ERMACORA CHINO

ERMACORA CHINO (1894 - 1957)

scrittore

Immagine del soggetto

Chino Ermacora in una fotografia dello studio Pignat (Udine, Civici musei, Fototeca).

Nato ad Aprato di Tarcento il 30 agosto 1894 in una famiglia friulana tradizionale, ebbe la fortuna, non frequente per quegli anni, di continuare gli studi superiori fino al diploma di maestro e come tale insegnò a Magnano in Riviera e a Udine. Gli inizi della prima guerra lo portarono ai primi scontri militari e toccò a lui, ventunenne, raccogliere l’ultimo respiro del primo caduto italiano, ucciso a Cappella Slema di Drenchia il 24 maggio 1915: gli morì tra le braccia Riccardo Di Giusto, a poche ore dallo scoppio delle ostilità. Uscito indenne da quell’«inutile strage», idealizzando il socialismo umanitario e riformista degli anni Venti, si dedicò al giornalismo come redattore e poi direttore de «Il Lavoratore friulano», rivelandosi una buona penna e abile “divulgatore” di contenuti. Fu anche candidato alla Camera per il Partito socialista italiano, ma fu superato da un altro galantuomo tutto friulano, Giovanni Cosattini. Nel 1921 fu tra i fondatori dell’Università popolare di Udine. Nello stesso periodo offrì collaborazioni apprezzate (e cercate) a diverse riviste, con uno stile limpido e nello stesso tempo documentato. A trent’anni E. “inventò” una rivista, che nel contesto culturale friulano fu una specie di azzardo: «La Panarie, rivista friulana di arte e cultura». Il primo numero uscì nel 1924 (gennaio-febbraio). Era una rivista nuovissima come impaginazione grafica, elegante perfino nella pubblicità, nitida, illustrata con una modernità sconosciuta e ricca di contenuti, dosati con equilibrio. Ai primi numeri, accolti con qualche incertezza, seguirono ammirazione, sostegno, consenso tali da far superare a E. le persistenti e sempre difficili condizioni finanziarie. ... leggi Decisamente «La Panarie», per ben novantaquattro numeri fino al 1940, con il silenzio del solo 1936, si rivelò la voce più autorevole e autentica di quasi due decenni di vita culturale in Friuli. Fu il capolavoro di E., come una serie documentata di “annali del Friuli” e “dei friulani acculturati”. A «La Panarie» diedero un costante contributo le menti più aperte e dotate del Friuli in quelle difficili stagioni. Accanto all’attività di impegno scientifico della Filologica, la rivista sarebbe vissuta fino al 1940, fondendosi poi con «Le Tre Venezie», per rivivere una brevissima stagione nel 1949. E. aveva anche scritto e diretto, per l’Istituto nazionale Luce di Roma, un documentario dal titolo La sentinella della patria, che fu il primo film friulano in assoluto ed un esempio di neorealismo ante litteram. Il momento più ambito «La Panarie» e il suo direttore lo ebbero con Gabriele D’Annunzio, in un incontro che occupò – come cronaca – oltre venti pagine di ricordi stesi dallo stesso E., entusiasta per le ormai famose parole del Vate, che considerava «custode della piccola nella grande patria», scritte su una pagina regalata alla rivista: «L’anima del Friuli grida all’improvviso nella sera che si costella… È l’antica villotta friulana, breve come il dardo e come il fiore, breve come il bacio e come il morso, come il singhiozzo e come il sorriso. È la villotta cruda, gettata al destino avverso da una voce maschia, misurata dai colpi del martello sull’incudine…» («La Panarie», 1928). Con la seconda guerra mondiale anche «La Panarie» chiuse. E. aveva al suo attivo un bilancio ricco di pubblicazioni con cui aveva accompagnato la fatica di direttore. Senza dare importanza al volumetto del 1912, I Comuni rustici, si può partire da Udine, capitale della guerra (1926), Le cento capitali d’Italia, fascicolo 75, che fu il suo primo lavoro per il Friuli; e poi Piccola Patria (1928), Aquileia, figlia di Roma (1926), Vino al sole (1928), Guida di Udine (1932, 1935), Il Friuli: itinerari e soste (1934 e 1935), Vino all’ombra (1935). Nel 1945 venne chiamato a «Il Gazzettino» con la responsabilità della redazione udinese: ma era un lavoro di cronista che non poteva sentire suo. E si aprì felicemente il secondo periodo della sua vita. Il primo lo si può considerare chiuso con la pubblicazione, nel 1945, del volume La Patria era sui monti, cronaca di una piccola Italia in esilio contro la dittatura nazifascista. Alla fine del 1952 ebbe la responsabilità di direttore del giornale di un ente appena concepito e approvato in bozza al XXVI congresso della Società filologica friulana, celebrato a Gradisca d’Isonzo: l’Ente Friuli nel mondo, che sarebbe nato ufficialmente nel luglio 1953. Con il giornale «Friuli nel Mondo», inizialmente bimestrale e poi mensile, E. ritornò «figlio di emigranti». «Friuli nel Mondo» restò nelle sue mani fino alla morte e ne fece uno strumento di partecipazione collettiva a quell’altro Friuli, sparso nei cinque continenti, che rischiava di passare ai margini dell’attenzione, anche se erano anni in cui si fuggiva dal Friuli come negli ultimi due decenni dell’Ottocento. Ai friulani nel mondo, che visitò con viaggi favolosi per quei tempi, dedicò bellissimi servizi. Avvertiva i lettori che questa sua ricerca di «sangue friulano» sarebbe uscita in volume. Non ne ebbe il tempo: Nostalgia di focolare sarebbe uscito dieci anni dopo, per iniziativa del gruppo di “Risultive” e del suo maestro Giuseppe Marchetti. Si trattava di giovani ai quali E. faceva da padrino, come quando presentò a Roma il primo romanzo della letteratura friulana: L’aghe dapît de cleve di Dino Virgili. Ma non aveva dimenticato il Friuli di casa, a cui dedicò Il Friuli, aspetti caratteristici del lavoro (1953), San Francesco di Udine (1955) e quell’ultimo lavoro, Vini del Friuli, che voleva presentare a Casarsa il 25 aprile 1957, alla nona sagra dei vini friulani. Non ce la fece nemmeno a parlare: un appuntamento lo aspettava senza possibilità di rinvii. Da Casarsa, quel giorno, fece ritorno senza vita.

Chiudi

Bibliografia

Scritti di C. Ermacora: I Comuni rustici, Gemona, Toso, 1912; Udine, capitale della guerra, Milano, Sonzogno, 1926; Aquileia, figlia di Roma, Milano, Sonzogno, 1926; Piccola Patria, Udine, Edizioni de La Panarie, 1928; Il Friuli turistico, Vicenza, Zambon, 1930; Guida di Udine, Udine, Edizioni de La Panarie, 1932; Vino al sole, Udine, Edizioni de La Panarie, 1932; Il Friuli, itinerari e soste, Vicenza, Zambon, 1934; Vino all’ombra, Udine, Edizioni de La Panarie, 1935; La Patria era sui monti, Udine, Edizioni de La Panarie, 1945; Il vino nella storia e nella vita del popolo friulano, «Atti dell’Accademia italiana della vite e del vino», IV, Siena, 1952 (= «Avanti cul brun!», 1953); Il Friuli, aspetti caratteristici del lavoro, Udine, CCIAA, 1953; San Francesco di Udine, Udine, Edizioni de La Panarie, 1955; Le confessioni di un bevitore, Udine, Del Bianco, 1961; Nostalgia di focolare, a cura di D. VIRGILI, Udine, Doretti, 1967.

B. MARIN, Era lui, per me, il Friuli, «Sot la nape», 19/3 (1967), 8-9; O. BURELLI, Chino Ermacora a venticinque anni dalla morte, ibid., 34/3 (1982), 35-50; R. VALENTE, Chino Ermacora e La Panarie, «Il Pignarûl» (1991); O. BURELLI, Chino Ermacora, in Tarcint, 497-502; G. ELLERO, Chino Ermacora e Pier Paolo Pasolini, «Il Pignarûl» (1996); ID., Chino Ermacora, il grande dimenticato, ibid. (2007); Il Friuli di Chino Ermacora. Da “La Panarie” a “Nostalgia di Focolare”, a cura di G. ELLERO, Tarcento, Pro Tarcento, 2008.

Nessun commento

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *