CONTI LUIGI E PIETRO

CONTI LUIGI E PIETRO

orafi

Immagine del soggetto

Vaso celebrativo, argento sbalzato e cesellato di Luigi Conti, 1845 (Udine, Fondazione CRUP).

I registri fiscali dal 1846 al 1852 attestano l’attività della bottega Conti in Friuli. La famiglia proveniva però da Firenze, dove ab antiquo esercitava il mestiere orafo a Ponte Vecchio. Alcuni suoi rappresentanti raggiunsero il Friuli al seguito delle truppe napoleoniche e il primo orefice noto in regione fu Luigi, nato a Udine nel 1841. Fu uno dei fondatori della Società operaia di mutuo soccorso, che si proponeva proprio di organizzare mostre locali per migliorare la qualità del lavoro artigiano. Partecipò dunque a numerose esposizioni udinesi: nel 1853 presentò un apparato liturgico per il duomo di Udine in stile neogotico e un ostensorio, disegnato dallo scultore Antonio Marignani, acquistato e donato alla chiesa arcipretale di Codroipo dall’imperatrice Marianna d’Austria. Alla mostra del 1856 espose un bassorilievo dorato e un calice, all’Esposizione artistico-industriale del 1868 concorse con croci astili, candelabri, portapalme e una coppa d’argento con piatto e coperchio. Luigi non si dedicò tanto alla realizzazione di gioielli, quanto alla oreficeria a carattere liturgico e profano, identificata dal punzone caratterizzato dalle iniziali LC sopra una incudine entro un cerchio. L’orefice aveva infatti sviluppato la tecnica dell’elettrolisi, che serviva per dorare o argentare manufatti di argento e rame, in maniera seriale. Antonio Picco definisce Luigi soprattutto un argentiere, che realizzava i manufatti disegnati spesso da artisti locali. Ricordato da Gilberto Ganzer è il grande vaso celebrativo d’argento disegnato in forma di urna classica dal pittore Filippo Giuseppini e realizzato dalla bottega Conti su committenza del comune di Udine. ... leggi Sempre per la stessa istituzione vanno ricordati nel 1878 gli imponenti lampadari neogotici in lamierino di ferro per la loggia del Lionello. Oltre alla produzione di argenteria liturgica, si deve anche ricordare la corona d’oro dell’icona della Vergine per il santuario udinese della Beata Vergine delle Grazie e le decorazioni a stampo in sottilissima lamina metallica argentata elettroliticamente per stendardi e altari. Se ne possono osservare numerosi in varie chiese, tra cui la parrocchiale del Carmine e il santuario delle Grazie in Udine, e notevoli sono i fregi di stile neogotico per le copertine di alcuni messali realizzati nel 1852 da C. per la forania di Agordo. Morì nel 1881.

Fin dal 1871 il figlio di L., Pietro, nato a Udine nel 1846, era entrato a far parte della bottega dopo aver frequentato la Scuola d’arti e mestieri. Nel 1867 Pietro, «cesellatore e argentiere», fu tra gli otto “artieri” scelti per essere mandati a osservare l’Esposizione universale di Parigi, dove soggiornò, a spese della Società operaia e della Camera di commercio, dal 15 agosto al 23 settembre 1867. Nel 1868 fece parte dell’organizzazione dell’Esposizione provinciale udinese e fu premiato con medaglia d’argento all’Esposizione di Treviso del 1876. Grazie alla combinazione tra artigianato e produzione proto-industriale, la bottega si fece conoscere in regione, per esempio con la Pace (1870) del duomo di Gemona. Nel 1876 la bottega Conti aveva ricevuto l’incarico di fornire l’argenteria liturgica per la basilica di S. Giusto a Trieste: candelabri, vasi portapalme, carte gloria lavorate a cesello, una croce eseguita con il metodo catalitico. Il successo internazionale arrivò con l’ostensorio in stile neogotico premiato con medaglia d’argento all’Esposizione di Vienna del 1873, pubblicizzato nel catalogo edito da Sonzogno. Qui, si legge che gli argenti della manifattura Conti, lavorati a cesello, dorati e argentati con il metodo galvanoplastico, riuscivano ad un tempo «eleganti e di modico prezzo», distinguendosi per «leggerezza di forma, squisitezza d’esecuzione e alto sentimento dell’arte». La bottega Conti eseguì argenteria liturgica per moltissime chiese regionali, tra cui la chiesa di Castions delle Mura, il duomo di Spilimbergo, la parrocchiale di Bressa. Al suo interno operavano molti orefici: Luigi Carraria, formatosi dal 1842 al 1851 e attivo a Vienna e Varsavia, Giuseppe Bortolotti e Luigi Coceani, operanti a Udine. Nel 1882 Pietro morì, dopo appena un anno dalla scomparsa del padre Luigi; unico erede restò il figlio di tre anni, che praticò la pittura a livello amatoriale. Il laboratorio Conti fu ereditato da Anna Moretti Conti, forse imparentata con la famiglia Moretti la cui oreficeria era stata a suo tempo acquisita da Luigi. Grazie ai lavoranti esperti e abili, il laboratorio continuò per qualche tempo l’attività, almeno fino al 1884 quando si presentò all’Esposizione nazionale di Torino con oggetti, anche di ottone, cesellati e argentati. Successivamente due lavoranti della bottega Conti, Giuseppe Bonanni e Luigi Carraria, si associarono e proseguirono l’attività. Nel 1903 Quintino Conti, cugino di Pietro, aprì un negozio di oreficeria e gioielleria che avrebbe proseguito l’attività di famiglia fino ai nostri giorni.

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Bibliografia

A. PICCO, Gli orefici della città di Udine, in PICCO, Scritti vari, 88-89; G. GANZER, Orafi ed oreficerie udinesi del sec. XIX, in Udine Mil Agn tal cur dal Friul, Udine, Casamassima, 1983, 362; G. BUCCO, Le gioie ottocentesche dei Civici Musei di Udine, in Preziosi. Oreficeria sacra e profana dai Civici Musei di Udine. Catalogo della mostra, a cura di G. BERGAMINI, Udine, Civici musei, 1991, 51-54, 70-71, 92; EAD., Note a margine della Mostra “Preziosi. Oreficeria sacra e profana dai civici musei di Udine”, «Ce fastu?», 67/2 (1991), 203-220; G. BERGAMINI, L’Ottocento, in Ori e tesori, 338-349: 345 (scheda XII.6), 346 (scheda XII.7); G. BUCCO, Orefici udinesi del XIX secolo, in Ori e tesori, 384-399; Ori e tesori. Dizionario, 119-124; G. BERGAMINI, Conti Pietro, in SAUR, 21 (1996), 13; G. BUCCO, Le tecniche orafe in Italia nel XIX secoli, in Gioielli in Italia. Temi e problemi del gioiello italiano dal XIX al XX secolo. Atti del convegno di studio (Valenza, 2-3 marzo 1996), a cura di L. LENTI - D. LISCIA BEMPORAD, Venezia, Marsilio, 1996; EAD., Pietro Conti in gita d’istruzione a Parigi per l’Esposizione del 1867, in Tra Venezia e Vienna, 257-261; L. LENTI - M. C. BERGESIO, Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo, Torino, Allemandi, 2005, 80; G. BUCCO, Ottocento e Novecento, in Storia dell’oreficeria in Friuli, a cura di G. BERGAMINI, Milano/Udine, Skira/Fondazione CRUP, 2008, 193-247: 200.

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