BRAIDOTTI LUDOVICO

BRAIDOTTI LUDOVICO (1865 - 1939)

architetto

Nacque a Gorizia il 3 luglio 1865, figlio di un artigiano, restauratore di mobili ed oggetti d’arte. Dopo aver frequentato l’imperial regio Ginnasio a Gorizia, dal 1882 studiò al Politecnico di Vienna – insieme agli architetti Max Fabiani, Eugenio Geiringer e Giovanni Righetti – e si laureò in architettura nel 1887. Nel 1889 si trasferì a Trieste, dove lavorò presso l’ufficio tecnico delle Ferrovie meridionali e progettò la stazione di Monfalcone. Nel 1890 ottenne la cattedra di storia dell’arte e forme architettoniche presso la Scuola industriale superiore di Trieste (l’attuale Istituto tecnico industriale A. Volta). Dal 1893, nello stesso Istituto, insegnò composizione decorativa e storia dell’arte. Iscritto alla Società degli ingegneri ed architetti, ebbe frequentazioni di ispirazione irredentista. A Trieste progettò e realizzò grandi edifici scolastici; nel 1896 vinse il concorso per il frenocomio cittadino (ora ex ospedale psichiatrico di S. Giovanni), considerato dalla critica la sua opera più significativa, realizzata tra il 1903 e il 1908. Il periodo di costruzione è circa lo stesso del manicomio di Steinhof a Vienna del maestro Otto Wagner ed è probabile che il complesso triestino risenta di questa importante esperienza (D. Barillari). L’ospedale venne concepito con criteri psichiatrici di avanguardia per l’epoca, che si riflettevano soprattutto nell’inserimento urbanistico. L’impostazione generale, ancora oggi ben riconoscibile, era a padiglioni separati (ognuno caratterizzato da una specifica destinazione d’uso), collocati attorno ad una spina centrale. Quest’ultima costituiva l’asse della viabilità principale, seguendo l’orografia del luogo. ... leggi La critica attuale sottolinea il carattere corale dell’intervento, che organizzava spazi architettonici piacevoli e a misura d’uomo, e costituiva un elemento di grande modernità del progetto (D. Barillari). Interessante dal punto di vista architettonico l’utilizzo sperimentale del cemento armato e la garbata fattura di decori ed ornati in stile eclettico. L’organizzazione spaziale della chiesa del complesso risulta particolarmente riuscita. B. condusse un’intensa vita pubblica, con importanti incarichi politicoamministrativi. Membro della dieta, del consiglio e della giunta comunale, nel 1907 fu componente della Commissione per l’elaborazione del Piano regolatore di Gorizia; dal 1909 al 1923 fu presidente dell’ICAM (Istituto commerciale abitazioni minime); nello stesso anno venne eletto consigliere comunale (F. Rovello). Nel 1910 B. fu invitato – insieme con altri nomi eccellenti, tra cui Baumann, i Berlam e Nordio – a partecipare al concorso per il palazzo RAS in piazza della Repubblica a Trieste, vinto poi da Ruggero ed Arduino Berlam. Nel 1911 partecipò al concorso per il progetto del palazzo di Giustizia di Trieste, vinto poi da Enrico Nordio. Nel 1912 elaborò il Piano di sistemazione delle ex caserme asburgiche di Trieste, dando un nuovo assetto alla piazza e all’area destinata ad edifici pubblici e a quella adibita a residenza borghese. Il progetto di B. venne utilizzato in seguito (1925) come traccia per il concorso di sistemazione del quartiere Oberdan, realizzato nel 1934 da Mario De Renzi. Nel 1913 realizzò l’edificio scolastico del R. Istituto tecnico commerciale (ora Scuola media superiore italiana) a Rovigno. Nel 1916, a causa delle sue “simpatie italiane”, fu temporaneamente allontanato dall’insegnamento ed arruolato nella fanteria a Slapanice, vicino a Brno. Nel 1920 fu presidente della Commissione per l’elaborazione del Piano regolatore e di ampliamento di Trieste, insieme al relatore Perco e agli ingegneri Bocassini, Grulis e Grassi; nello stesso anno fu anche a capo della prima fiera campionaria della città (P. Nicoloso e F. Rovello). Alla fine degli anni Venti, in collaborazione con l’ufficio tecnico dell’ICAM, diretto dall’ing. Michele Toffaloni, B. elaborò due progetti per la realizzazione dei complessi residenziali per impiegati ed operai nei quartieri triestini di Rione del Re (1926-1930) e di Rozzol in Monte (1926-1928). B. prediligeva la tipologia delle case unifamiliari con giardino, staccandosi dai modi dell’edificazione ottocentesca e dagli inconvenienti dei grandi complessi edilizi chiusi. Si avvicinò alla tradizione europea del quartiere-giardino, i cui i temi principali erano la qualità architettonica degli alloggi e l’attenzione per il disegno funzionale degli arredi. La sua formazione “viennese” evidenzia l’appartenenza ad una scuola orientata a formare una classe professionale di alto livello culturale. Nel 1933 progettò la colonia feriale a Banne di Trieste e, dopo l’annessione al Regno d’Italia, continuò la sua professione di insegnante fino al 1935. Morì a Trieste nel 1939.

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Bibliografia

C. DALL ’ANTONIA, La vita e le opere di Ludovico Braidotti, ricerca in corso, Fondazione Benetton/Studi e ricerche, in www.fbsr.it; W. ABRAMI, L’esperienza del fare, Istituto Statale d’Arte “Enrico ed Umberto Nordio”, 1955-2005, in www.artericerca.com; P. NICOLOSO - F. ROVELLO, Trieste 1918-1954, guida all’architettura, Trieste, MGS Press, 2005, 28, 29, 109, 110, 121, 124, 126, 161, 163, 166, 303, 317; F. ROVELLO, Trieste 1872-1917, guida all’architettura, Trieste, MGS Press, 2007, 63, 104, 312, 336, 373; D. BARILLARI - C. BENUSSI - B. BIGI, L’ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste, Milano, Electa, 2008, 118-133; M. POZZETTO, Figure della Mitteleuropa e altri scritti d’arte e di architettura, Rovereto-Trento, Zandonai, 2008, 354; Scuola media superiore italiana Rovigno, storia della scuola, 2009, in www.ss-talijanska-rovinj.skole.hr.

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