BORSA SEBASTIANO

BORSA SEBASTIANO (1400 - 1458)

notaio, copista

Nacque da una famiglia di notai dediti al servizio della cancelleria veneziana e non estranei ad interessi letterari. Il nonno Enrico era stato cancelliere di Modone nel Peloponneso, mentre il padre Nicolò, dopo essere stato assunto come notaio e scriba a Modone dal 1401, in seguito prestò servizio a Venezia nella curia maggiore e dal 1425 ottenne il posto di cancelliere alla Canea nell’isola di Creta, dove morì circa l’anno 1436; a Nicolò furono rivolti dei versi con la dedica: «ad vatem celeberrimum». Era fratello di S. l’umanista Benedetto; entrambi poterono contare sulla protezione di Leonardo Giustinian e di suo figlio Bernardo. S. nacque probabilmente attorno all’inizio del secolo XV perché nel 1419 ottenne l’impiego di scriba nella curia di Modone; dalla sottoscrizione di un codice, del quale si dirà più oltre, si apprende che nel 1424 era a Venezia; svolse poi l’ufficio di cancelliere al seguito di patrizi che si recavano come rettori nelle città del dominio di terraferma, sempre però mirando ad ottenere un cancellierato a vita in Grecia. Già nel 1431, infatti, mentre si trovava a Casalmaggiore al servizio del podestà veneziano Cristoforo Marcello, si era iscritto alla proba per la cancelleria di Modone; nel 1432 fu ad Udine al seguito di Leonardo Giustinian, luogotenente della Patria del Friuli, e nel dicembre dello stesso anno concorse per l’assegnazione della cancelleria di Retimo; infine, nel gennaio 1434 partecipò alla proba per il cancellierato di Modone nuovamente vacante, conseguendo l’incarico che tenne fino alla morte avvenuta nel 1458, prima del 14 novembre, giorno in cui fu eletto il suo successore. ... leggi È possibile che al cancellierato si aggiungesse anche la pratica dell’insegnamento nella locale scuola. S. fu in relazione con i fratelli Pietro e Paolo Aurelio, come si apprende da un lettera databile attorno al 1442, nella quale il primicerio di S. Marco, A. Marcello, fidando nella comune amicizia, lo pregava di appoggiare la richiesta dei due Aurelio, figli di Giovanni da Negroponte notaio nella curia di Modone, affinché uno di loro potesse affiancare nel lavoro gratuitamente il padre ed infine succedergli nell’ufficio: la richiesta fu accolta, a quanto si apprende da una ducale del 18 ottobre 1442. I documenti, che tra l’altro correggono la genealogia della famiglia Aurelio, si trovano in Marc. Lat. XIV, 253 (= 4575), 16v-17r. Amico stretto di S. fu l’umanista e segretario di cancelleria di origine greca Nicolò Sagundino, come si apprende da due lettere di quest’ultimo: una consolatoria datata 18 agosto 1456 indirizzata a S. per la morte della moglie (Marc. Lat. XIII, 62 (= 4418), 50r-53v), e l’elogio funebre dello stesso S. (Ibid., ff. 73r-74v), indirizzato a Paolo Aurelio che gli era succeduto nel cancellierato di Modone. In questa seconda lettera Sagundino ricorda le doti umane e di cultura dell’amico defunto, «integritatis et innocentie˛ singulare exemplar», e testimonia l’affetto che per lui avevano avuto Leonardo Giustinian ed il figlio Bernardo, i quali gli avevano accordato protezione e aiuto fin dalla sua prima giovinezza, secondo quanto ebbe modo di affermare in una propria lettera anche lo stesso S. Sono conservate due lettere di Bernardo Giustinian a S., una del 1439 in cui si accenna alla malattia di Nicolò, figlio treenne del destinatario, ed una del 1444 dalla quale si apprende che S. era stato in relazione con il procuratore di S. Marco Stefano Contarini, da poco defunto. I rapporti con Bernardo sono documentati ancora nel 1454, quando S. ne appoggiava l’attività mercantile, ricevendo in consegna per lui a Modone 108 braccia di panno d’oro (Archivio di stato di Venezia, Giudici di Petizion, Estraordinario nodari, reg. 23, cc. 33v-36r). Dopo la morte è ricordato come debitore della commissaria del defunto Lorenzo Abati, cittadino e mercante di Modone (Archivio di stato di Venezia, Giudici di Petizion, Terminazioni, reg. 2, c. 45v). Di lui ci rimangono una composizione poetica in latino dedicata a Marco Aurelio, segretario della cancelleria veneziana, fuggito per timore della peste (Vat. Lat. 3145, ff. 98r-99r, inc. Ut fuga vana fuit; si tratta probabilmente di un episodio accaduto nel 1456, ricordato da Maria Teresa Laneri, 127 n. 28, 130-131 n. 44) e tre lettere a Giovanni da Spilimbergo, scritte da Udine quando vi si trovava come cancelliere di Leonardo Giustinian (San Daniele del Friuli, Guarneriana, ms 141, ff. 113r-114r, 15 ottobre 1432; 121r-123r, 9 settembre 1432; 123v-124r, 11 settembre 1432), nelle quali, accompagnando la restituzione di un codice con la traduzione di alcune Vite di Plutarco, parla del suo lavoro di cancelliere che lo costringeva ad una pratica scrittoria incessante: tale pesante impegno, che non gli lasciò il tempo per visitare le rovine di Aquileia come sarebbe stato suo desiderio, spiega la rarità delle sue presenze nel ruolo di testimone ad atti del luogotenente, rilevata da Vittoria Masutti. Dalle lettere si apprendono inoltre notizie sul suo rapporto con Leonardo e Bernardo Giustinian e sulla sua formazione avvenuta alla scuola del grammatico Damiano da Pola, che aveva avuto modo di incontrare nuovamente ad Udine. L’attenzione dedicata di recente al B. è dovuta alla sua attività di copista, testimoniata da un codice sottoscritto e datato a Venezia nel 1424, l’attuale manoscritto T III 19 della Biblioteca dell’Escorial contenente il De officiis di Cicerone, esemplato in una “littera antiqua” molto personale. Stefano Zamponi ha inoltre avanzato il dubbio che possa essere attribuito alla sua mano anche il manoscritto Ricc. 286 della Biblioteca Riccardiana di Firenze. Abbondanti esempi della sua scrittura cancelleresca, in diversi gradi di accuratezza o corsività, sono contenuti in due registri, il Quaternus sententiarum in causis appellationum et protectionum […] e il Quaternus criminalium […], relativi all’attività di governo di Leonardo Giustinian a Udine (ASV, Luogotenente alla Patria del Friuli, filza 6). La sua mano è inoltre riconoscibile in un brano del registro contenente lo Statuto di Corone e Modone, vale a dire l’attuale Marc. It. II 40 (= 4866), f. 19v.

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Bibliografia

Statuto di Corone e Modone, in Documents inédits relatifs à l’histoire de la Grèce au Moyen Âge, ed. C.N. SATHAS, IV, Paris, Maisonneuve, 1883, 1-186: 32; R. SABBADINI, Briciole umanistiche, LVIII: Giovanni da Spilimbergo, «Giornale storico della letteratura italiana», 50 (1907), 61-71: 68-69; P. SAMBIN, Il grammatico Damiano da Pola e Panfilo Castaldi, «Italia medioevale e umanistica», 5 (1962), 371-400: 382; P.H. LABALME, Bernardo Giustiniani, a Venetian of the Quattrocento, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1969, 322; F. THIRIET, Délibérations des assemblées vénitiennes concernant la la Romanie, II: 1364-1463, Paris-La Haye, Mouton et Co., 1971, indice; G.C. ALESSIO, I trattati grammaticali di Giovanni del Virgilio, «Italia medioevale e umanistica», 24 (1981), 159-212: 193; M.L. KING, Umanesimo e patriziato a Venezia nel Quattrocento. I: la cultura umanistica al servizio della Repubblica. II: Il circolo umanistico veneziano, Roma, Il Veltro, 1989, indice; CASARSA - D’ANGELO - SCALON, Libreria, 93, 393-396; E. BARILE, Littera antiqua e scritture alla greca. Notai e cancellieri copisti a Venezia nei primi decenni del Quattrocento, Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere e arti, 1994, 17-32, con altra bibliografia precedente e indicazioni di documenti; altra bibliografia e documentazione in V. MASUTTI, Incontri udinesi tra “otia” e “negozia” del luogotenente Leonardo Giustinian, «MSF», 65 (1985), 113-128: 126-127; S. ZAMPONI, La scrittura umanistica, «Archiv für Diplomatik, Schriftgeschichte Siegel- und Wappenkunde», 50 (2004), 467-504: 478 n. 37; S. ZAMPONI, Le metamorfosi dell’antico: la tradizione antiquaria veneta, in I luoghi dello scrivere da Francesco Petrarca agli albori dell’età moderna. ... leggi Atti del convegno internazionale di studio dell’Associazione italiana dei Paleografi e Diplomatisti (Arezzo, 8-11 ottobre 2003), a cura di C. TRISTANO - M. CALLERI - L. MAGIONAMI, Spoleto, Fondazione Centro italiano di studi sull’alto medioevo, 2006, 37-67 con X tav.: 56; M.T. LANERI, Contributo alla conoscenza dell’umanista Marco Aurelio, «Medioevo greco. Rivista di storia e filologia bizantina», 7 (2007), 119-148.

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