COSATTINI GIOVANNI

COSATTINI GIOVANNI (1878 - 1954)

politico, avvocato, amministratore pubblico

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L'avvocato Giovanni Cosattini nel 1912.

Nato il 5 gennaio 1878 a Cittaducale (allora provincia dell’Aquila, ora di Rieti), dove il padre Girolamo era pretore, trascorse la giovinezza nelle diverse località in cui questi veniva trasferito, mantenendo però forti contatti con il Friuli, di cui la famiglia era originaria. Terminato il liceo ad Aosta, si iscrisse alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Padova. Intanto, nel 1899, la famiglia si era trasferita a Udine a seguito della nomina del padre Girolamo a giudice del tribunale del capoluogo friulano. C. si laureò nel 1902 con una tesi su L’emigrazione temporanea in Friuli, tema di grande attualità allora in Friuli poiché essa costituiva la base economica che assorbiva gran parte della forza-lavoro maschile, alimentava con le sue rimesse la nascente industria locale, e manteneva gli equilibri sociali nelle campagne e lo scontento in montagna. Da altra angolatura, il problema non poteva essere contrapposto a quello dell’emigrazione definitiva; si trattava dello stesso malessere, che necessitava delle medesime regolamentazioni ottenute per l’emigrazione transoceanica. Nel settembre 1903 fu pertanto convocato a Udine il convegno nazionale dell’emigrazione temporanea, con l’intento di porre fine al pregiudizio che il fenomeno migratorio fosse limitato soltanto agli spostamenti transoceanici. Lo studio di C., che collega esemplarmente ambito scientifico e azione sociale, fu pubblicato e presentato in tale occasione. Proprio a Udine era sorto nel 1899 (ma ufficialmente nel 1901) il Segretariato dell’emigrazione, che aveva stabilito contatti con la Società umanitaria di Milano e, pur dichiarandosi autonomo dai partiti, era in realtà in mano ai socialisti, tanto che vicende del Segretariato e vicende del Partito socialista friulano si intrecciano. ... leggi C., che aveva iniziato a esercitare la professione di avvocato e fu tra i protagonisti della storia del Segretariato insieme a Ernesto Piemonte, aderì al Partito socialista, fondando nel 1904 il settimanale «Il Lavoratore friulano». Nel 1906 entrò nella direzione nazionale del partito, e venne eletto consigliere provinciale nel 1910. Fu anche tra i fondatori dell’Università popolare. Nel 1912 sposò Lorenzina Cuoghi, figlia del musicista Luigi. Ebbero cinque figli: Luigi, Emilia, Giovanna, Alberto ed Emma. C. si oppose alla guerra di Libia e, come tutto il socialismo friulano, all’entrata dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Alla guerra partecipò peraltro come soldato semplice, avendo perso, una decina d’anni prima, il grado di ufficiale per presunto antimilitarismo, e fu assegnato in qualità di scrivano al reggimento della milizia territoriale a Sacile, dove nacque il figlio Alberto e la famiglia risiedette fino alla rotta di Caporetto, quando si trasferì a Firenze. Nel 1919 C. riprese a Udine l’attività professionale. Venne eletto deputato nello stesso 1919, poi nel 1921 e nel 1924, occupandosi dei risarcimenti a chi aveva subito danni di guerra, nonché dei problemi delle popolazioni delle “terre liberate”. Si iscrisse al Partito socialista unitario e, dopo l’uccisione del suo leader Giacomo Matteotti, aderì all’Aventino, non partecipando alle sedute della Camera. Nel 1926 subì la devastazione della sua abitazione da parte dei fascisti e fu dichiarato decaduto dalla carica di deputato. Continuò a svolgere l’attività di avvocato a Udine, risiedendo però, per prudenza nel confronti dei familiari, prima a Venezia e, dal 1939 al 1940, a Trieste. Dopo l’8 settembre 1943 fece parte del Comitato di liberazione (CLN) provinciale di Udine, curando, con il professor Carlo Schiffrer di Trieste, una carta etnografica della Venezia Giulia ai fini di future trattative confinarie con la Jugoslavia in sede di trattati di pace, affidando al figlio Alberto il non facile incarico di trovare una tipografia per la sua stampa. Ne furono tirate trecento copie. Durante la Resistenza perse il figlio Luigi, internato a Buchenwald. Il primo maggio del 1945 venne proclamato sindaco di Udine, il primo dopo la Liberazione, carica che rivestì fino al 1948. Fu chiamato a partecipare alla Consulta nazionale, poi eletto nell’Assemblea costituente e nel Comitato direttivo del Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP). Dal 1948 al 1953 fu senatore di diritto, iscritto al gruppo parlamentare del Partito socialista. Morì a Udine il 2 agosto 1954.

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Bibliografia

F. MICELLI, Introduzione, in G. COSATTINI, L’emigrazione temporanea in Friuli, Trieste-Udine, Direzione Regionale del Lavoro, 19832; RINALDI, Deputati 2, I, 255-265; A. CASTELLI, Cosattini, Giovanni, in DBI, 30 (1984), 30; P. ALATRI, Giovanni Cosattini (1878-1954). Una vita per il Socialismo e per la Libertà, Tricesimo (Udine), Aviani, 1994.

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