MAZZOLI AMADIO NICOLÒ

MAZZOLI AMADIO NICOLÒ (1728 - 1770)

calligrafo

Immagine del soggetto

Ritratto di Amadio Nicolò Mazzoli, disegno a matita di Daniele Farsetti, 1770 (Udine, Civici musei).

Nacque a Fanna (Pordenone) il 6 marzo 1728 da Giovanni e Lucrezia Sartoga di Aviano, primogenito di una famiglia notabile del luogo. Nulla si sa della sua formazione e i pochi dati sulla sua vita derivano da una pittoresca descrizione di Bartolomeo Gamba redatta nel 1839: «Era questo Mazzoli del villaggio di Fanna, in Friuli, piccolo di statura, deforme di volto, d’indole gioviale, e morì sciaguratamente d’anni quaranta dopo avere per lungo tempo sofferta una penosa aberrazione di mente, prodotta da contrastata passione amorosa». Dalla stessa fonte sappiamo che egli divenne assai celebre per la sua notevole abilità di calligrafo, «per tutta Italia non solo, ma oltremonti e eziandio e singolarmente in Londra, ove curiosi amatori mostratone gran desiderio de’ di lui lavori a penna, ve ne sono stati colà spediti de’ bellissimi, e quasi tutti impareggiabili». Il M. morì il 22 agosto 1770 e fu sepolto nell’arca sepolcrale dei «consorti Mazzoli» all’interno della chiesa di S. Martino di Fanna. Grazie all’ineguagliabile perfezione raggiunta, vari esemplari eseguiti a mano dal M., spesso difficilmente distinguibili dalle opere a stampa, se non da occhi esperti, pervennero attraverso diversi collezionisti presso prestigiose biblioteche pubbliche e private, italiane e straniere. Tra i vari facsimili realizzati dal M. e documentati dalle fonti, ma oggi purtroppo non più reperibili, risultano le copie de Il Savio operante nell’ozio di Tommaso Giuseppe Farsetti, delle Poesie di Ermes di Colloredo riprodotte nel 1766, dell’Orlando Furioso di Lodovico Ariosto del 1767 (un tempo conservato presso la Biblioteca Trivulziana di Milano), dei Sonetti sacro morali dell’abate Domenico Ongaro (già nella Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli, 1768), l’Angeleida di Erasmo di Valvason, la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso interamente trascritta e commentata e altri lavori «di mirabile esattezza». La figura dell’amanuense di Fanna e la sua opera testimoniano la sopravvivenza, anche in Friuli, in contesti circoscritti, della produzione e della circolazione del libro manoscritto fin oltre la seconda metà del Settecento, e soprattutto della continuità di una pratica antica, ma non inusuale per usi occasionali e privati o funzionali ad interventi suppletivi in caso di presenza di lacune o refusi nei testi a stampa.

Bibliografia

Archivio Parrocchiale di Fanna, Registro Battesimi 1710-1739, 212; ivi, Registro Defunti 1739-1813, 172.

T.G. FARSETTI, Biblioteca manoscritta di Tommaso Giuseppe Farsetti patrizio veneto e balì del sagr’Ordine Gerosolimitano, a cura di I. MORELLI, Venezia, Fenzo, 1771; B. GAMBA, Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX, Venezia, Il Gondoliere, 1839, 58; G. MAZZATINTI, Inventario dei manoscritti della Biblioteca Concina di San Daniele del Friuli, Forlì, Bordandoni, 1893, 57; A. MARCHI, Fanna, le sue origini e la sua storia, 2, Storia di Fanna, «Friuli nel Mondo», febbraio 1964, 3; A. PICOTTI, Fanna: uomini illustri, in Cadel da Fanna, l’uomo, l’artista e il suo paese, Reana del Rojale, Chiandetti, 1990, 77; T.J. DADSON, Libros, lectores y lecturas. Estudios sobre bibliotecas particulares españolas del Siglo de Oro, Madrid, Arco, 1998, 42, 44; D. MC KITTERICK, Testo stampato e testo manoscritto. Un rapporto difficile, 1450-1830, Milano, Silvestre Bonnard, 2005, 63, 68, 115, 163-165; A.M. BULFON, Per un dizionario dei Fannesi. Repertorio biografico, in Fanna. La sua terra, la sua gente, a cura di P. GOI, Fanna, Comune di Fanna, 2007, 510.

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