LUISINI FRANCESCO

LUISINI FRANCESCO (1524 - 1568)

rettore di scuola, umanisra

Immagine del soggetto

Frontespizio dei "Parergon libri tres" di Francesco Luisini, Venezia 1551.

Nato a Udine nel 1524 da Bartolomeo e da Paola Manini, ebbe cinque fratelli: Luigi, Federico, Riccardo, Bernardo e Ottaviano. Il L. studiò lettere latine e greche nella città natale, frequentando sia le scuole pubbliche, sia, in privato, le lezioni di Sebastiano Fausto da Longiano, come testimonia il Liruti e come paiono confermare i fratelli Federigo e Bernardo con le loro poesie dedicate al da Longiano. Il L. passò quindi all’Università di Padova, dove ebbe come maestro di eloquenza greca e latina Lazzaro Bonamico, il cui insegnamento egli avrebbe ricordato nel suo commento all’Ars poetica oraziana (De arte poetica commentarium). Probabilmente nel periodo della sua formazione, il L. si recò a Venezia, frequentando Trifone Gabriele, Battista Egnazio, Paolo Manuzio – con il quale intercorse una corrispondenza di cui si conserva testimonianza – e Girolamo Amalteo. L’occasione che gli era stata offerta di mettere in mostra la sua preparazione negli studi classici procurò al L. la proposta di assistere negli studi di eloquenza latina, greca e di filosofia Federico e Alvise Corner, figli del patrizio Giovanni Corner cavaliere commendatario di Cipro. Il L. è menzionato proprio in relazione a questo incarico, che egli accettò, nel secondo dei De poetis nostrorum temporum dialogi duo di Lilio Gregorio Giraldi, autore che il L. conobbe forse in occasione di un viaggio a Ferrara prima del dicembre 1544, e di cui diede poi notizia nei suoi Parergon libri tres. Da questa fonte si apprende che, passando da Ferrara a Venezia, incontrò a Chioggia il vescovo di questa città, il dotto udinese Alberto Pascaleo, con il quale ebbe una argomentata conversazione in materia filosofica e di numismatica, dimostrando la sua profonda conoscenza dell’opera di Temistio e di Aristotele. ... leggi Nel 1549 il L. concorse alla cattedra di umanità a Venezia insieme con i friulani Bernardino Partenio e Francesco Robortello. Il Partenio, appresa la decisione del senato di nominare il Robortello, si ritirò adducendo come causa la bassa entità del compenso, mentre il L., sfavorito nella competizione per la giovane età, scelse di trasferirsi a Padova con Federico Corner (come testimoniano le lettere di Antonio Belloni a Bernardino Partenio). Per il L. questo è anche il periodo di incubazione di diversi suoi scritti, editi e rimasti ancora manoscritti (il Parergon, l’egloga Eridanus, la Pharaphrasis in Psalmum VIII), le cui dedicatorie a Federico e al fratello Alvise testimoniano quanto sia stato felice e produttivo il periodo dell’insegnamento privato presso i Corner. Nel novembre del 1549 si rese vacante la cattedra dell’insegnamento pubblico di latino e greco a Reggio Emilia, liberata da Pietro Angeli da Barga. In seguito a diversi mesi di trattative con gli Anziani del comune di Reggio, durante i quali Paolo Manuzio, Battista Egnazio e Pompilio Amaseo intervennero in favore del L., nell’aprile del 1550 gli fu assegnato l’incarico; dopo aver dato l’assenso, egli si mostrò incerto per la precarietà della condotta annuale se comparata al più stabile compenso offertogli dai Corner, per poi accettare senza riserve con una lettera del 17 giugno da Padova. Grazie al successo conseguito dal L. nel primo anno accademico, con un corso in cui probabilmente furono trattati autori greci e latini come Omero, Aristotele, Demostene, Erodiano, e Cicerone, Orazio, Virgilio, Ovidio, Svetonio, Catullo, gli fu rinnovata la condotta per l’anno successivo. Dopo un breve soggiorno a Venezia nell’estate del 1552, si fermò per altri due anni di insegnamento a Reggio, dedicandosi, dietro consiglio di Paolo Manuzio, a illustrare pubblicamente l’Ars poetica di Orazio, con grande successo di pubblico: «tanto hominum concursu, ut multitudinem studiosorum amplissimus locus non caperet» (Commentarium). Il Commentarium, pubblicato dai Manuzio nel 1554 e anch’esso dedicato all’allievo Alvise Corner, ormai divenuto cardinale, attesta l’alta perizia cui erano giunte la filologia e la pratica esegetica del L., rivelando nello stesso tempo alcuni aspetti del suo metodo; come esso, cioè, fosse fondato sullo studio delle testimonianze manoscritte e quanto i risultati che ottenne dovessero alla collaborazione scientifica con i dotti del tempo: numerosi sono infatti nel Commentarium gli accenni a lezioni trovate in codici autorevoli e «pervetusti» che aveva potuto consultare o di cui era addirittura potuto entrare in possesso grazie alla liberalità di autorevoli esponenti degli studi classici, come il vecchio maestro Bonamico, o i friulani Romolo Amaseo e Mario Savorgnan il Vecchio. Le esperienze e le frequentazioni giovanili del L., anche con illustri personaggi della cultura e della società friulana, producevano i loro frutti, dunque, nell’attività didattica e scientifica condotta nei suoi anni maturi lontano dalla Patria, come testimoniano, tra l’altro, i rapporti che egli sembrerebbe aver intrattenuto con una autorità degli studi filologici come Pier Vettori; tutto ciò avrebbe contribuito a illustrare la figura e la produzione scientifica del L., tanto che lo stesso Partenio lo avrebbe in seguito collocato tra gli interlocutori del suo dialogo Della imitazione poetica, accanto a celebri studiosi di umanità e benemeriti cultori degli studi classici come Trifon Gabriele, Gian Giorgio Trissino e Paolo Manuzio. Per la notorietà da lui raggiunta, all’inizio dell’aprile 1554 Margherita d’Austria duchessa di Parma, figlia di Carlo V, chiese agli Anziani di Reggio di liberare il L. dalla condotta, per affidargli l’istruzione del figlio Alessandro; il L. avrebbe dedicato in seguito alla sovrana, in segno di gratitudine e omaggio per l’onore ricevuto, i Dialoghi sopra la giustizia, ora conservati manoscritti. Trasferitosi allora a Parma dall’estate seguente, il L. divenne precettore di Alessandro Farnese, seguendolo nei viaggi in diversi stati europei. Nel novembre 1556 accompagnò il giovane principe e la madre nei Paesi Bassi, che Margherita governava; li seguì poi in Inghilterra nel marzo 1557, e nuovamente nei Paesi Bassi dal maggio 1557 al 1559; finalmente in Spagna presso la corte di Filippo II, dove si stabilì per più anni restando accanto al giovane principe per seguirlo in un momento importante della sua formazione, consolidando così un rapporto sempre più stretto, come testimonia anche la corrispondenza epistolare manoscritta tra i due, un rapporto che sarebbe stato destinato a produrre nuovi sviluppi nella carriera e nella vita del L. Parallelamente all’attività di precettore nella quale il L. dimostrò di eccellere (vedi anche l’elogio di G.B. Bebbio alla «virtus» del L. nell’attività di insegnamento collocato nell’incipit del suo Topicorum liber: «Ea est Francisci Luisini praeceptoris tui virtus […]»), egli compose versi e orazioni celebrative, dedicandosi anche, dietro insistenza del Farnese, al poema epico Ioseph che Girolamo Fracastoro aveva lasciato incompiuto al secondo libro; il L. perfezionò l’opera nel 1559 aggiungendone un terzo libro che dedicò al suo allievo. Nel 1565 furono decise le nozze di Alessandro Farnese con Maria di Braganza, nipote del re del Portogallo, e il L. seguì il principe a Bruxelles ricevendo in questa occasione la nomina a suo segretario personale. Avendo accompagnato, dopo le nozze del maggio 1566, la coppia in Italia, il L. si trovava nel giugno successivo a Parma, dove morì il 7 marzo 1568. Accanto alle opere già citate, e alle indicazioni del Liruti che segnalano componimenti ora dispersi, il L. è autore di altri scritti, pubblicati e inediti. Significativo il suo contributo all’importante antologia di poeti friulani Helice, curata da Cornelio Frangipane nel 1566, alla quale partecipò con tre epigrammi latini; sempre sul versante della poesia, anche in volgare italiano, il L. aveva già offerto sue composizioni (due sonetti e un’ode latina) per la silloge allestita nel 1555 da Girolamo Ruscelli in onore di Giovanna d’Aragona. Altre sue poesie erano state accolte in edizioni di opere di amici, come l’epigramma in appendice alla Prima parte delle rime di Francesco Denalio, che era stato allievo del L. a Reggio, o la traduzione in versi saffici del sonetto petrarchesco Quando veggio dal ciel scender l’Aurora, pubblicata nelle Annotazioni sopra le rime petrarchesche del Benavides del 1566. Tra i manoscritti del L. pervenuti sono un epitafio inedito «in obitu Francisci Bagolini», due copie dell’egloga Eridanus e della Paraphrasis In Psalmum VIII, dedicati rispettivamente Ad Aloysium Cornelium e Ad Fridericum Cornelium, e un epigramma («Languente, et fluviis argenteus humor Iola»), a lui attribuito («Fr. Luisinus»). Un’importante testimonianza per ricostruire la produzione poetica, in lingua latina e italiana, dei sei fratelli Luisini la si trova nel codice Bartoliniano 20, copia di Domenico Ongaro tratta dagli originali («VI fratrum Luisinorum carmina ex eorum schedis»); per quanto riguarda il L., sono conservati suoi carmina e rime, insieme alle poesie dei fratelli Federigo e Bernardo Luisini dedicate al maestro Sebastiano Fausto da Longiano, e una elegia «in morte» del L. composta dal fratello Riccardo.

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Bibliografia

Ms BAU, Bartoliniana, 20 (carmina: 1-56, rime: 65-71; poesie Federigo e Bernardo L.: 162 e 4r; elegia di Riccardo L.: 353); ms BCU, Principale, 102/148 (epigramma); mss BNMV, Lat., XII, 150 (4395), f. 101v (epitafio Bagolini); ivi, Lat., XIV, 50 (4238) (Eridanus, f. 166r-167v; parafrasi Psalmum VIII, f. 168rv); ivi, Lat., XII 114 (4445) (Eridanus, f. 39r-41r; parafrasi Psalmum VIII, f. 37r-38r). Secondo il repertorio Iter Italicum si conservano opere manoscritte del L. nelle seguenti istituzioni: ms Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 30 inf. (corrispondenza epistolare con Paolo Manuzio); ms Napoli, Biblioteca Nazionale, Principale, XII E 37 (Dialoghi sopra la giustizia, dedicati a Margherita duchessa di Parma); Napoli, Archivio di stato, Archivio Farnesiano, Carte Farnesiane, 261 (I) misc., 262 misc. (lettere); ms Parma, Biblioteca Palatina, Palatino, 555 (carmina, 523-535) e Carteggi, cassette 96-108 (lettere al cardinale Alessandro Farnese); ms Venezia, Biblioteca del civico museo Correr, Cicogna, 1428 (2017) (ode ad Torquatum Bembum, IV, f. 27v-29r); ms Londra, British Library, Add. Mss., 10277 (il L. è incluso tra i corrispondenti di Pier Vettori); ms Parigi, Bibliotheque nationale, Dupuy, 348 (elogium del L.).; ms BCU, Principale, 565, f. 181r-182v (lettere Belloni a Partenio); BAV, Patetta, 223 (G.B. Bebbio, Topicorum liber, f. 1r).

Parergon libri tres in quibus tam in Graecis, quam in Latinis scriptoribus multa obscura loca declarantur, Venezia, Valgrisi, 1551; Egloga inserita nel volume di D. RUGGERI Dioniysii Rugerii Regiensis Pastoria: eiusdem Elegia ad Bartholomaeum Crottum. ... leggi Addita est in calce Egloga Francisci Luisini ad Bonifacium Rugerium, Bologna, Giaccarelli, 1552; Francisci Luisini Utinensis in Librum Q. Horatii Flacci De arte poetica commentarium, Venezia, Manuzio, 1554; Del tempio alla divina signora donna Giovanna d’Aragona, allestito da G. RUSCELLI, Venezia, Pietrasanta, 1555 (82 s. e 5-8 della sezione dei carmina); Joseph liber tertius ad Alexandrum Farnesium, in Hieronymi Fracastorii Veronensis […] Carminum editio II, Padova, Comino, 1739, 77-104; Helice, 24-25 («Fluxibus his laticum sacris arcete profanos»), 70 («Tyrrena quondam celebravit arundine pastor»), 70-71 («Najadum Frangipanis iam sanguinis unam»); M. BENAVIDES, ‘Annotazioni brevissime sovra le Rime di m. Francesco Petrarca’ […] date in luce, con la traduttione della canzona ‘Chiare fresche & dolc’acque’. ‘Italia mia’. ‘Vergine bella’ e del sonetto ‘Quando veggio dal ciel scendere l’aurora’ in latino, Padova, Pasquale, 1566; epigramma in appendice alla Prima parte delle rime dell’eccellentiss.mo giureconsulto il sig. Francesco Denalio […], Bologna, Benacci, 1580.

L.G. GIRALDI, De poetis nostrorum temporum dialogi duo […], Firenze, Torrentino, 1551; LIRUTI, Notizie delle vite, II, 133-148; A. RONCHINI, F. Luisino da Udine, in «Atti e memorie delle RR. Deputazioni di storia patria per le provincie modenesi e parmensi», 5, 1870, 209-218; P.S. LEICHT, Aneddoti di vita letteraria friulana nel Cinquecento, «MSF», 8 (1912), 137-151; B. FAVA, F. Luisini da Udine, lettore pubblico di lettere greche e latine a Reggio Emilia dal 1550 (con appendice di documenti inediti), «Atti e memorie delta Deputazione di storia patria delle provincie modenesi», s. 8, 9 (1959), 71-107; Acta graduum accademicorum gymnasii Patavini ab anno 1551 ad annum 1565, a cura di E. DALLA FRANCESCA - E. VERONESE, Padova, Antenore, 2001 (Fonti per la storia dell’Università di Padova, 26), 45, 107 (laurea in arti 1552 febbr. 12); F. CIRILLI, Luigini, Francesco, in DBI, 66 (2006), 504-505.

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