LORIO PIETRO

LORIO PIETRO (1568 - 1629)

stampatore

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Domanda autografa (settembre 1609) di Pietro Lorio al Comune di Udine di poter proseguire l’attività tipografica del Natolini (Udine, Biblioteca civica, CA, Annales, 68, f. 163).

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Frontespizio delle "Parti, decreti ducali, ordini, et regolationi…" stampate da Pietro Lorio a Udine nel 1612.

Nacque a Udine da Camillo e Bernardina di ser Vittore del Conte e fu battezzato il 25 giugno 1568. Apparteneva a una famiglia di editori, librai, cartolai e fabbricanti di carta originaria di Portese (Salò), stabilitasi a Udine sul finire del XV secolo. Intorno al 1496 infatti è documentata per la prima volta la presenza di una libreria gestita da un Giovanni Lorio nell’attuale via Manin. Non ci sono testimonianze della sua giovinezza. Le prime notizie che lo riguardano, oltre che da un libro di conti di Giovanni Nicolò Cortis, relativi ad alcune locazioni di campi che il L. possedeva a Pradamano (Udine), sono desunte dalla sua prima supplica alla città di Udine del 1609. Da essa apprendiamo che in giovane età il L. aveva soggiornato per dieci anni in alcune delle più grandi città italiane, Venezia, Ferrara, Bologna, Firenze e Roma, dove aveva appreso il mestiere di tipografo. Intorno alla metà degli anni Novanta entrò nella bottega di Giovanni Battista Natolini, stampatore pubblico della città di Udine; dopo quindici anni di collaborazione, quest’ultimo lo aveva nominato suo erede e, alla sua morte, il L. gli era succeduto nella gestione della tipografia. Nella supplica alle autorità udinesi, il L. chiedeva di poter subentrare al Natolini nella carica di stampatore pubblico ed ottenne dal comune un privilegio di stampa quinquennale con un assegno di 100 ducati annui. Due anni più tardi, Giannetta de’ Cocoli vedova del Natolini, nel suo testamento datato 9 maggio 1611 confermava l’ultima volontà del marito, lasciando al L. «tutte le lettere di piombo e gli ordegni della stamperia». Durante la stampa di una delle sue prime edizioni il L. ebbe una piccola disavventura: ancora inesperto dell’iter da seguire, pubblicò le Orationi due nel genere giudicale de l’incerto academico sventato (1610), dedicata al luogotenente Antonio Grimani, senza sottoporla al vaglio del censore comunale Marco Antonio Fiducio. Il tipografo evitò il licenziamento grazie all’intervento del Grimani stesso che in data 10 dicembre 1610 scrisse alla città di Udine una lettera in sua difesa. ... leggi La stampa di queste orazioni merita di essere ricordata perché rappresenta la prima opera edita in Udine nella quale fu riportata l’approvazione dell’Ufficio dei revisori dell’Accademia degli Sventati. Prima di questa data il nome di tale Accademia era apparso solamente in un’edizione veneziana del 1608, l’Hermete tragedia nova di Vincenzo Giusti. P. L. fu prima di tutto uno stampatore pubblico e questa attività lo coinvolse a tal punto da lasciargli poco tempo per la produzione privata. Questo potrebbe essere il motivo dell’esiguo numero di testi autonomi usciti durante il ventennio della sua attività. Un esempio dell’impegno per il comune è la stampa, nel 1612, delle Parti, decreti ducali, ordini, et regolationi concernenti il beneficio, et il buon governo della contadinanza de la Patria del Friuli […], Tariffe de la Patria del Friuli intorno ai pagamenti de gli eccellentissimi signori curiali, cancellieri, nodari, et altri, ovvero una raccolta delle terminazioni che dal secolo XV fino al novembre del 1611 regolavano l’agricoltura della provincia e le tariffe che la Patria del Friuli aveva emanato per il pagamento dei suoi dipendenti. Il L. lavorò anche alle dipendenze della autorità ecclesiastica: nel 1613 pubblicò, infatti, un Calendarium Ecclesiae metropolitanae Aquileiensis servato ordine breviarii romani, recogniti auctoritate Clementis VIII Pont. Max pro anno MDCXIII. Editum iussu illustriss. rever d.d. Francisci Barbari patriarchae Aquileien. et c. pro usu totius diocesis e un altro calendario uscirà dalla sua officina nel 1622. Sembra probabile che gli fosse stata commissionata l’intera serie dei calendari (1613-1622), sebbene non ve ne sia rimasta traccia. Della collaborazione con l’autorità ecclesiastica sono testimoni anche i numerosi bandi rinvenuti nell’Archivio della curia arcivescovile e nell’Archivio capitolare, entrambi di Udine: non solo i patriarchi usufruirono del suo lavoro, ma anche il tribunale della Santa Inquisizione di Aquileia. Nel 1614 terminò il mandato quinquennale conferito dalla città di Udine allo stampatore e il L. subito si cautelò chiedendo, in una supplica datata 21 maggio 1614, di essere riconfermato nella carica, offrendosi di stampare a proprie spese le pubbliche fedi dell’Ufficio della sanità. Il 13 settembre dello stesso anno una delibera del comune affidava al L. la stampa dei capitoli del Fontico de formenti, che puntualmente l’anno seguente uscirono dalla sua tipografia (Ordini et capitoli del fontico di formenti della città di Udine). Allo stesso 1615 risalgono le due opere più pregevoli dal punto di vista culturale di tutta la sua produzione editoriale, le Rime del sereno academico sventato e Delle rime di Giuseppe Salomoni academico sventato detto il Vano parte prima. Queste raccolte poetiche furono entrambe stampate in 12° e illustrate con molte riproduzioni xilografiche di piccola misura che scandiscono le varie parti di testo. Esse rappresentano anche le prime edizioni in cui il L. impiega il simbolo dell’Accademia degli Sventati, che da quel momento divenne uno dei suoi committenti più assidui. L’insegna era costituita da un mulino a vento posto in una valle fra monti con il motto «Non è qua giuso ogni vapore spento». Il 9 settembre 1619 lo stampatore friulano inviò una nuova supplica alla città di Udine per chiedere, in considerazione delle calamità del periodo (guerra di Gradisca) e della numerosa prole, un aumento dello stipendio annuo e la riconferma nella carica di stampatore pubblico. La carriera tipografica di P. L. continuò fino al 1629, anno a cui si fa risalire la sua morte. L’ultima opera che riporta le sue note tipografiche è un emendamento del Senato veneto, la Parte presa nell’eccellentiss. Conseglio di pregadi adì 6 gennario 1628 in materia d’inchieste di biave grosse e minute, datata appunto 1629. Da questo momento l’ombra cala su P. L.; altre tre edizioni che uscirono nel 1629 riportano la sottoscrizione del nipote Giovanni Battista Lorio, che probabilmente si fece carico di portare a termine gli impegni presi dallo zio.

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Bibliografia

A. BATTISTELLA, Udine nel XVI secolo, Udine, Doretti, 1932 (= Bologna, Forni, 1976), 223; G. COMELLI, La stampa a Udine nel Seicento, Udine, AGF, 1956, 12-22; V. FAEL, Più secoli di storia dell’Accademia di scienze lettere ed arti di Udine (1606-1969), Udine, AGF, 1970; COMELLI, Arte della stampa, 115-128; M. DE RE, Dalla botttega all’impresa commerciale nel Seicento: Pietro Lorio, Nicolò Schiratti e i suoi eredi, in Prodotto Libro. L’arte della stampa in Friuli tra il XV e il XIX secolo. Catalogo della mostra, Gorizia, Provincia di Gorizia, 1986, 65-67; L. BORTOLOTTI, La figura di Pietro Lorio, stampatore in Udine (1609-1629) e la sua produzione editoriale, t.l., Università degli studi di Udine, a.a. 1986-1987; A. GALLAROTTI, Bandi e avvisi della Repubblica di venezia nel Cinquecento e Seicento riguardanti l’area friulana, «Studi goriziani», 85 (1997), 117-130.

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