CHIARADIA EMIDIO

CHIARADIA EMIDIO (1839 - 1904)

politico, amministratore pubblico

Immagine del soggetto

Il deputato Emidio Chiaradia, busto marmoreo scolpito dal fratello Enrico (Pordenone, Museo civico d'arte).

Apparteneva ad una delle famiglie più facoltose ed influenti di Caneva di Sacile, che nel corso del secolo XIX annoverò sacerdoti, medici e avvocati. Il padre Simone, ingegnere e grande proprietario terriero, avviò numerose attività imprenditoriali, quali una cava di marmo, una fornace da mattoni a fuoco continuo e una filanda a vapore che contava oltre un centinaio di addetti. C. nacque il 17 aprile 1839, terzogenito dopo Eugenio ed Evaristo, da Simone e Angela Fabbroni. Rimasto vedovo nel volgere di un paio d’anni, il padre si risposò nel 1844 con Antonia Cordenonsi dalla quale ebbe altri quattordici figli, tutti chiamati con un nome dalla medesima iniziale “E”. Tra questi spicca lo scultore Enrico, conosciuto soprattutto per il Monumento equestre a Vittorio Emanuele II collocato al Vittoriano (oggi Altare della Patria) a Roma. Ancora studente universitario presso l’Ateneo di Padova, C. si arruolò volontario nel 2° reggimento granatieri dell’esercito piemontese per partecipare alla campagna del 1859, come il fratello Eugenio, entrato in quell’anno nei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi; frattanto Evaristo, ordinato sacerdote presso il Seminario di Ceneda, per le sue simpatie irredentistiche era costretto a lasciare il Veneto. Conclusa la seconda guerra d’indipendenza, C. si laureò in giurisprudenza e dal 1862 al 1869 C. servì nell’amministrazione provinciale (a Caserta, Pavia, L’Aquila, Bergamo, Venezia), raggiungendo il grado di consigliere di prefettura; forse proprio a Caserta conobbe il patriota ferrarese Carlo Mayr, all’epoca prefetto di Terra di Lavoro, di cui sposò la figlia Elvira. ... leggi Divenuto ispettore delle Assicurazioni Generali di Venezia in Sicilia, durante il soggiorno nell’isola curò la Rassegna politica per la «Rivista sicula di scienze, lettere ed arti» (1872); a Palermo pubblicò inoltre, nel 1874, Tre bozzetti siciliani. In seguito diresse per molti anni le stesse Assicurazioni Generali a Firenze, dove dimorava abitualmente, pur ritornando di frequente in Friuli. Eletto per la prima volta alla Camera nelle elezioni suppletive del 15 agosto 1883, in sostituzione dell’onorevole Saverio Scolari, fu ininterrottamente deputato del terzo collegio di Udine e Pordenone dalla XV alla XX legislatura (1883-1900). Nel pordenonese poteva infatti contare su un comitato di notabili locali, che puntualmente curavano l’organizzazione delle sue campagne elettorali. Alla Camera sedette a destra; aderì alla politica trasformistica di Depretis e con Crispi fece parte della maggioranza governativa. Assiduo ai lavori parlamentari, dimostrò speciale competenza in materia di contabilità, venendo più volte nominato commissario del bilancio, e riferì sui bilanci di vari dicasteri. Fu relatore della riforma postale presentata dall’onorevole Francesco Genala e rappresentante dell’Italia in vari congressi postali internazionali, per esempio a Vienna e, nel 1897, a Washington. Presiedette la commissione parlamentare che fece approvare la legge per il bosco del Montello (1892) e quella incaricata di regolamentare l’esercizio della caccia (1894), partecipando ai lavori di numerose altre commissioni. Solo sporadicamente traspare un precipuo interesse per il Friuli, come nell’impegno per il passaggio della Scuola magistrale di Sacile da normale a superiore; lesse alla Camera le commemorazioni funebri in ricordo dei deputati Federico Gabelli e Federico Seismit Doda. Mantenne comunque un vivo rapporto con il suo paese natale, figurando come padrino del gonfalone della locale Società di mutuo soccorso (1891) e partecipando al convegno della Società alpina friulana sul Col de Fer (1892); seguì inoltre con interesse le vicende delle opere d’arte conservate nella chiesa arcipretale di Caneva. In virtù del suo mandato parlamentare, i paesi limitrofi gli conferirono spesso incarichi di rappresentanza: nel settembre 1895 la giunta municipale di Fontanafredda lo nominò a rappresentare il comune a Roma nelle celebrazioni per il venticinquennale della presa della città, mentre nel settembre 1900 fu presidente onorario del comitato ordinatore della Mostra interprovinciale di bovini di Sacile. Legato da sincera amicizia al celebre ornitologo Enrico Hillyer Giglioli, direttore del Museo zoologico della Specola a Firenze, gli forniva esemplari di fauna locale; in suo omaggio il Giglioli chiamò Athene Chiaradiae una presunta nuova specie di civetta, proveniente dal territorio canevese. C. morì il 9 agosto 1904 a Monte Berico (Vicenza), con ogni probabilità presso il figlio Attilio; le sue spoglie riposano a Caneva, nella cappella di famiglia costruita a ridosso della chiesa di S. Lucia in castello. Il Museo civico d’arte di Pordenone conserva un busto bronzeo ed uno in marmo che ritraggono in espressione pensosa il «deputato E. Chiaradia». Sono entrambi opera del fratello Enrico, che per l’assegnazione del Monumento equestre a Vittorio Emanuele II poté contare sull’influenza esercitata dall’onorevole C. negli ambienti politici romani.

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Bibliografia

E. CHIARADIA, Tre bozzetti siciliani (nozze Medici-Ingham), [Palermo], Gazzetta di Napoli, 1874.

V. PORTO, Gli onorevoli del Veneto durante la XVII legislatura, Roma, presso l’Autore, 1892, 85-86; A. DE GUBERNATIS, Piccolo dizionario dei contemporanei italiani, Roma, Forzani e C. Tipografi, 1895, 231, 963; T. SARTI, Il Parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni biografici, Roma, Tip. Pintucci, 1896, 292; ID., Il Parlamento Italiano nel cinquantenario dello Statuto. Profili e cenni biografici di tutti i senatori e deputati viventi, Roma, Tip. Agostiniana, 1898, 158-159; A. MALATESTA, Ministri, deputati e senatori d’Italia dal 1848 al 1922, I, Roma, Tosi, 1946, 247; RINALDI, Deputati, 151-154; L. BORIN, Caneva: tempi e luoghi della memoria, [Pordenone], Pro Castello, 1993, 24-25; S. MIOTTO, Il quadro salvato. Il trittico di Francesco da Milano nella parrocchiale di Caneva, tra Venezia, Brera e l’Austria, «La Loggia», n.s., 9 (2006), 57-64; EAD., «Dividiamo col cuore dei veri amici il vostro meritato trionfo»: Luigi Nono, Domenico Mazzoni e i Chiaradia di Caneva, «La Loggia», n.s., 13 (2010), 7-16; EAD., La diaspora dei Chiaradia. Una famiglia canevese dal Risorgimento all’Italia unita, ibid., n.s., 14 (2011), 137-153.

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