BEATRICE DA CAMINO

BEATRICE DA CAMINO

contessa di Gorizia-Tirolo

Molte delle contesse di Gorizia si distinsero per la loro personalità e per l’intraprendenza ma anche per il contributo recato, più spesso diretto, all’accrescimento della potenza della dinastia: da Adelaide che, sposando Mainardo III, aggiunse a quella goriziana la contea del Tirolo, a Elisabetta, madre di Corradino di Svevia e sposa di Mainardo IV, e da Beatrice di Baviera, reggente, alla morte prematura del marito Enrico II, fino a Caterina di Gara che resse la contea per i figli Giovanni, Ludovico e Leonardo. Non meno importante è il numero di figlie dei conti che contrassero matrimoni in alte sfere. Dal punto di vista strettamente culturale si devono ricordare inoltre altre figure, tra cui quell’Eufemia/Offemia che a Lienz fondò il convento e la chiesa delle Carmelitane (1348-1369) e in modo particolare due contesse che si distinsero per le loro origini italiane: dapprima B., che fu sposa di Enrico II dal 1297 (con una dote molto cospicua) al 1321, e, alla fine del Quattrocento, Paola Gonzaga, che sposò l’ultimo conte, Leonardo (1478). La singolarità delle nozze “italiane” spicca proprio per l’estraneità di fondo della contea di Gorizia rispetto agli orizzonti italiani, cercati tra Ducento e Trecento soltanto in senso politico negli interessi imperiali e transalpini in genere. B. era figlia del “buon Gherardo”, ricordato con stima da Dante (Purg., XVI, vv. 124-140; Convivio, IV, XIV, 12 s.) e perciò sorella di Gaia, oltre che di Rizzardo, imparentato con i Goriziani e minaccioso contro l’autorità temporale dei patriarchi di Aquileia. Dapprima Enrico di Gorizia cercò di affiancarsi a Gherardo da Camino nei suoi progetti, che lo portarono poi alla conquista di Treviso e ad avanzare su Padova e Verona, ma con Rizzardo nacquero non pochi contrasti. La storiografia ha pensato che le nozze di Enrico II con B. rivelassero la sua intenzione di “italianizzarsi” e certamente le revisioni storiografiche di orientamento irredentistico hanno visto in B. un esplicito e precoce segno di un’evoluzione “italiana” della contea, da sempre legata invece alla cultura e alla politica transalpine.

Bibliografia

J. RIEDMANN, in DBI, 17 (1974), 245-249, 255-259; XLII, 1993, 718-722; G. VENUTI, La politica italiana di Enrico II conte di Gorizia, «Studi goriziani», 16 (1954), 95-133; PASCHINI, Storia, 412-413, 447; S. TAVANO, Medioevo goriziano: 1001-1500, Gorizia, LEG, 1994, 85, 116, 175, 211, 220; W. BAUM, I Conti di Gorizia, Gorizia, LEG, 2000, 117, 118, 127, 130, 133.

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