MARCHESINI PIETRO

MARCHESINI PIETRO

giurista

P. M. era già citato come “dominus” nella lettera con la quale il 5 luglio 1388 la comunità di Marano si lamentava con quella di Cividale per il comportamento del medesimo in occasione di una seduta del parlamento nella quale egli si era rifiutato di far accedere allo stesso il loro ambasciatore recapitante una lettera di protesta contro gli Udinesi. Si ignora a quale titolo il personaggio fosse presente a quella seduta, anche perché per diversi anni poi non venne ricordato negli atti. Figlio di Giovanni e di Clara che abitavano a Udine nel borgo interno di Grazzano, lasciò nell’attività pubblica traccia a partire dal 30 marzo 1414 fino al 1° ottobre 1418. Nel frattempo il M. si laureò a Padova in diritto canonico, come pare più probabile anche se talvolta egli è ricordato come civilista insieme con Giovanni Cavalcanti con il quale condivise varie responsabilità. In quell’Università dal 1409 al 1410 fu rettore degli scolari oltremontani. Suo fratello Ambrogio gestì la zecca del patriarcato a Udine fra il 1413 e il 1420 e investì il suo denaro in varie imprese commerciali giovandosi anche delle competenze del dottore, che in alcune era pure interessato. L’occasione più vistosa della carriera del M. fu indubbiamente la sua partecipazione al concilio di Costanza, dove fu inviato dal parlamento con un mandato del 21 ottobre 1415 insieme con il cividalese Corrado Boiani e con Giacomo di Rizzardo di Valvasone per presentare difficoltà e proteste nei confronti della Repubblica veneta, dei duchi d’Austria, dei conti di Gorizia e dei signori di Vasa. In conclusione furono oggetto delle lamentele i “damnificatores, turbatores et molestatores” della Chiesa di Aquileia e della Patria del Friuli. ... leggi Gli atti del parlamento non riportano il testo della relazione di tale legazione; vi sono invece ripetute le richieste di risarcimento dei 1.200 ducati da loro spesi nell’occasione. In un’altra grave circostanza emerse in parlamento il nome di P. M. insieme con quelli del vescovo di Concordia Enrico di Strassoldo e del dottore di diritto civile Giovanni Cavalcanti, che dopo il saccheggio di Aquileia si volevano inviare a Venezia per intavolare trattative di pace. Il deciso atteggiamento ostile della Repubblica veneta fece naturalmente naufragare l’esito dell’incontro, che fu probabilmente l’ultimo servizio reso dal nostro personaggio alla Patria del Friuli, perché dopo la sua comparsa in parlamento il 1° ottobre 1418 sembra essere sparito dai documenti ufficiali. Venne a morte prima che suo fratello Ambrogio il 3 giugno 1420 dettasse testamento, dove si registra un lascito per gli anniversari del dottor M.

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Bibliografia

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