVE a Udine, 1946; gli stalli del coretto del duomo di Gemona, 1947; un Orfeo in mosaico premiato alla X Triennale di Milano, 1954; la decorazione polimaterica per la Cassa di risparmio di Latisana, 1956; il bassorilievo Il Vignola per l’Istituto tecnico Barozzi di Modena, 1958; e infine il Personaggio per l’Istituto Malignani di Udine, 1967. È stata assai nutrita, inoltre, l’attività di oreficeria e di decorazione, che correva in parallelo a quella propriamente di scultore, in un fitto scambio di temi e motivi. Sul piano stilistico, B. passò intanto dalla tradizionale scultura figurativa (Donne che gridano, 1950), ad una più aperta struttura compositiva, che prese forme più libere e fluide, grazie al confronto con modelli europei (Picasso, Moore) e italiani (il fratello Mirko, Mascherini, Viani, Fabbri, Colla). La dismissione della tecnica del modellato a favore della saldatura e dell’assemblaggio di materiali ferrosi condusse infine B. alla fine degli anni Cinquanta ad una sperimentazione più radicale e serrata. Questi ultimi lavori (Rapace I, 1959; Piccolo animale, 1959) furono presentati per la prima volta da Emilio Villa alla galleria La Tartaruga di Roma nel 1960. Essi costituirono il rilancio effettivo di B. sulla ribalta nazionale, dopo quasi un ventennio di attività svolta a livello pressoché locale. La fortuna di B. si estese quindi a livello internazionale grazie alle mostre personali presso la Catherine Viviano Gallery di New York e alle collettive di Princeton e Pittsburgh nel corso del 1961, operazioni che aprirono le porte al mercato americano, dove già si erano imposti i fratelli minori. Nel 1964 fu invitato alla Biennale di Venezia, ove espose quindici sculture in ferro saldato in una sala personale (La grande porta, 1960, Matera, Musma; Omaggio, 1962, Trieste, Museo Revoltella), con la presentazione di Giovanni Carendente. L’anno seguente venne chiamato a Ravne (Slovenia), dove installò una grande scultura in ferro, L’orecchio a Ravne, che ancor oggi domina la vallata della Carinzia slovena. Tra i fondatori del Centro friulano arti plastiche nel 1961, B. ottenne nel 1963 la cattedra di plastica all’Istituto d’arte di Udine, che tenne fino al 1970. Frattanto, fu chiamato dagli architetti Gino Valle e Federico Marconi a collaborare per il Monumento alla Resistenza di Udine. Il progetto, assai lungo e controverso fu inaugurato nel 1969. È un complesso che, nella sua purezza architettonica e nella radicale scelta modernista, offre un esempio di monumentalità priva di retorica. Qui, proprio al centro del monumento, B. collocò un’imponente scultura di quasi quattro metri d’altezza, interamente realizzata con la saldatura di elementi ferrosi industriali di recupero. Nel 1970 B. divenne titolare della cattedra di scultura all’Accademia di Brera, a Milano. Qui realizzò un pannello traforato per la sede della Banca Nazionale del Lavoro, mentre nel 1972 a Cividale collocò un’importante scultura in bronzo presso la scuola elementare Alessandro Manzoni. Realizzò inoltre una grande opera in ferro dipinta con minio, dell’altezza di oltre cinque metri, per l’Istituto tecnico Kennedy di Pordenone. Alla Quadriennale di Roma del 1973 B. presentò una serie di opere in ferro saldato che riassumevano le ricerche formali dell’ultimo quinquennio. Quello stesso anno, la partecipazione alla Biennale di scultura di Anversa confermò la sua presenza nel circuito europeo. L’invio di tredici opere in ferro e bronzo costituì, in occasione della rassegna “120 giorni di scultura a Trieste” nel 1975, un riepilogo della sua attività di ricerca lungo l’intero ultimo decennio. Morì il 7 gennaio 1977 a Udine; le esequie vennero celebrate dinanzi al Monumento alla Resistenza.

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Bibliografia

Dino Basaldella, a cura di L. PERISSINOTTO, Bologna, Bora, 1983; Dino, Mirko, Afro Basaldella. Catalogo della mostra (Udine, 1987), a cura di E. CRISPOLTI, Milano, Mazzotta, 1987; Dino Basaldella. Opere dal 1924 al 1973. Catalogo della mostra (Matera, 2009), a cura di G. APPELLA, Roma, Edizioni della Cometa, 2009; E. CRISPOLTI, I Basaldella. Dino, Mirko, Afro, Udine, Casamassima, 2010; Dino Basaldella nella scultura del Novecento, a cura di A. DEL PUPPO, Udine, Forum, 2010.

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