BUSETTI FERDINANDO PIETRO (1866-1905)

BUSETTI FERDINANDO PIETRO (1866-1905)

scultore

Appartenente a una famiglia di origine veneta, Ferdinando, nato a Palmanova il 25 marzo 1866, era figlio di Fortunato, di fede risorgimentale e volontario nella difesa di Venezia. Si accostò alla scultura a vent’anni – dopo aver fatto il garzone presso un salumiere a Palmanova – trasferendosi a Venezia per seguire corsi accademici e completando il suo apprendistato a Milano presso la fonderia Lomazzi. In ambito lombardo fu attivo come decoratore per chiese e ville, realizzando monumenti sepolcrali per il cimitero monumentale di Milano, tra cui il Monumento Angelini raffigurante due bambini intenti ad accendere una lampada votiva sulla tomba del genitore, e il Monumento della famiglia Villa, con medaglione bronzeo, opere realizzate nell’ultimo decennio dell’Ottocento. Affiancava sculture a tema religioso come Noli me tangere, a soggetti di carattere più aneddotico. All’Esposizione nazionale di Palermo (1891-1892), nel cui catalogo l’artista è segnalato come dimorante a Roma, presentò una figura in gesso dal titolo Agli eroi di Lissa sul Re d’Italia, confermando dunque nell’ispirazione la fede risorgimentale ereditata dal padre. Nel 1893, in occasione del restauro della facciata del duomo di Palmanova, collocò nel timpano un monumentale leone in rame bronzato in sostituzione di quello originale rimosso durante l’occupazione francese, fuso in un sol pezzo e prima elettrofusione di tale importanza eseguita in Italia. Per la cappella feriale del Santissimo Sacramento dello stesso duomo realizzò anche un Crocefisso bronzeo, opere che documentano il legame dell’artista con la sua città natale, per il cui cimitero B. realizzò la tomba della famiglia Michieli e la tomba Moschioni. ... leggi Nel 1895 alla prima edizione della Biennale internazionale d’arte di Venezia espose un bustino in bronzo nella sala della scultura, e tra le committenze principali si contano anche i busti di personaggi famosi, quali il ritratto di Ruggero Bonghi, primo presidente della Società Dante Alighieri, realizzato in occasione delle commemorazioni tenute nel 1895 presso il Collegio Romano. Nel 1897 realizzò il medaglione bronzeo per il Liceo classico Jacopo Stellini di Udine con l’effige del preside Francesco Poletti, caratterizzato da un esuberante serto vegetale composto da rami di alloro, quercia e da foglie d’edera, quindi nel 1898 il busto di Francesco Giuseppe alto circa alto 82 cm., in occasione del cinquantesimo anniversario della sua incoronazione. Alla terza Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1899) nella sala internazionale espose una statuina in bronzo Iris, e lo studio per la statua del Beato Cristoforo da Maccasoglio, non realizzata e che avrebbe dovuto erigersi nella cattedrale di Vigevano. All’Esposizione regionale di Udine, nel 1903, presentò un gesso con Cristo morente, la statua del Beato Cristoforo da Maccasoglio già esposta a Venezia, un bronzo dal titolo Sibarita, ma anche “bronzi diversi” nella sezione della mostra relativa alle arti applicate, presumibilmente fusioni decorative per arredi, come documentano le placchette bronzee di gusto bistolfiano acquisite per le collezioni d’arte moderna udinesi, tutte opere ben ambientate all’interno dei padiglioni disegnati da Raimondo D’Aronco in stile Secession, le cui morbidezze floreali rivelano le nuove eleganze del Liberty. L’opera matura si caratterizza per la vena naturalistica, sciolta e sensuale e la grazia floreale che rende sinuosi i contorni del nudo femminile in linea con la scuola milanese del secondo Ottocento: alla luce delle opere note, emerge una produzione bronzea di alta fattura che si esprime in particolare nei nudini femminili intesi anche come oggetto di arredo, dove il metallo si piega duttile alla modellazione dialogando con la luce e lo spazio circostante. Nel 1905 fu premiato con due medaglie, una delle quali “al merito”, dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, e poco dopo (Milano, 16 settembre 1905) scomparve improvvisamente a soli 39 anni, molto provato a causa della perdita, uno dopo l’altro, dei due figli ancora bambini, lasciando nel suo studio le sculture destinate al prossimo appuntamento espositivo, l’Esposizione del Sempione prevista per il 1906 a Milano. Nelle collezioni museali udinesi si conservano anche La Musica e le età dell’uomo (1901), il ritratto in bronzo di fanciullo, Adriano, il Ritratto del pittore Arturo M. Colavini, una lampada con nudo femminile, e una figura di Ninfa avvolta da un serto vegetale .

 

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Bibliografia

Arte, «La Patria del Friuli», 18 maggio 1892; G. DEL PUPPO, Uno scultore friulano, «La Patria del Friuli», 1 agosto 1900; ID., Ferdinando Busetti Scultore, «La Patria del Friuli», 22 settembre 1905; R. ZOTTI, L’arte di Palmanova e gli artisti palmarini, «Ce fastu?», 14/4 (1938), 227-234; Sculture dall’ombra. Restauri e rivisitazioni fra Ottocento e primo Novecento dalle collezioni dei Civici Musei, a cura di I. REALE, T. RIBEZZI. Catalogo della mostra, Udine, Grafiche Fulvio, 1994, 10; I REALE, Galleria d’Arte Moderna di Udine, Milano, Electa, 1997, 35-36 (Guide Artistiche Electa); Le Arti a Udine nel Novecento, a cura di I. REALE. Catalogo della mostra, Venezia, Marsilio, 2001, 16; I. REALE, Esercizi di memoria visiva attorno alle sculture di Ferdinando Busetti, «La Panarie», 191 (2016), 427-437.  

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