LUISINI FEDERICO

LUISINI FEDERICO (1531 - ?)

poeta

Immagine del soggetto

Frontespizio del "Libro della bella donna..." di Federico Luisini, Venezia 1554.

Nato probabilmente a Udine poco dopo il 1530, fratello minore di Francesco e Luigi, figli di Bartolomeo e Paola Manini, è realistico congetturare che, dopo aver atteso in Udine alle lezioni di Sebastiano Fausto da Longiano, abbia proseguito gli studi a Padova, per poi stabilirsi a Venezia. Qui il L. parrebbe aver contratto intima amicizia con Girolamo Ruscelli, il quale curò la pubblicazione del suo dialogo intitolato il Libro della bella donna (1554) proprio in virtù della «strettissima fratellanza» che lo legava al friulano. I personaggi e gli attori del dialogo, dedicato a monsignor Giovanni Manini parente materno, rimandano all’ambiente nobiliare, professionale e culturale friulano. Si registra infatti, oltre a quella dello stesso autore, la presenza di Iacopo da Codroipo, del dottor Niccolò Della Fornace e di Pietro Arrigoni, accanto ai riferimenti ad alcune delle donne amate – come Ottavia Picezza, Lucrezia Toronda, Ortensia Arrigoni e Ginevra di Colloredo –, persone con le quali si può pensare che l’autore intrattenesse, anche al di là della finzione letteraria e in vario modo, una relazione di conoscenza, stima e intimità. Nel testo, d’altra parte, il territorio del Friuli è anche presente con riferimenti alla storia delle città di Aquileia e Cividale nell’alto medioevo. Pure prescindendo dal Libro della bella donna e dalla sua dedica, tra il L. e Giovanni Manini dovette sussistere un rapporto di familiare confidenza, testimoniato dal sonetto indirizzato «al mio […] Giovanni Manini quanto fratello», mentre altre rime del L. sono dedicate «a Messer Antonio Melzo» e, in occasione della loro scomparsa, a mons. ... leggi Giovanni Emiliani e a Giovannantonio Trovamalla. La vena lirica petrarchista del L., ben rappresentata dai sonetti e dai madrigali composti in volgare, anche friulano («Custor disin cu i miedis son valenz»), emerge dalle fonti utilizzate nel Libro della bella donna, il quale risponde a quel gusto per la lirica e la trattatistica di materia amorosa e per le discussioni sull’ideale di bellezza femminile affermatosi nel primo Cinquecento, che trovò negli Asolani di Pietro Bembo uno dei suoi punti di riferimento. Infatti, dietro alle rime petrarchesche, presenti nell’operetta con un numero preponderante di citazioni, il debito più cospicuo si registra proprio nei confronti della lirica amorosa del Bembo, come anche verso il poema ariosteo – per i richiami alle figure di Angelica e Alcina –, e, tra i latini, nei riguardi delle Metamorfosi di Ovidio e della poesia virgiliana. Al di là dell’ossequio alla tradizione, il dialogo si distingue per apprezzabili caratteristiche di originalità rilevate anche dalla pur circoscritta bibliografia critica al riguardo, le quali fanno emergere alcuni problemi che necessitano di essere approfonditi, insieme con una doverosa e tuttora carente messa a fuoco delle coordinate biografiche sotto cui opera l’autore. Ci si riferisce, nel dettaglio, alla vena giocosa che percorre a tratti il Libro della bella donna, la quale è suggerita anche dalla pubblicazione separata di alcuni estratti di passi con movenze novellistiche («dilettevoli facetie») curata da Andrea Tessier (Tre brevi novelle, Venezia 1854), non segnalando tuttavia un particolare forse suscettibile di ulteriore esame. In una “novella” del L. il testo da lui proposto sembra presentare un finale difforme rispetto all’edizione cinquecentina, di cui risulta attenuata la mordacità satirica che il L. ha rivolto, insieme, ai «soldati Pugliesi», ai «Fiaminghi», ai «Levantini» e ai «primi fondatori dell’Ordine Minore». Un approfondimento dello studio dei testi andrà orientato anche verso i componimenti lirici, i cui manoscritti potrebbero mostrare discordanze rispetto alle pubblicazioni a stampa (Ongaro).

Chiudi

Bibliografia

Ms BAU, Bartoliniana, 20, 151-249 (rime copiate da Domenico Ongaro dagli originali).

F. LUISINI, Il libro della bella donna, Venezia, Pietrasanta, 1554 (oltre che nelle edizioni moderne segnalate in CIRILLI il Libro è consultabile anche in testo digitale online in <www.liberliber.it>); ID., Del tempio alla divina signora donna Giovanna d’Aragona, Venezia, Pietrasanta, 1555, f. 221 sgg. (due sonetti); ID., Tre brevi novelle: due di Federico Luigini da Udine ed una di mons. Paolo Giovio tradotta in italiano da C. ZANCARUOLO, [a cura di A. TESSIER], Venezia, Antonelli, 1854.

LIRUTI, Notizie delle vite, II, 153-155, F. CIRILLI, Luigini, Francesco, in DBI, 66 (2006), 502-504; L. ZILLI, ‘Il libro della bella donna’ di Federico Luigini da Udine, «Quaderni Udinesi», 1 (1983), 153-155; M. ROGERS, The Decorum of Women’s Beauty: Trissino, Firenzuola, Luigini and the Representation of Women in Sixteenth-Century Painting, «Renaissance Studies», 2 (1998), 47-76.

Nessun commento

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *