COLETTI LUIGI

COLETTI LUIGI (1886 - 1961)

storico dell’arte, saggista, docente

Immagine del soggetto

Storie di s. Nicolò, affreschi di Vitale da Bologna nella cappella di S. Nicolò del duomo udinese, la cui “riscoperta” fu segnalata da Luigi Coletti nel 1930-1931.

Immagine del soggetto

Frontespizio del Vocabolarietto metodico friulano-italiano ed italiano-friulano di cose attinenti alla casa ed alla campagna di Giovanni Collini, Udine 1899 (Udine, Biblioteca civica).

Nacque il 10 febbraio del 1886 a Treviso, dove frequentò il liceo e nel 1909 si laureò a Padova in giurisprudenza. Contemporaneamente cominciò a pubblicare articoli e saggi di argomento artistico, legati specialmente all’ambiente locale. In occasione del X congresso internazionale di storia dell’arte, svoltosi a Roma nel 1912, C. relazionò sull’edizione delle fonti storico-artistiche di Treviso. Partecipò da volontario alla prima guerra mondiale, ottenendo la medaglia d’argento al valor militare. Nel 1919 fu chiamato a presiedere la Commissione per il riordino del Museo civico di Treviso e nel 1932 conseguì la libera docenza in storia dell’arte, iniziando a tenere corsi presso l’Università di Padova. Nello stesso anno fu nominato conservatore dei Musei civici di Treviso (succedendo all’abate Luigi Bailo). Nel 1937 C. fu chiamato, su suggerimento di Roberto Longhi, ad insegnare presso l’Università di Bologna, mentre tra il 1939 e il 1945 tenne corsi a Pisa; passò quindi all’Università di Trieste (nel biennio 1945-1946 fu preside della Facoltà di lettere), dove restò fino al termine della carriera accademica, nel 1956. C. si spense nella città natale, Treviso, il 10 settembre del 1961. L’attività scientifica di C. si concentrò soprattutto sullo studio dell’arte in Veneto dal Trecento all’età di Canova, offrendo fondamentali contributi per la conoscenza di Tomaso da Modena (1933), dei “primitivi” padani (1947), della pittura del Quattrocento (1953), di Giorgione (1953), di Canova (1957) e di Cima da Conegliano (1959). Numerosi furono gli interventi che C. dedicò al Friuli, riguardanti in special modo la pittura trecentesca e il Tempietto longobardo di Cividale. ... leggi In particolare, nel 1930-1931 C. segnalò i “riscoperti” affreschi di Vitale da Bologna, del 1348-1349, nella cappella di S. Nicolò (di cui allora si conosceva solo la parte superiore) nel duomo di Udine, legandoli, tuttavia, ad un pittore romagnolo di «grasso sapor bolognese» (1930-1931). Dopo l’attribuzione a Vitale operata da Roberto Longhi nel 1931, C. tornò sulla questione degli affreschi udinesi nel 1933, mettendoli in relazione con un documento edito da Vincenzo Joppi e trascrivendo delle note di pagamento – in seguito scomparse – che gli consentirono di individuarne la committenza nella Fraterna dei fabbri. Inoltre, fu segnalato il rapporto degli affreschi udinesi con quelli dell’abside del duomo di Spilimbergo, per l’autore dei quali coniò la definizione di “Maestro dei Padiglioni” (una proposta critica non più ritenuta valida), tracciando per primo il quadro degli influssi bolognesi nella pittura friulana della seconda metà del XIV secolo. Nel 1947, invece, affrontando il tema della pittura primo-quattrocentesca in area veneta, descrisse gli affreschi nella cappella dei Ss. Pietro e Paolo nel duomo di Pordenone (riscoperti alla fine degli anni Trenta), riconducendoli nella cerchia del Pisanello. Ancora, nel 1948-1949 C. segnalò l’esistenza del pittore tardo-secentesco Francesco Frangipane, che considerava di origini friulane. Nel 1950, in occasione della grande mostra sulla pittura bolognese del Trecento, intervenne rimarcando l’assenza del capitolo udinese di Vitale, che considerava un momento di fondamentale importanza per lo sviluppo della pittura di quel secolo. Nel 1952 si dedicò al Tempietto longobardo di Cividale, pubblicando un ampio commento alle tavole con rilievi architettonici dell’edificio e, attraverso un’analisi comparativa, lo datò alla fine dell’VIII secolo. Il tema della pittura friulana trecentesca e primo-quattrocentesca fu nuovamente toccato da C. nel 1956, nel corso di una conferenza tenuta per l’Accademia di Udine (il testo fu pubblicato nel 1970-1972). In tale intervento lo studioso tornava sull’affresco nella cappella di S. Nicolò del duomo di Udine riconoscendone la paternità vitalesca, ritenendo inoltre che il pittore bolognese fosse stato attivo pure nel duomo di Venzone (con un San Martino); largo spazio fu quindi dedicato alla ricostruzione del catalogo del “Maestro dei Padiglioni”, proponendo un importante percorso nella pittura friulana della seconda metà del Trecento, fino a giungere all’attacco del secolo successivo, con gli affreschi di Bevazzana e di Versutta, attribuiti ad un collaboratore di Masolino. Infine, nel 1960, C. si occupò della produzione di Antonio Carneo con una densa Prefazione al saggio che Aldo Rizzi dedicò al pittore secentesco.

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Bibliografia

L. COLETTI, Sulle origini e sulla diffusione della scuola pittorica romagnola nel Trecento, «Dedalo», 11/1 (1930-1931), 291-311; ID., Il “Maestro dei Padiglioni”, in Miscellanea di storia dell’arte in onore di Igino Benvenuto Supino, a cura della Rivista d’arte, Firenze, Olschki, 1933, 211-228; ID., Pittura veneta dal Tre al Quattrocento, II parte, «Arte veneta», 1/4 (1947), 251-262: 252-258; ID., Un pittore friulano del ’600 Francesco Frangipane, «Ce fastu?», 25/5-6 (1948), 1-10; ID., Il Tempietto di Cividale, 1-2, Roma, Libreria dello Stato, 1950; ID., Sulla mostra della pittura bolognese del Trecento, con una coda polemica, «Emporium», 112 (1950), 243-260; ID., Prefazione, in A. RIZZI, Antonio Carneo, Udine, Doretti, 1960, IX-XV; ID., Problemi della pittura friulana del Tre-Quattrocento, «AAU», s. VII, 10 (1970-1972), 143-165.
Luigi Coletti. Atti del convegno di studi (Treviso, 29-30 aprile 1998), a cura di A. DIANO, Treviso, Canova, 1999.

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