BRAZZÀ (DI) SAVORGNAN GIACOMO

BRAZZÀ (DI) SAVORGNAN GIACOMO (1859 - 1888)

naturalista

Immagine del soggetto

Giacomo Savorgnan di Brazzà in un ritratto dello Stabilimento Malignani, 1882 (Udine, Civici musei, Archivio Società alpina friulana).

Fratello del noto esploratore Pietro, fondatore della città di Brazzaville, nacque a Roma il 14 dicembre 1859, dodicesimo dei tredici figli nati dal matrimonio fra Ascanio, scultore e pittore allievo di Canova, e la romana Giacinta Simonetti, marchesa di Gavignano. La sua prima educazione avvenne presso il Collegio Romano (il padre si era trasferito colà nel 1870); S. quindi passò al Liceo di Bressanone, per rientrare infine a Roma, dove completò gli studi liceali. Si iscrisse alla Facoltà di scienze di Roma, conseguendo la laurea nel 1882. L’origine friulana della famiglia rimase in lui sempre viva attraverso legami che lo riportarono spesso nei possedimenti aviti della villa di Brazzacco (Moruzzo), di Udine (dove la famiglia possedeva il palazzo situato nell’attuale via Zanon), di Soleschiano (Manzano), residenza prediletta di Giulia Piccoli, madre di Ascanio e donna colta, di fine intelligenza. L’ambiente familiare, per tradizione aperto agli stimoli culturali, ebbe certamente un notevole influsso nella formazione di S., meno famoso di Pietro, ma scientificamente molto preparato e dotato anche di buone conoscenze letterarie. Fin da giovane dimostrò una grande passione per i viaggi e le esplorazioni, trasmessagli dal padre che aveva viaggiato in Oriente, ma soprattutto dal fratello Pietro. Durante i lunghi periodi di vacanza nella villa di famiglia, da studente compì numerose escursioni in Friuli, raccogliendo piante per conto dell’Orto botanico di Roma, formando un importante erbario friulano comprendente piante alpine vive che vennero coltivate con successo. Nel 1880, dopo alcune ricerche botaniche nella pianura friulana e sui colli orientali, si spinse sulle Alpi Carniche e sui Tauri dove, in due mesi, fece un numero impressionante di scalate che lo resero famoso negli ambienti alpinistici. ... leggi Socio della Società alpina friulana (SAF), in seno alla quale il presidente Giovanni Marinelli stava costituendo un gruppo di giovani alpinisti specializzati nelle ricerche geografiche e naturalistiche, strinse una profonda amicizia con lo stesso Marinelli, che sarebbe stato il suo punto di riferimento scientifico anche durante le esplorazioni in Africa, e con altri giovani soci tra cui Attilio Pecile, figlio del senatore Gabriele Luigi Pecile, agricoltore e autorevole uomo politico, originario di Fagagna, che sarebbe stato suo compagno in molte escursioni sulle Alpi e nella spedizione in Africa. Nell’agosto del 1880 incontrò Giovanni Marinelli e Attilio Pecile in Val Raccolana in procinto di scalare lo Jôf di Montasio per determinarne l’altezza e, nonostante avesse già fatto quella difficile scalata poche settimane prima, si unì a loro. La vista dai Piani del Montasio dei ghiacciai del Canin, che all’epoca non erano ancora stati studiati scientificamente e che, anzi, alcuni ritenevano fossero dei semplici nevai, convinse i tre a compiere un’escursione per verificarne definitivamente le caratteristiche. Due giorni dopo raggiunsero il fronte glaciale compiendo le prime osservazioni scientifiche, che confermarono la presenza dei processi di glaciazione stabilendo definitivamente l’esistenza di veri ghiacciai a una quota sorprendentemente bassa rispetto agli altri ghiacciai delle Alpi. Volendo fare pratica sull’uso degli strumenti di misurazione e per provare la sua resistenza fisica in ambienti difficili e ostili in previsione della sua partenza per l’esplorazione dell’Africa, S. decise, sotto la guida di Marinelli, di intraprendere lo studio geografico e naturalistico della Val Raccolana e in particolare dei ghiacciai da poco scoperti. Tornò ancora sui ghiacciai del Canin pochi giorni dopo, in compagnia dell’amico Pecile; fu il primo a raggiungere la vetta del Canin attraversando il ghiacciaio. Marcò inoltre, con vernice, alcuni massi in prossimità del limite dei ghiacci per stabilire dei riferimenti e osservare le variazioni del ghiacciaio nel tempo. Data la stagione avanzata, però, le ricerche vere e proprie non poterono iniziare che l’anno seguente; accompagnato da due esperte guide alpine, Antonio Siega e Federico Della Mea, iniziò i rilievi della Val Raccolana e dei ghiacciai del Canin. Per alcuni mesi soggiornò in una casera presso il Montasio o in un ricovero di fortuna che lui stesso si era costruito sotto la parete del Bila Pech nel gruppo del Canin, compiendo rilievi topografici, ricerche naturalistiche e osservazioni geomorfologiche (ancora oggi il ricovero sotto il Bila Pech ed uno dei rifugi della SAF sullo Jôf di Montasio portano il suo nome). Scattò anche alcune belle fotografie dei ghiacciai, che attualmente si conservano nel fondo SAF dei Civici musei di Udine e nella sede della Società alpina friulana a Udine. I risultati delle sue ricerche vennero pubblicati nel 1883 nel «Bollettino della Società geografica italiana» con il titolo Studi alpini fatti nella Valle di Raccolana (Alpi Giulie Occidentali), quando S. era già partito per il suo primo (e unico) viaggio di esplorazione in Africa (Studi recentemente riediti in riproduzione anastatica dal comune di Moruzzo). Grazie all’intercessione della madre, al finanziamento del Museo di storia naturale di Parigi e del Ministero dell’istruzione pubblica, infatti, fu incaricato dal governo francese, per il quale già lavorava il fratello Pietro, di compiere ricerche naturalistiche in Congo, costituendo raccolte botaniche, zoologiche e geologiche per il Muséum d’Histoire naturelle di Parigi. S. ottenne anche di poter trattenere i campioni doppi, che successivamente donò al Museo Pigorini di Roma. Nella preparazione della sua missione scientifica, S. sarebbe stato coadiuvato dall’esperienza di naturalisti e botanici non solo friulani, come Giovanni Marinelli, ma anche da studiosi come Odoardo Beccari, Enrico Giglioli Hillyer, Luigi Maria d’Albertis, Nicola Antonio Pedicino, che attestavano della sua passione, del suo rigore e del suo entusiasmo, uniti ad un coraggio pari a quello del fratello. Accompagnato dall’amico Attilio Pecile, seguì il fratello Pietro durante la seconda spedizione africana: partì il primo gennaio 1883 e rimase in terra africana fino all’aprile del 1886 quando, dopo tre anni di esplorazioni e di raccolta di campioni naturalistici, stremato dagli stenti e dalla fatica, rientrò in Europa. Oltre alle importanti collezioni naturalistiche raccolte per il Museo di Parigi, tenne un accurato diario delle sue esplorazioni in cui annotò le impressioni di viaggio, le osservazioni naturalistiche, assieme a note sulla tipologia costruttiva dei villaggi, sulle condizioni sociali e sui costumi delle popolazioni locali. S. diresse la spedizione che esplorò il bacino del fiume Alima insieme con Attilio Pecile. Preziosa testimonianza del viaggio africano (Lisbona, 1° gennaio 1883-30 dicembre 1885), restano i Diari, conservati presso l’Archivio storico capitolino di Roma e recentemente pubblicati (2008), che completano quelli di Attilio Pecile (Al Congo con Brazzà) già editi da Elio Zorzi nel 1940, offrendo uno spaccato quanto mai ricco di informazioni e di dati scientifici, antropologici, naturalistici della spedizione. I disegni e gli schizzi a matita o a penna di S. a corredo del testo, assai pregevoli per finezza ed eleganza del tratto, completano la documentazione, consegnandoci un quadro naturalistico e “romantico” ad un tempo, di un viaggiatore “anomalo” della fine dell’Ottocento, legato fortemente alla sua identità “italiana”, in senso autenticamente risorgimentale, che attesta il suo amore per il Friuli e per l’Italia, in un continuo gioco di rimandi e di intrecci vissuti con l’ambiente africano, in cui si trovò in forte sintonia. Il suo rientro in Italia nel 1885 fu definitivo; nonostante nutrisse il sogno di riprendere l’esplorazione in terra d’Africa, colto da febbri, morì a Roma il 29 febbraio 1888, lasciando un’importante collezione di reperti, materiali di carattere antropologico, oggi conservati al Museo Pigorini di Roma e al Musée de l’Homme di Parigi.

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Bibliografia

Documenti utili per la ricostruzione della biografia e delle vicende africane, costituiti in prevalenza da lettere, carteggi con i familiari, discorsi pubblicati relativi alla sua attività esplorativa, fotografie fatte da lui stesso, carte geografiche, sono conservati presso la Società geografica di Roma; nell’Archivio di Stato di Udine, Savorgnan di Brazzà e Cergneu, e negli Archivi francesi, in particolare ad Aix-en-Provence.
G. MARINELLI, Giacomo di Brazzà e i suoi lavori sulla valle di Raccolana, «Cronaca della Società alpina friulana», 2 (1882), 99-113; ID., I ghiacciai del Canino, ibid., 3 (1883), 241-250; G. DI BRAZZÀ SAVORGNAN, Studi alpini fatti nella Valle di Raccolana (Alpi Giulie Occidentali), Roma, G. Civelli, 1883; G. A. RONCHI, Commemorazione del Socio Co. Giacomo di Brazzà-Savorgnan, Udine, Doretti, 1888; TELLINI, Giulio Andrea Pirona, 99-100; E. ZORZI, Al Congo con Brazzà, Roma, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1940, 176-177; A. SAVORGNAN DI BRAZZÀ, Maledetti Savorgnan, Udine, AGF, 1983, 62-63; J. AUTIN, Savorgnan di Brazzà. Un profeta del Terzo Mondo, Udine, Aviani, 1985, 17-20; Giornale di viaggio (1 gennaio 1883-31 dicembre 1885), a cura di E. MORI - F. SAVORGNAN DI BRAZZÀ, Firenze, Olschki, 2008; F. MICELLI, Pietro Savorgnan di Brazzà e i geografi italiani, in Pietro Savorgnan di Brazzà dal Friuli al Congo Brazzaville. Atti del convegno internazionale (Udine, 30 settembre-1° ottobre 2005), a cura di F. SAVORGNAN DI BRAZZÀ, Firenze, Olschki, 2008, 80-83.

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