MICOLI GIUSEPPE

MICOLI GIUSEPPE (1867 - 1949)

commerciante di legnami, pubblicista, divulgatore, studioso di storia locale

Immagine del soggetto

Il commerciante Giuseppe Micoli.

Nacque a Muina di Ovaro, in Carnia, il 29 agosto 1867 da Antonio ed Eleonora Farlatti, ultimogenito dopo i fratelli Giacomo, Filippo e Francesco. Discendente di una delle più influenti famiglie della Val Degano, lavorò fin da giovane nella fiorente azienda famigliare, operante nel settore del commercio dei legnami già in epoca moderna. Appena diciottenne organizzò spedizioni di zattere dai porti della Carnia e del Canal del Ferro, occupandosi anche della contabilità relativa ai pagamenti delle maestranze. Con la morte del padre, avvenuta nel 1887, la guida dell’azienda venne assunta dal fratello Francesco, che avviò una progressiva centralizzazione dell’attività di vendita nella città di Udine. Il percorso professionale di M. proseguì prevalentemente “sul campo”, sia nella gestione di pratiche e trattative con privati e autorità italiane e austriache; sia nell’ambito specifico delle operazioni boschive, dove emerse fin da subito quella propensione innovatrice e di sperimentazione che divenne tratto caratteristico della sua storia imprenditoriale. Ne fu dimostrazione l’esbosco da zona impervia di 20.000 metri cubici di resinose acquistati nel 1896 dal comune di Moggio, effettuato con la costruzione di un binario decauville di sei chilometri, che consentì un trasporto dei legnami efficace ed economico. I primi venti anni di attività lo legarono fortemente ai luoghi del confine nord-orientale e alle regioni del vicino Impero austro-ungarico. Soggiornò per quattro anni consecutivi a Pontebba; intrattenne viaggi di affari in Carinzia, Stiria, Slovenia, Croazia ed anche in Bosnia, maturando una viva ammirazione per il sistema amministrativo asburgico, da egli ritenuto più rapido ed efficiente di quello italiano. ... leggi Si dedicò con costanza anche nei primi anni del Novecento alla ricerca di nuovi e produttivi sistemi per lo sfruttamento delle zone boschive montane di difficile accessibilità, ottenendo i maggiori risultati nella zona di Ampezzo e della Valle del Lumiei, dove aveva trasferito fin dal 1910 una parte importante dell’attività. La crescita produttiva dell’azienda lo portò alla temporanea apertura di un magazzino nei pressi del capoluogo udinese. Con la forte e incontrollata accelerazione del mercato del legname negli anni della grande guerra, si attivò in più occasioni contro le scelte e le imposizioni dei comandi militari sui tagli e sui prezzi del legname. Nel solco tracciato a livello nazionale da Arrigo Serpieri, favorevole alla liberalizzazione del mercato del legname nelle zone di guerra, M. fu promotore della nascita di commissioni che favorissero in dette zone la collaborazione disciplinata tra imprese, comuni (proprietari di ingenti risorse boschive) ed esercito. Nacque così nel marzo del 1916 il Comitato legname della Carnia, ma l’efficienza dell’organismo fu compromessa dai molti interessi in gioco, sia militari che economici. Lo stesso M., nel giugno 1917, protestò vivacemente per i vantaggi assicurati ad alcune ditte nell’assegnazione della manodopera costituita dai militi esonerati, risorsa determinante in tempo di guerra per tutte le locali imprese boschive e gestita proprio dal Comitato. Anch’egli tuttavia si trovò coinvolto alla fine del conflitto nelle proteste legate all’intenso sfruttamento boschivo perpetrato sui boschi carnici. Al centro delle rimostranze imputategli vi era l’acquisto svolto nel 1919, in società con le ditte Nigris e Morgante, di ampi quantitativi di legname tagliato dagli eserciti nei boschi della Valle del Lumiei e rimasto inutilizzato per due anni. L’acquisto, trattato con il comune di Ampezzo e l’autorità militare, comprensivo dello sfruttamento di altri boschi, prevedeva l’obbligo per la società di completare a proprie spese la sistemazione del torrente Lumiei dal ponte La Maina fino al bosco di Pala Pelosa, nonché di svolgere a prezzo di stima del genio civile il tronco di strada carreggiabile da Ampezzo al bosco suddetto. La società concluse questi lavori alla fine del 1920, anche grazie all’apporto determinante di M., che progettò e costruì (in condizioni orografiche ed ambientali sfavorevoli) un notevole complesso di strutture per l’esbosco dei tronchi. Stabilì una segheria alimentata da un impianto idroelettrico dotato di canali di captazione fabbricati interamente in legno; realizzò gallerie per il passaggio del legname, impiantò (in tratti molto estesi e segnati da considerevoli variazioni altimetriche) teleferiche, binari e viadotti forestali. L’imponenza delle opere ebbe risalto non solo locale e molti aspetti delle stesse furono ripresi nel giugno del 1923 nell’intervento che M. sostenne all’XI congresso della “Pro Montibus” friulana. La partecipazione a convegni e assemblee, ma soprattutto la produzione di articoli e studi furono attività costantemente coltivate da M., a fianco di quella imprenditoriale. In quasi quarant’anni (indicativamente dal 1910 al 1949) pubblicò un centinaio di titoli, intervenendo su riviste del settore forestale, scrivendo articoli su quotidiani locali e nazionali, editando diversi opuscoli. Si interessò di tematiche disparate, concentrando ovviamente la sua attenzione nell’ambito del commercio del legname e delle pratiche correlate. Individuò con lucidità l’incidenza negativa delle importazioni austriache e jugoslave sull’industria friulana e carnica in particolare, svantaggiata da evidenti carenze infrastrutturali, soprattutto nell’ambito dei trasporti. In tal senso, sostenne con forza lo sviluppo della rete stradale e ferroviaria, perorando presso le autorità la costruzione dell’arteria Trieste-San Candido, nonché il recupero dei tronchi ferroviari della Valle del Bût e del Degano (proponendone la trasformazione in linee a trazione elettrica, a scartamento 0,95), anche in funzione dello sviluppo turistico della zona. Una parte consistente di queste osservazioni confluì nel maggio del 1929 nel lavoro di un’apposita commissione, composta, oltre che da M., da Michele Gortani e dai consiglieri provinciali per l’economia Brunetti e Colledan. Ne risultò il Memoriale circa la sistemazione dei trasporti, in cui si denunciava, al di là dei punti già detti, l’eccessivo costo del trasporto dei legnami sulla tratta Villa Santina-Carnia. M. intervenne ripetutamente anche sul tema fiscale e doganale, manifestando una tendenziale propensione verso il libero mercato. Non a caso nel dicembre del 1929, in qualità di presidente del Consorzio boschi carnici (istituto di cui fu guida indiscussa per tutto il ventennio fascista), si oppose al diritto di prelazione trentennale sulla produzione resinosa comunale di Carnia e Canal del Ferro, richiesta ai podestà dalla dirigenza della cartiera di Tolmezzo. La protesta da lui guidata fu determinante nel raggiungimento di una mediazione, ottenuta nel 1932, con la stipula di un accordo che tutelava il libero mercato e gli interessi dei commercianti locali. In ambito specificamente culturale, si interessò a vario titolo di storia locale, scrivendo dissertazioni sulle origini delle “stirpe carnica”. Rivendicò l’importanza di unificare la lingua friulana per rinforzarne la presenza nella piccola patria, anche criticando l’operato della Società filologica friulana, ritenuta colpevole di un’eccessiva promozione delle varianti locali attraverso il «Ce fastu?». Evidenziò inoltre la funzione del friulano come basilare elemento per una completa italianizzazione linguistica dell’elemento slavo, secondo lui ritardata dalla presenza meridionale nelle scuole e nelle amministrazioni (definita “cancrenosa” nello scritto L’unificazione della lingua friulana, del novembre 1945). Tali interessi e opinioni, che denotavano un’ampia cultura generale sicuramente autodidatta, andarono di pari passo con una visione politico-amministrativa da sempre favorevole al decentramento, che lo portò ad aderire alla fine del 1945 all’Associazione per l’autonomia friulana di Tiziano Tessitori. Se l’attenzione verso la specificità dei friulani e della loro lingua non lo videro in linea con il fascismo, unitamente ad altre sue posizioni (contrarietà al centralismo statale, immobilità governativa rispetto alla questione viaria carnica), trovò all’interno del regime diversi elementi di intesa, evidenziati in modo particolare negli articoli di politica estera pubblicati sul «Popolo del Friuli» dal 1938 al 1942. Inequivocabili le critiche alla politica francese, inglese e americana; chiara l’ostilità verso il giudaismo, colpevole di aver contribuito alla nascita e diffusione del bolscevismo, ragione primaria per cui M. disse di condividere l’applicazione fascista delle leggi razziali. Le posizioni razziste scomparvero nello scritto La deviazione morale dell’anima germanica (1948), in cui M. definì il fascismo «una dittatura», all’interno di un’opera che aveva l’obiettivo di dimostrare le cause del fenomeno nazista e le possibilità per il popolo tedesco di rimuoverlo, evidenziando l’esigenza per la politica internazionale di credere in questa possibilità, ai fini dell’unione della Germania all’Europa anticomunista. Proprio per questa vicinanza al fascismo, segnalata dal Comitato di liberazione nazionale della Carnia, il prefetto decretò il 20 febbraio 1946 la sua esclusione dal Consorzio boschi carnici, nonostante l’avvenuta nomina in qualità di delegato di Ovaro. Proseguì la sua attività divulgativa scrivendo articoli fino al marzo 1949 e pubblicando il suo ultimo volume, La produzione del legname resinoso e l’industria forestale nella Provincia di Udine, summa delle sue opere in materia boschiva. Morì a Udine, nella sua abitazione di via De Rubeis, il 20 luglio 1949.

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Bibliografia

ASU, Regia Prefettura/Gabinetto, 54, f. 183, Consorzio Boschi Carnici - Nomina Commissario; Archivio Pieve di Gorto, Liber Baptizatorum Muina. 1866-1896; mss BCU, Principale, 2106, G. Micoli, L’unificazione della lingua friulana, 16 novembre 1945 (dattiloscritto); ibid., G. Micoli, La regione friulana, 16 novembre 1946 (dattiloscritto). Per una bibliografia più ampia di G. Micoli, si veda ms BCU, Principale, 1170, E. Mirmina, Elenco delle pubblicazioni di Giuseppe Micoli, 1947 (dattiloscritto).

Scritti di G. Micoli: Il Magistrato delle Acque e i suoi difetti, «La Patria del Friuli», 26 marzo 1910; Le finanze dei Comuni della Carnia e la disoccupazione, ibid., 6 maggio 1915; Il Banco della Venezia, «Giornale di Udine», 7 novembre 1918; La Jugoslavia e l’importazione del legname in Italia, ibid., 7 luglio 1918; Impianti tecnico-forestali della Valle del Lumiei eseguiti da Giuseppe Micoli e dalla Ditta Micoli-Nigris e Morgante, Del Bianco, Udine, 1921; A proposito delle Tre Venezie, «Giornale di Udine», 16 novembre 1922; L’industria e commercio del legname nella Provincia di Udine, Udine, Tip. Cooperativa Udinese, 1922; Le piccole forze idrauliche della montagna. Memoria presentata all’XI Congresso della Pro Montibus Friulana (Idria, 10 giugno 1923), Udine, Tip. D. Del Bianco e figlio, 1923; I boscaiuoli della Carnia, «Ce fastu?», Udine, 8/7-8 (1932), 199-201; Divagazioni sulla stirpe carnica, «Popolo del Friuli», 6 ottobre 1935; La superiorità dell’intelligenza giudaica, ibid. ... leggi, 4 marzo 1939; Abilità ed astuzia dei giudei, ibid., 2 luglio 1939; La deviazione morale dell’anima germanica, Tolmezzo, Stabilimento Grafico Carnia, 1948; La produzione del legname resinoso e l’industria forestale nella Provincia di Udine, Udine, VITA, 1948.

G. VALENTINIS, Guida delle industrie e del commercio in Friuli, Udine, Tip. F.lli Tosolini, 1910; ID., Guida commerciale-industriale e professionale del Friuli (Provincie di Udine e di Gorizia), Udine, Stab. tipo-litografico ditta E. Passero di G. Chiesa, 1921; E. MIRMINA - A. VIGEVANI, Ricordo di Giuseppe Micoli, Tolmezzo, Stabilimento Grafico Carnia, 1952; D. BARON, Michele Gortani e il fascismo carnico, Tolmezzo, Fondazione Museo carnico Gortani, 2003; M. ERMACORA, Lo sfruttamento delle foreste carniche durante la Grande Guerra. Esercito, comunità alpine, industria del legno (1915-1921), «M&R», 24/1 (2005), 139-161; G. CONEDERA, Muina piccolo e pittoresco paesello della Carnia, Tolmezzo, Treu, 2007; D. BARON, Politica e istituzioni (1919-1948), in Ampezzo nel Novecento, Udine, Ribis, 2009.

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