COLLODI GIUSEPPE

COLLODI GIUSEPPE (1878 - 1957)

poeta

Immagine del soggetto

Il poeta Giuseppe Collodi.

Figlio di Michele e di Maria Neumüller, nacque a Cormons (Gorizia) il 18 novembre 1878. Nonostante la prematura morte del padre, con grandi sacrifici venne avviato agli studi ginnasiali presso il Seminario di Gorizia; dimostrando una particolare predisposizione per gli studi letterari e per le lingue, conseguì la maturità classica, ma le difficoltà economiche gli impedirono di iscriversi all’università. Trovò invece impiego presso le Ferrovie meridionali dell’Impero, per le quali prestò servizio in varie località della Stiria, della Carinzia e del Tirolo. Nel 1903 sposò la cormonese Teresa Torelli, con la quale si stabilì dapprima, per breve tempo, a Vienna, e in seguito a Velden, dove vide la luce il primo dei quattro figli. Nel 1905 ottenne il trasferimento tanto desiderato e venne assegnato successivamente a Sagrado, a Gorizia, a Longatico/Logatec (presso Postumia/Postojna, durante la guerra) e nuovamente alla città isontina, dove rimase impiegato, anche dopo il passaggio alle Ferrovie dello Stato italiano, fino al 1931. Gli anni che precedettero la morte, avvenuta a Gorizia il 28 aprile 1957, sono segnati, per un verso, da una mancata partecipazione alla vita pubblica, dovuta in particolare alla contrarietà al fascismo, per l’altro dalla frequentazione di amici che condivisero con lui la passione per la poesia e per la musica: tra tutti, il poeta Dolfo Carrara e il maestro Augusto Cesare Seghizzi, al quale si deve la messa in musica di numerosi testi di C. (fra tutti si segnala almeno A Gurizze [A Gorizia]). In realtà sono molti i musicisti che si sono confrontati con i versi di C.: Vittorio Fael, Ezio Stabile, Romano Sammarini, Mario Macchi, Rodolfo Penso, Luigi Aita, Egone Cunte e Cecilia Seghizzi. ... leggi Ampia la produzione poetica in friulano, disseminata soprattutto nelle riviste e nelle edizioni dello «Strolic furlan» della Filologica sotto i diversi pseudonimi di cui C. si serviva: Tite di Sandri, Tite Scorie, Pieri Patus, ’Sef Cormonês, Tin Bonet, Nute Rosalbe, Tin Salvadi, Meni Codarûl, Tite Collorig (questo il cognome prima dell’italianizzazione). L’antologia, curata da E. Sgubin nel 1969, sulla base di manoscritti accuratamente numerati da C. stesso, raccoglie le prove poetiche più significative, includendo anche brani tratti da quelle che avevano ricevuto una stesura completa ma non definitiva. La gran parte di queste composizioni è costituita da variazioni sul registro della villotta, o almeno sulla sua forma più consueta che è divenuta quella della quartina di ottonari in rima baciata. La brevità, la semplicità e la cantabilità delle poesie non mancano di ingenerare nel lettore un senso di stanchezza, ma ben si addicono a un mondo poetico sereno e ottimista, nel quale trovano spazi esigui i problemi politici e sociali, eccezion fatta per precisi temi civili e patriottici: la condanna della guerra e gli auspici di pace, il dolore delle madri, la difesa delle tradizioni e l’attaccamento alla terra; onnipresenti le suggestioni naturalistiche (con il rischio di quella retorica così diffusa in certa letteratura friulana), che sconfinano in pensose riflessioni sulla giovinezza e sulla fugacità della vita, nel rimpianto e nell’incertezza per il futuro; e infine l’immancabile tema dell’amore viene esplorato in tutta la sua gamma di sfumature, dall’ebbrezza dell’innamoramento al tormento della lontananza, fino alle situazioni più divertenti: «Se ’o savessi di fâ tele, / vuarès lâgi di vizzin, / ma jà cûr di fâmi cori / e di dîmi: ‘No, ninin!’. // Spietarai di fâmi-dongie / vie pa seris dal unviâr… / No’nd’è more ben madure / che no coli dal morâr» [Se sapessi di ottenere un risultato, vorrei andarle vicino, ma è capace di farmi correre e di dirmi: “No, carino!”. Aspetterò di farmi vicino nelle sere d’inverno… Non c’è mora ben matura che non cada dal gelso] (da Ze biel estro [Che bell’aspetto]). Se sul piano linguistico filtrano tratti peculiari di Cormons, prevale tuttavia l’adeguamento al friulano letterario; è un ulteriore segnale che conferma i robusti e sereni legami di C. con la tradizione poetica ottocentesca.

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Bibliografia

G. COLLODI (TITE DI SANDRI), Sfluriduris, a cura di E. SGUBIN, Udine, SFF, 1969.

DBF, 211; Mezzo secolo di cultura, 73-74; D. ZORZUT, Ermete Zardini, Alfonso Deperis, ‘Sef Pieri Collodi. Ciacarade tignude a Cormòns pal XXXII Congrès da Filologjche Furlane “G. I. Ascoli”, 22 di setembar dal 1957, Cormons, Poligrafiche San Marco, 1958; D. CARRARA, Gorizia nelle sue canzoni. Antologia di canti popolari del Friuli orientale (testi poetici), «Studi Goriziani», 25 (1959), 9-69; E. SGUBIN, Un secolo di poesia e di prosa in lingua friulana a Cormòns, in Cormòns, 228-230; ID., Pinsîrs e peraulis. Antologia friulana cormonese, Cormons, Comune di Cormons, 1982, 118-169; ID., Lingua e letteratura friulane nel Goriziano, in Marian, 589; GALLAROTTI, 139-141; FAGGIN, Letteratura, 164.

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