FLORIO DANIELE

FLORIO DANIELE (1710 - 1789)

erudito, poeta

Immagine del soggetto

Ritratto del conte Daniele Florio, olio su tela attribuito a Giovanni Battista de Rubeis (Udine, Civici musei).

Nacque a Udine il 10 marzo 1710, in seno a un’illustre famiglia che, sia per parte del padre Sebastiano sia della madre Lavinia Antonini dei conti di Saciletto, era stata inclusa nel “Libro d’oro” della città sin dal 1518. Dopo aver completato le scuole presso i barnabiti di Udine ed aver frequentato, per un periodo, il corso di retorica presso il seminario della stessa città, raggiunse il fratello Francesco, cui il F. fu sempre molto legato, presso l’Università di Padova, dove approfondì con profitto lo studio di diverse discipline (non senza stringere legami di amicizia con importanti studiosi e docenti) dimostrando, però, una particolare predilezione per la poesia, che ben presto sarebbe diventata la sua occupazione principale. Tornato a Udine, il F. iniziò a farsi conoscere nel mondo accademico e culturale locale con alcune dissertazioni ed orazioni. A questo periodo risalgono le sue prime pubblicazioni a stampa: Le prediche quaresimali del molto reverendo padre Agostino da Lugano […] predicatore nel duomo d’Udine l’anno ..ristrette in sonetti […], impresse a Udine forse già nel 1731, e l’Orazione funebre in morte di sua eccellenza il signor conte Antonio Manini […], edita nel 1732. La prima pubblicazione importante è però il poemetto Udine afflitta, e consolata […], del 1734, scritto per la morte del patriarca Dionisio Dolfin e l’arrivo del successore e nipote Daniele, testo che diede una certa fama all’autore in Italia e a Vienna, dove il F. si era recato una prima volta nello stesso 1734 e aveva conosciuto il Metastasio, con il quale mantenne sempre ottimi rapporti. ... leggi Il contatto con Vienna ebbe un’importanza fondamentale nell’attività letteraria del F.: il nobile udinese avrebbe infatti unito gran parte della propria produzione ad avvenimenti in vario modo legati agli Asburgo. Questi componimenti, prodotti in numero esorbitante e non sempre usciti a stampa (e, se pubblicati, spesso editi da officine a vario titolo “ufficiali” come quelle di Trattner, Ka li woda e Kurzbök), valsero all’autore l’ottenimento da parte dell’imperatrice Maria Teresa della carica di ciambellano. L’impostazione celebrativa ed encomiastica delle liriche del F. aveva trovato un fertile terreno di ispirazione anche in patria: qui, il letterato aveva compilato un’enorme quantità di versi di occasione (nozze, monacazioni, morti, etc., ma anche celebrazioni dei governanti di Udine e della nobiltà veneta) usciti a stampa, anche come semplici fogli volanti, principalmente a Venezia, Padova e, naturalmente, a Udine. Il F., però, ebbe intensi contatti anche con i letterati goriziani e soprattutto con Sigismondo d’Attems e con la sua Accademia dei Filomeleti (dal 1744). Di un certo rilievo è la produzione di versi di soggetto sacro, maturata inizialmente durante il soggiorno romano, nel 1736, quando il poeta ebbe modo di farsi elogiare da Clemente XII. Tra le opere di respiro più am pio si devono ricordare Le Grazie, poemetto per le felicissime nozze di sue eccellenze il n.h. conte Giovanni Manini e la n.d. Samaritana Del fino, di centosei ottave, opera ambientata nella villa Manin presso Passariano e ricca di importanti riferimenti scientifici e didascalici. Notevoli sono anche le Poesie varie […], edite in due tomi nel 1777, significative, dal punto di vista letterario, come prova del valore e dell’originalità del F. nel trattare i temi della vita e degli affetti familiari (si vedano, tra gli altri, i versi sulla morte della moglie) e, da quello bibliografico, come raccolta di testi già editi in precedenza, ma dispersi in opuscoli isolati. Nel 1759 dopo il decesso del padre il F. incrementò i soggiorni nella tenuta familiare di Persereano, dove, senza mai rinunciare all’attività intellettuale e letteraria, iniziò a seguire con interesse la gestione e la coltura delle tenute. Nel frattempo, si prodigò per la ristrutturazione del palazzo udinese di borgo San Cristoforo che venne progressivamente arricchito con arredi preziosi e con una ragguardevole biblioteca. La morte lo colse nel 1789, lasciando inedita una vastissima mole di scritti di vario genere, tra cui compaiono anche testi di una certa importanza, come il poemetto La moda stampato postumo nel 1819 ed i primi ed unici tre canti del poema epico Tito ossia Gerusalemme distrutta, i primi due usciti sempre nel 1819. A dispetto di un generale atteggiamento negativo della critica verso la produzione del F. dopo il declino del mondo di cui era figlio, diverse composizioni minori del letterato vennero rispolverate e pubblicate in prima edizione nel XIX secolo.

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Bibliografia

D. FLORIO, Le prediche quaresimali del molto reverendo padre Agostino da Lugano […] predicatore nel duomo d’Udine l’anno M.DCC.XXXI ristrette in sonetti […], Udine, Fongarino, 1731; ID., Orazione funebre in morte di sua eccellenza il signor conte Antonio Manini […], Udine, Fongarino, 1732; ID., Udine afflitta, e consolata all’illuss. e reverendiss. monsign. Daniello Delfino […], Udine, Fongarino, 1734, ID., Le Grazie, poemetto per le felicissime nozze di sue eccellenze il N.H. conte Giovanni Manini e la N.D. Samaritana Delfino, Venezia, Fenzo, 1766; ID., Poesie varie […], Udine, Gallici, 1777; ID., Tito ossia Gerusalemme distrutta, I-II, Venezia, Alvisopoli, 1819; ID., La moda, Padova, Minerva, 1819.

R.M. COSSAR, La cultura goriziana e l’accademia settecentesca dei Filomeleti, «Archeografo triestino», s. IV, 8-9 (1945), 52-117: 55, 65, 69; G. FAGIOLI VERCELLONE, Florio, Daniele, in DBI, 48 (1997), 361-363; F. FLORIO, Elogio del conte Daniele Florio, Udine, Murero, 1790; G. PERALE, Daniele Florio poeta udinese del ’700, Udine, AGF, 1931; L. CARGNELUTTI, La biblioteca di Daniele Florio in Udine, in Nel Friuli del Settecento: biblioteche, accademie e libri, a cura di U. ROZZO, II, Udine, AGF, 1996, 9-21; A. PETTOELLO, Libri illustrati veneziani del Settecento. Le pubblicazioni d’occasione, Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 2005, 49 e n. 141, 229, 500; F. DI BRAZZÀ, Su un manoscritto di Daniele Florio, «Lettere italiane», 58 (2006), 259-261.

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