CATTAROSSI GIOSUÈ

CATTAROSSI GIOSUÈ (1863 - 1944)

vescovo

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Il vescovo Giosuè Cattarossi.

Nacque a Cortale di Reana del Rojale (Udine) nel 1863 da una famiglia di contadini. Il padre apparteneva alla nutrita classe dei piccoli proprietari terrieri che avevano riposto nella manovalanza nelle fornaci in Austria – nella prima ondata migratoria dopo l’annessione all’Italia – le prospettive di risanamento del bilancio familiare. All’economia della famiglia servivano pure le poche lire del giovane C., che per un biennio (1875 e 1876) seguì il padre nel Salisburghese. Deciso ad entrare in seminario, venne affidato nel 1876-1877 alle cure di un sacerdote di Ribis che migliorò il suo italiano e gli offrì i primi rudimenti di latino. Entrò in seminario nel 1877 e fu ordinato sacerdote nel 1888. Fu dapprima cappellano a Mereto di Capitolo (1888-1892), indi a Pradielis (1892-1896) e infine parroco a Montenars (1896-1906). Un segno esterno della presenza di C. (durante la permanenza a Montenars) è il visibilissimo monumento al Redentore svettante sul monte Quarnan. Fu padre spirituale del Seminario minore di Rubignacco dal 1906 al 1911. Aveva fama di “prete zelante”, come si diceva a quei tempi, e di “buon pastore”, dotato di capacità di annunziare il Vangelo attraverso la parola e la testimonianza senza ricorrere a toni da crociata. Modestia ed umiltà ne completarono la dimensione umana. C. è stato uno dei quattro sacerdoti udinesi che, tra il 1909 ed il 1914, furono elevati alla dignità episcopale. Gli altri erano: Giuseppe Foschiani (1909, Feltre e Belluno), Luigi Paulini (1911, Nusco/Avellino) e Fortunato De Santa (1914, Sessa Aurunca-Caserta). La sua elezione, come quella dei tre confratelli, potrebbe essere inquadrata nella routine delle nomine vaticane. ... leggi Ma, in realtà, si presenta come una scelta anomala perché avvenne dopo la devastante relazione (1907) del visitatore apostolico dell’arcidiocesi (e del Seminario), il domenicano p. Tommaso Boggiani, che tracciò un profilo sostanzialmente negativo del clero udinese e denunziò la persistente presenza in seminario di due “modernisti” recidivi quali Ellero e Paschini. Da tale scelta però emerge un dato singolare: gli eletti – in un clima di persistente caccia al “modernista” – non eran “dottori” ma “pastori”. Dei quattro, infatti, nessuno era docente (lo era stato il solo Paulini); Foschiani ed C. (prima d’esser padre spirituale del Seminario minore per un quinquennio) avevano alle spalle solo l’esperienza pastorale in cura d’anime e lo stesso rettore del Seminario maggiore, De Santa, era stato per diciotto anni prima cappellano, indi parroco di Forni di Sopra. C. prese possesso della diocesi di Albenga nel settembre del 1911 e vi rimase fino nel 1914, avviandovi la costruzione del nuovo Seminario interdiocesano. Trasferito a Feltre-Belluno nello stesso anno, vi morì nel 1944 dopo una trentennale vita di “buon pastore” passata attraverso due guerre ed il ventennio fascista. La rotta di Caporetto lo vide coi suoi sacerdoti fermo al suo posto (assemblea generale del clero tenuta il 7 novembre) e, di fronte alla fuga dei responsabili politici e civili, programmò la creazione di un comitato civico. Nel trentennio, la sua pastorale non uscì dagli schemi tradizionali (Azione cattolica, Circoli, Devozioni, Pietà eucaristica) e fece leva sulla autorevolezza e non sull’autoritarismo. Ricchezza spirituale e spessore di fede ne fecero un vescovo stimabile. Nel 1935 consacrò sacerdote don Albino Luciani, il futuro Giovanni Paolo I.

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Bibliografia

V. TIZIANI, Un Vescovo santo: Mons. G. Cattarossi, Vescovo e Conte di Feltre e Belluno. Notizie raccolte da un sacerdote feltrino, Venezia, Tip. Libreria Emiliana, 1944; P. MARGRETH, Fulgide gemme dell’episcopato, Udine, AGF, 1964, 33-46; M. TOLLER, Giosuè Cattarossi, vescovo degli umili, «MV», 15 agosto 1966; G. CAVIOLA, Giosuè Cattarossi Vescovo, Feltre, s.n., 1985; G. ELLERO, Cronaca del Seminario Arcivescovile di Udine (1902-1924), a cura di L. NEGRISIN, Udine, Casamassima, 1986, 202-204; E. ELLERO, Il Seminario di Udine 1900-1928, Udine, Seminario arcivescovile, 2008, 169, 172-173.

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