SCOLARI FRANCESCO SAVERIO

SCOLARI FRANCESCO SAVERIO (1831 - 1893)

giurista, patriota

Immagine del soggetto

Effigie di Francesco Saverio Scolari sulla lapide marmorea realizzata dallo scultore Luigi De Paoli (Polcenigo, palazzo Salice).

Nacque il 6 marzo 1831 a Belluno, dove il padre Filippo (1792-1872), illustre dantista d’antica famiglia fiorentina trapiantata nel Veneto, era impiegato nell’amministrazione finanziaria austriaca. Giovanissimo, si distinse nel 1848-1849 come patriota antiaustriaco, dapprima combattendo nella guardia civile a Palmanova e poi nell’insurrezione a Venezia. Laureatosi a Padova in giurisprudenza nel 1856, dopo la pace di Villafranca (1859) si stabilì a Torino, facendo parte del Consiglio generale dell’emigrazione veneta. Percorse con rapidità la carriera universitaria, diventando nel 1860 docente di filosofia del diritto nell’Ateneo di Parma, per poi passare, l’anno seguente, a Pisa, dove insegnò varie discipline, ma soprattutto diritto costituzionale e storia del diritto, e fu preside nel 1866-1867, nel 1873-1874, nel 1879-1880 e nel 1887-1888. Nel 1888 passò infine all’Università di Roma ad insegnare diritto costituzionale fino alla morte. Nella sua ricca bibliografia si segnalano in particolare le opere sul diritto amministrativo e costituzionale e quelle sulla scienza politica, a lungo molto note e apprezzate. Collaborò con varie ed importanti riviste specialistiche del suo tempo, fra le quali l’«Archivio giuridico» del pordenonese Pietro Ellero, e diresse il «Giornale di giurisprudenza pratica». Fu amico di Ippolito Nievo, conosciuto all’Università di Padova nel 1851, che chiamò nel 1856 a collaborare all’effimera «Rivista veneta»; al riguardo pubblicò nel 1891, per le nozze Praga-Parenzo, Otto lettere inedite di Ippolito Nievo a lui dirette. ... leggi Sua è pure una traduzione giovanile in versi dal greco della Guerra dei topi con le rane dello Pseudo-Omero per le nozze Prina-Golfetto. Fu, come il padre, appassionato dantista e membro della Società Dante Alighieri. Entrato a soli trentaquattro anni in parlamento nel 1865 con i voti del collegio emiliano di Guastalla e Borgo San Donnino, nel 1866, all’indomani dell’unificazione del Friuli, fu nuovamente eletto nel collegio di Spilimbergo, ma optò, suscitando qualche polemica, per un collegio di Venezia; fu rieletto in Friuli per la terza volta nel 1882, ma venne escluso l’anno dopo dalla carica per una normativa sul numero eccedente di professori presenti in parlamento. Abbastanza assiduo ai lavori parlamentari, dal punto di vista politico, pur mantenendo una certa indipendenza e originalità di pensiero, si schierò con i cosiddetti “progressisti”, appoggiando svariate e innovative riforme sociali, ma restando comunque fermo sostenitore dell’istituto monarchico. Fu membro del Consiglio superiore di statistica e di varie giunte, commissioni e uffici. I legami col Friuli furono sempre intensi: da giovane soggiornò più volte dai nonni materni Zeffiri a Sacile e dagli zii Bellavitis nella loro villa a Fiaschetti di Caneva. Nel 1877 sposò poi Alda (Aldina) Quaglia, figlia dell’ingegner Pietro Quaglia di Polcenigo, noto progettista e giardinista, che per l’occasione diede alle stampe un’edizione degli statuti medievali di Polcenigo (Udine, 1877). Sempre per le nozze Scolari-Quaglia l’amico Emilio Teza, noto bibliofilo, letterato e filologo, pubblicò un Saggio di traduzione delle Elegie romane di Goethe (Pisa, 1877). Alla morte del suocero, nel 1882 S. diventò proprietario dell’antico palazzo in piazza Plebiscito a Polcenigo (oggi palazzo Salice), nel quale abitava quando gli era possibile in mezzo ai numerosi impegni universitari e politici, soprattutto in autunno. A Polcenigo fu anche consigliere comunale nel 1877 e nel 1883. Morì a Roma il 27 dicembre 1893. Il 7 aprile 1895, con solenne e partecipata cerimonia, fu inaugurata una lapide marmorea con l’effigie di S. e un’epigrafe di Biagio Brugi di Padova, materialmente realizzata dallo scultore Luigi De Paoli di Cordenons, che venne apposta su una facciata laterale del suo palazzo polcenighese.

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Bibliografia

Principali pubblicazioni di S. Scolari: Un poemetto greco recato in versi italiani, Venezia, Cecchini, 1856; Del diritto amministrativo, Pisa, Nistri, 1864 (18662); Istituzioni di scienza politica, Pisa, Tip. Citi, 1871; Lettere inedite d’illustri scrittori a Filippo Scolari, premessa qualche notizia intorno alla sua vita, Pisa, Nistri, 1879; Alcune proposte per il riordinamento degli studi nella facoltà di giurisprudenza, Pisa, Nistri, 1887; Diritto costituzionale. Lezioni, Roma, Tip. Lauri, s.d. [1891?]; Otto lettere inedite di Ippolito Nievo, Pisa, Nistri, 1891; Il regno e la sociocrazia in Italia, Venezia, Ongania, 1892.

Cronaca, «Il Tagliamento», 30 marzo 1895; T. SARTI, Il Parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni biografici di tutti i deputati e senatori eletti e creati dal 1848 al 1890, Roma, Tip. Ed. dell’Industria, 1895, 864; L. LANDUCCI, Saverio Scolari. Commemorazione letta a Polcenigo il 7 aprile 1895, Palermo, Tip. Santi Andò, 1896 (estratto da «Archivio di diritto pubblico», 6/2-3, 1896); Solenni onoranze a Saverio Scolari. 7 aprile 1895, Padova, Tip. F. Sacchetto, 1896; RINALDI, Deputati, 37, 49, 373-375; P. PITTER, Saverio Scolari, illustre giurista e politico, «L’Artugna», 32/98 (2003), 24-26 (anche in estratto con paginazione autonoma); ID., Commemorazione di Saverio Scolari, «La Loggia», n.s., 8 (2005), 177-181; L. SARTORELLO, Saverio Scolari: da Belluno al Regno d’Italia, «Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore», 82 (2011).

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