GERARDO DA LYSA (G. DI FIANDRA)

GERARDO DA LYSA (G. DI FIANDRA) (1420 - 1499)

tipografo, libraio, cantore

Immagine del soggetto

Pagina finale e colophon del De honesta voluptate et valitudine del Platina, stampato nel 1480 da Gerardo da Lysa a Cividale.

Nato forse intorno al 1430, questo fiammingo che in Italia fu noto col nome di G. da Lysa, per indicare che era originario dal territorio sulle rive del fiume Lys presso Gand, fu il primo tipografo attivo in Friuli. Per quanto ne sappiamo era a Padova già nel 1454, dove esercitava l’attività di amanuense; alla fine del codice Additional 22124 della British Library si legge: «Notatum Padue per me Gerardum de Gandauo alias de Lisa anno Domini MCCCCLIIII XXIIIIoctobris». Secondo una certa tradizione tra il 1460 e 1462 sarebbe stato a Magonza in compagnia di Nicolas Jenson, entrambi allievi di Peter Schoeffer, ma non ci sono documenti in proposito, mentre sappiamo che il 23 aprile 1461 si trovava a Treviso dove forse era stato chiamato da un amico, l’umanista Francesco Rolandello (che intorno al 1450 aveva insegnato anche ad Udine). Qui si sposò nel 1462 con una donna del luogo e qui si sarebbe fermato, esercitando varie attività, fino al 1476; nel 1463 documenti trevigiani parlano di lui come “scriptor” (cioè amanuense) e dal 1463 al 1476 lo indicano come “cantore” nella cattedrale cittadina. In particolare un documento del 1472 lo presenta come «cantor in maiori ecclesia tarvisina, litterarum impressor praecipuus, puerorumque praeceptor optimus»: dunque cantore, ma anche ormai affermato tipografo e anche maestro di grammatica. L’attività di tipografo a Treviso cominciò nel 1471 e in città, entro il 1476, stampò almeno ventitré edizioni, tra le quali nel 1471 l’editio princeps del Pimander, attribuito ad Ermete Trismegisto, poi nel dicembre 1474 il Tesoro di Brunetto Latini (un “in folio” di 126 carte), prima ed unica edizione del Quattrocento, nella traduzione italiana di Bono Giamboni. Nel 1475 G. impresse anche tre opuscoli dedicati al caso del presunto “omicidio rituale” di Simonino di Trento: uno dovuto a Tommaso Prato, un altro a Giovanni Mattia Tiberino, mentre il terzo intitolato i Tormenti del beato Simone da Trento è di un anonimo. ... leggi Secondo il Federici il periodo trevigiano si sarebbe interrotto per la pubblicazione, nel 1475, della Historia de duobus amantibus di Enea Silvio Piccolomini (poi Pio II), una edizione che avrebbe suscitato le ire dei conti di Collalto, signori della città, che giudicarono offensive alcune allusioni a certi loro parenti contenute nell’opera. Però va detto che questa stampa trevigiana non è compresa tra le cinquantacinque edizioni del testo del Piccolomini oggi note, uscite in tutta Europa nel corso del Quattrocento. Invece nel 1475 G. pubblicò l’Epistola ad Mahumetem di Pio II e poi l’anonima Storia di Ippolito Buondelmonti e Leonora de’ Bardi, sulla vicenda di altri “due amanti”, che forse ha generato una qualche confusione. A buon conto l’ultimo libro prodotto in questa prima permanenza a Treviso risulta i Rudimenta grammatices di Nicolò Perotti, del 1476. È un’opera che nel 1485 sarebbe stata riproposta da G. ad Udine, ma mentre a Treviso il tipografo usò un carattere romano (anche con alcune parole in greco), in Friuli la stampa sarebbe stata in gotico. G. può essere considerato un tipico tipografo itinerante, perché dopo Treviso sarebbe andato a Venezia, poi sarebbe tornato a Treviso, per trasferirsi poi per alcuni anni a Cividale e ad Udine, prima di tornare di nuovo a Treviso; non è invece sicura una sua presenza a Brescia nel 1473 e a Vicenza nel 1476. Tra la fine del 1477 e la prima metà del 1478 era sicuramente attivo a Venezia, dove pubblicò almeno due edizioni, una delle quali è un Guerino il Meschino; ma nella seconda metà del 1478 era di nuovo a Treviso, dove stampò due opuscoli. Finalmente nel luglio 1479 aprì una libreria ad Udine, forse la prima in città dove fossero messi in vendita anche i libri a stampa. Le sue peregrinazioni però, come detto, non finirono, perché l’anno dopo G. aprì una tipografia a Cividale; non è chiaro il motivo di questa scelta: Udine aveva allora circa 15 mila abitanti, era sede del patriarca e del luogotenente veneto; si è avanzata l’ipotesi che i contrasti tra i due “partiti” cittadini, gli strumieri, filoimperiali, e gli zamberlani, favorevoli a Venezia, lo abbiano spinto a cercare un luogo più tranquillo. Il 24 ottobre 1480 usciva a Cividale il primo libro a stampa impresso in Friuli: si tratta della nota opera di Bartolomeo Platina, De honesta voluptate et valitudine, un trattato di gastronomia, ma anche un manuale di igiene e di vita equilibrata che era già apparso a Roma nel 1471 e a Venezia nel 1477: sono 94 carte in 4o, in un carattere gotico che il tipografo aveva già usato a Treviso e a Venezia. Di una probabile tiratura di 200/300 copie, oggi se ne conoscono in tutto settantanove, trentotto delle quali conservate in Italia. Pochi giorni dopo la stampa del Platina, il 4 novembre, dal torchio di G. uscivano le Grammaticales regulae di Guarino da Verona, sempre in 4° nello stesso carattere gotico, delle quali è nota una sola copia (conservata alla Ratsschulbibliothek di Zwickau, in Germania); evidentemente in questo caso, oltre alla limitata tiratura, ne ha favorito la scomparsa la natura di opera scolastica ampiamente consumata dall’uso dei molti lettori. Il terzo titolo stampato a Cividale fu il Chronicon di Isidoro di Siviglia, Cronica de Sancto Isidero Menore «con alchune additione» (per le quali si arriva fino alla morte di Federico II nel 1250), che uscì il 24 novembre sempre del 1480 ed è il primo libro friulano in “volgare”. Se ne conoscono ventidue esemplari (dieci in Italia). L’attività tipografica nell’antica “Civitas Austriae” si completò con le Epistolae di Cicerone, oggi introvabili, ma documentate nel corso dell’Ottocento dalle note di alcuni bibliofili. Forse si può riportare alla produzione di questa prima tipografia friulana anche la stampa di un “Syllabarius”, cioè di un alfabeto di lettere maiuscole nel formato in 4°, certamente impresso da G., ma non si sa se a Cividale, a Treviso o anche a Venezia e dunque databile tra il 1478 e il 1480. L’unica copia conosciuta, a quanto pare incompleta, è conservata a Parigi, alla Biblioteca nazionale di Francia. Nel 1483 G. tornò a Udine, dove probabilmente aveva tenuto aperta la libreria e qui iniziò una nuova attività tipografica che sarebbe stata limitata nel numero delle edizioni, ma di notevole valore storico e culturale. Il 31 luglio 1484 finì di stampare le Constitutioni de la Patria de Friuoli, cioè gli antichi ordinamenti della Patria raccolti dal patriarca Marquardo nel 1366; traduttore e curatore del testo fu Pietro Capretto (latinizzato in Haedus o Edo), allora vicario del pievano di Gemona, che dedicò il suo lavoro proprio al tipografo: «Pre Piero Cavretto de Pordenon saluda il suo maestro Gerardo libraro et impressore in Udene». Si tratta di un libro in 4° di 108 carte numerate (fino alla 107), stampato con lo stesso carattere dei precedenti libri cividalesi. Nella sua dedica, il Capretto svolge un interessante ragionamento a giustificazione della sua decisione di proporre le Costituzioni in volgare e spiega l’importanza dell’opera e la scelta di quella particolare tipologia linguistica: la motivazione primaria è stata quella di realizzare un’opera «utilissima et necessaria» soprattutto per coloro che conoscevano poco o nulla il latino, i quali, potendo ora apprendere con relativa facilità le leggi vigenti, non solo avrebbero saputo difendersi dai loro avversari, ma anche si sarebbero ben guardati dal commettere reati. Quanto alla lingua, giudicando il toscano troppo “oscuro” per i Friulani, ma anche considerando il furlano non uniforme sul territorio e di difficile scrittura e lettura, soprattutto per i non residenti nella Patria, pensò di utilizzare la “lingua trivisana”, perché chiara e comprensibile da tutti. In realtà la scelta fu per un tosco-veneto di buona lettura. Di questa edizione, tirata in un numero certo ridotto di copie, dato il suo interesse regionale, oggi sopravvivono dodici esemplari in Italia e altri cinque in varie parti del mondo. Il 10 settembre 1485 uscivano ancora a Udine i Rudimenta grammatices del Perotti con le stesse caratteristiche tipografiche dei volumi precedenti; dell’opera sono note solo quattro copie in varie città d’Europa e altre quattro (di cui due incomplete) in biblioteche italiane, a conferma della grande usura dei testi di tipo scolastico. Inoltre, in una data imprecisata, comunque tra il 1484 e il 1485, G. stampò a Udine il Flosculus seu summarium totius decreti di Giovanni Diacono, uno spagnolo docente di diritto che aveva compendiato il famoso Decretum di Graziano; il volume era questa volta in 8° e le tre copie oggi note sono a Londra, a Oxford e alla Comunale di Mantova. Chiusa, per quanto ne sappiamo, questa seconda parentesi tipografica in Friuli, G. rimase comunque ad Udine, dove tra il 1487 e il 1488 è documentato come cantore, ma dove faceva anche il libraio, vendendo libri tra gli altri al conte Altan di San Vito, continuando, dunque, un’attività che probabilmente lo accompagnò sino alla fine della vita. In questo periodo avrebbe anche fatto l’esattore di tasse ecclesiastiche; a buon conto, nel corso del 1488 lo si trova di nuovo a Treviso. A quanto pare, alternava periodi di attività tipografica ad altri nei quali evidentemente viveva svolgendo gli altri suoi mestieri: nel 1492 lavorava di nuovo a Treviso come libraio e qui, tra il 1492 e il 1494, stampò almeno cinque opere: nel 1492 due testi del noto letterato friulano Iacopo di Porcia e nello stesso anno gli Anterotica sive de amoris generibus di Pietro Capretto, che è una delle sue più belle edizioni. Al 21 febbraio 1494 si data quella che sembra la sua ultima pubblicazione, un’opera religiosa di Battista Pallavicino. Nel 1496 avrebbe lasciato definitivamente Treviso, essendo stato nominato, in data 27 settembre 1496, cantore del capitolo di Aquileia; in quest’epoca a Udine si sposò in seconde nozze con Caterina Bianchi, detta Cecon e il documento relativo lo indica come libraio e cantore. Oberato dai debiti secondo alcuni documenti proposti da Victor Scholderer, morì il 16 dicembre 1499 probabilmente a Udine, dopo aver pubblicato nella sua vita almeno trentasei edizioni.

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Bibliografia

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