CHIESA GIUSEPPE

CHIESA GIUSEPPE (1871 - 1942)

litografo

Immagine del soggetto

Il litografo Giuseppe Chiesa.

Nacque a Castelmella (Brescia) l’8 luglio 1871. Rimasto orfano all’età di nove anni, cominciò a lavorare come garzone nella bottega di un ramaio, mentre nelle ore libere faceva l’apprendista presso una tipografia e il mondo della stampa divenne in breve tempo una vera passione e la sua ragione di vita. Dopo aver raggiunto una discreta competenza nell’arte tipografica, lasciò il suo paese natale e in qualità di operaio grafico fu assunto prima a Bari e in seguito a Lecco e a Milano, diventando un litografo esperto, aggiornato su tutte le novità tecniche che in quegli anni si andavano sperimentando. Nel capoluogo lombardo si dedicò anche all’impegno sociale: sorretto dalla convinzione che senza studio non ci poteva essere né progresso né benessere, C. cominciò ad insegnare presso la Scuola del libro, istituita dalla Società umanitaria nel 1904, e fondò nel quartiere operaio della Bovisa una cooperativa di consumo, una biblioteca popolare e un circolo famigliare. C. rimase a Milano fino al 1906, anno in cui conobbe l’industriale udinese Enrico Passero, titolare di un’importante litografia fondata a Udine nel 1871 che in pochi decenni era riuscita ad entrare in competizione con gli stabilimenti più rinomati d’Italia. L’incontro tra i due avvenne in un padiglione dell’Esposizione universale, mentre C. lavorava per lo stabilimento Ranci (poi Metalgraf). L’industriale gli propose di seguirlo a Udine offrendogli la gestione della litografia di via Aquileia, proposta che C. prontamente accettò, trasferendosi in Friuli nella primavera dello stesso anno insieme alla moglie Edvige e all’intera famiglia. ... leggi Nel 1911 Enrico Passero morì e, grazie ad un prestito, C. poté rilevare l’azienda, che prese la nuova denominazione di “Arti grafiche E. Passero di G. Chiesa”. Nei mesi successivi il litografo bresciano fece altri importanti investimenti, fondando a Monfalcone una fabbrica per la lavorazione della latta e a Trieste uno stabilimento grafico in cui impiegò circa duecento operai. Infaticabile, propose i suoi prodotti grafici anche sul mercato austro-ungarico tenendo personalmente i rapporti commerciali facendo la spola tra Udine e Trieste e tra l’Istria e la Dalmazia. C. preferì, al settore editoriale vero e proprio, quello commerciale nel quale primeggiò anche grazie alla scelta di artisti di valore, tuttavia non sono da dimenticare le belle edizioni spesso illustrate, le carte topografiche e geografiche, i cartelli colorati che si moltiplicarono nel suo stabilimento in quantità e varietà. Inoltre la litografia di C. fornì i suoi servizi anche al Comando supremo militare italiano e ai Comandi della 2a e 4a armata, tanto che in quegli anni il suo poteva essere considerato un vero e proprio stabilimento ausiliario di guerra. Nell’ottobre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, C. fu costretto ad abbandonare l’azienda e a lasciare la città adottiva, rifugiandosi con la famiglia a Milano. Qui, senza perdersi d’animo, affittò lo stabilimento litografico Casati chiamando con sé quasi tutti gli operai che lavoravano nella litografia di Udine. L’esilio milanese durò un anno, dopo di che C. poté fare ritorno in Friuli, riuscendo in breve tempo a recuperare parte dell’attrezzatura che era stata dispersa tra Trieste e Budapest e, già nei primi mesi del 1919, a rimettere in piedi la litografia. Il forte aumento delle commesse che seguì alla riapertura delle Arti grafiche e il desiderio di migliorare le condizioni di lavoro dei suoi operai spinsero C. a costruire nuovi e più moderni stabilimenti, che furono inaugurati in vicolo Zoletti nel 1921. Tra i lavori realizzati dalla litografia negli anni Venti, vanno ricordate una carta intitolata Piano d’ampliamento della città di Udine, preparata dall’ufficio tecnico del comune e databile al 1920, e soprattutto la carta geografica del Friuli unito, uscita probabilmente nel 1923 con il titolo di Carta della provincia del Friuli con la prov. di Trieste, realizzata in scala 1:100.000 (cm 168 x 154) e stampata in dieci colori «su carta finissima e pesante», che venne pubblicizzata attraverso un’inserzione apparsa su «La Panarie» del maggio-giugno 1924. La pubblicazione di questa carta geografica costituì per lo stabilimento C., oltre alla soddisfazione di poter dare alle stampe una rappresentazione geografico-politica del Friuli finalmente riunificato dopo tanti anni, anche una straordinaria occasione commerciale. Accanto all’attività industriale C. coltivò sempre l’impegno a favore di varie istituzioni di carattere umanitario e nel 1926 accettò la presidenza della Società operaia di mutuo soccorso e istruzione di Udine, incarico che mantenne fino al 1942. A dispetto dei problemi di salute, continuò a lavorare nel suo stabilimento fino al 1940, quando la direzione passò nelle mani del figlio Carlo. C. morì a Udine il 15 dicembre 1942 e venne sepolto nel cimitero monumentale della città con un’epigrafe che recitava: OPERAIO TRA OPERAI NON AMBÌ PREMI E RIPOSO, PAGO DEL DOVERE COMPIUTO VERSO LA FAMIGLIA E IL PAESE.

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Bibliografia

DBF, 192; C. ERMACORA, Giuseppe Chiesa, Udine, Arti grafiche G. Chiesa di Carlo Chiesa, 1943; A. MANZANO, 1866-1966. Centesimo anniversario della Società operaia generale di mutuo soccorso ed istruzione di Udine, Udine, Arti grafiche Chiesa, 1966; COMELLI, Arte della stampa, 244-246, 269; F. TENTORI, Udine, Roma-Bari, Laterza, 1988, 148, 158; G. DI CAPORIACCO, Le carte geografiche del Friuli unito 1923-1926, «La Panarie», 2 (1999), 7-15.

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