MAINARDIS ALDO

MAINARDIS ALDO (1892 - 1973)

farmacista, imprenditore, mecenate, collezionista d'arte

Immagine del soggetto

Il farmacista Aldo Mainardis.

Nacque a Valvasone (Pordenone) il 10 ottobre 1892 da Luigi, originario di Chioggia. Era l’ultimo di tre fratelli: Elena che sarebbe andata in sposa a Venezia ad Enrico Marchettano, docente di agraria e responsabile dei possedimenti del conte Achille Gaggia, e Mario, ingegnere elettrotecnico, in seguito docente presso l’Università di Padova e direttore generale della società elettrica SADE. I genitori, titolari di una farmacia in Valvasone, trasferirono l’attività in San Vito al Tagliamento. M. si laureò in chimica e farmacia all’Università di Padova nel 1914 ed in seguito si arruolò volontario, partecipando al primo conflitto mondiale. Congedatosi con il grado di capitano, si trasferì a sua volta in San Vito dove assunse la titolarità della farmacia di famiglia. Con spirito decisamente imprenditoriale ampliò l’attività chimico-farmacologica della stessa, incentivandone il laboratorio e l’attività di commercio farmaceutico-profumiera. Giunse così ad assumere una trentina di dipendenti. Con la collaborazione di un socio francese, Adriano Fayaud, decise poi di trasferire il dipartimento profumiero in Milano ove, a tale fine, nei primi anni Venti fondò la ditta Esperis. Lo spirito d’iniziativa di M. non si esaurì tuttavia in queste attività e così partecipò anche alla gestione della Conti Sedie di Cornuda (Treviso) e della Ceramica San Giorgio di Pordenone. Dopo la dura parentesi della seconda guerra mondiale e dopo che la sua famiglia si era allargata con la nascita dei figli Cesare e Piero, fondò, con altri farmacisti della regione, la Cooperativa dei farmacisti, poi Unione farmacisti del Friuli Venezia Giulia con sedi e magazzini in Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste e Treviso. ... leggi L’organismo giunse ad occupare circa 320 dipendenti, posizionandosi al terzo posto a livello nazionale in termini di fatturato. Oltre a questa attività principale, con altri soci locali avviò in San Vito l’attività della ditta SILFER, azienda operante nel comparto industriale del ferro/tondino, garantendo, in un momento di difficile congiuntura economica, occupazione a circa venti persone. Negli stessi anni Cinquanta iniziò anche ad acquistare alcuni ettari di terreno nelle aree di Spilimbergo, Domanins, Bagnarola e Sesto al Reghena. A fine decennio cedette la stessa SILFER alla ditta sanvitese Preo dopo che, nel 1955, assieme a Celso Bottos ed altri soci, aveva fondato l’Universal industria di mangimi, tuttora operativa nella stessa San Vito al Tagliamento. Nel frattempo, in collaborazione con operatori friulani e veneti, aveva anche avviato uno dei suoi progetti più ambiziosi, acquistando alcuni ettari di pineta tra Lignano Sabbiadoro e il Tagliamento, dando vita in seguito alla Lignano Pineta Spa, quindi alla Porto Santa Margherita e alla Pra’ delle Torri Valle Altanea a Caorle. M. non fu però solo un vivace ed intuitivo imprenditore e un innovativo industriale, era anche un mecenate e un collezionista d’arte, in quest’ultima veste apprezzato anche oltre i confini d’Italia. All’opera di uno dei maggiori ingegni dell’architettura italiana, l’udinese Marcello D’Olivo, giovane e brillante architetto emergente, già noto per alcuni suoi progetti, venne affidata così l’ideazione del piano urbanistico della costituenda Lignano Pineta e di alcune strutture in essa ospitate. Tra M. e D’Olivo nacque una personale amicizia e un’assidua frequentazione. L’opera di D’Olivo suscitò anche l’interesse di Hernest Hemingway, che si recò a Lignano per visionare la realizzazione urbanistica e qui conobbe l’architetto e lo stesso M., mentre il primo avviava la costruzione di alcune ville residenziali nell’area, tra cui la nota villa Mainardis, edificio che, con altre opere dello stesso D’Olivo nella località marittima, attirò il plauso di Bruno Zevi e l’attenzione di una vasta platea internazionale. L’attività di D’Olivo e l’originale sviluppo architettonico-urbanistico dell’area di Pineta, fortemente voluta da M., suscitarono interesse anche nell’originale figura di industriale-poeta rappresentata da Leonardo Sinisgalli, eclettico ingegnere, pubblicitario e letterato, affascinato dalla simbiosi architettura-natura di cui l’architetto friulano era un sostenitore. I due erano in realtà amici da tempo e così il loro rapporto si estese anche a M. e alla sua famiglia. Del resto lo stesso D’Olivo, amico di De Chirico, Pasolini, Ungaretti, Visconti, Picasso, Orson Welles, avrebbe avuto modo di collaborare anche con uno dei figli di M., Piero, anch’esso architetto, mentre l’altro figlio, Cesare, avrebbe rilevato a sua volta la farmacia di famiglia in San Vito. Progressivamente ritiratosi da parte delle sue attività, cui dedicò tuttavia sempre una cura quasi affettuosa, M. si spense in San Vito il 5 gennaio 1973. Incarnò una figura davvero originale di capitano d’industria pragmatico e innovatore, al tempo stesso legato alla sua terra e sensibile alle istanze culturali e artistiche della sua epoca.

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Bibliografia

Le vespe d’oro: saggi e testimonianze su Leonardo Sinisgalli, a cura di G. TORTORA, Cava dei Tirreni, Avagliano, 1995; Marcello D’Olivo: architetto, a cura di F. LUPPI - P. NICOLOSO, Milano, Mazzotta, 2002.

Memorie personali sono state gentilmente fornite dal dott. Cesare Mainardis di San Vito al Tagliamento, figlio dello stesso Aldo e titolare dell’omonima farmacia.

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