MIONI GIOVANNI DI DOMENICO

MIONI GIOVANNI DI DOMENICO (1475 - 1531)

pittore, intagliatore

Immagine del soggetto

Ancona lignea di Giovanni e di Domenico Mioni, proveniente dalla chiesa di S. Maria di Valeriano, 1509 ca. (Pordenone, Museo civico d’arte).

Figlio di Domenico, nacque intorno al 1485, probabilmente a Udine, dove abitò e tenne bottega in borgo San Cristoforo. Nel 1511 sposò Caterina di ser Maffeo della Porta dalla quale ebbe una figlia. Ebbe pure una figlia naturale. Morì a Udine il 4 gennaio 1531. Pittore, intagliatore, doratore, apprese l’arte dal padre, di cui, alla morte avvenuta nel 1507, portò a termine alcune opere. Ebbe una vita travagliata da malattie (ci rimangono tre suoi testamenti, l’ultimo dei quali redatto cinque giorni appena prima di morire), ma ciò nonostante lavorò alacremente, a giudicare da quanto testimoniano i documenti in merito ad una intensa produzione di altari, statue, gonfaloni. Dei suoi primi lavori, condotti all’interno della bottega paterna, non rimane memoria. La prima attestazione della sua presenza nel mondo dell’arte data al 2 novembre 1507, quando con la fraterna di S. Maria di Moruzzo si obbligò di dorare un’ancona scolpita da Bartolomeo dall’Occhio di San Vito; nel 1509 una sua ancona per la chiesa di S. Maria di Valeriano venne stimata 100 ducati e 2 staia di frumento. Nel 1511 promise di scolpire una pala d’altare con numerose statue per la chiesa di Vissandone e nel 1517 un’altra grande ancona per la chiesa di S. Maria dei Battuti di Valeriano. Eseguì altre ancone scolpite, dipinte e dorate, per le chiese di Moimacco (1512), Clauzetto (1520), Maiano (1522), Vergnacco (1524), Lauzzana (1525), Percoto (1525), Taipana (1526), Verzegnis (1530: conteneva ben 15 statue). Si ricordano altre opere di minor impegno per le chiese di Luincis (1511, un gonfalone), Cividale (1512, gonfalone per S. Maria dei Battuti), Santa Margherita del Gruagno (1516, collabora all’ancona fatta da Marco di Bartolomeo da San Vito), San Paolo (1519), Dignano (1520), Viscone (1522, un disegno), Dilignidis (1523, statua di S. Michele), Madrisio (1525), Prestento (1525, un gonfalone), Pozzalis (1526, porta a termine un’ancona iniziata da Marco da Venzone), Cisterna (1526, statua di S. Leonardo), Madrisio (1526, statua di S. Antonio), Qualso (1526?, angeli), Mortegliano (1527), Vergnacco (1527, due angeli). Il 21 gennaio 1531 la vedova di G. restituì alle chiese di Ognissanti di Sutrio e di S. Stefano di Nimis i denari da queste anticipati al marito per due ancone che egli si era obbligato a fare. ... leggi Di tutte le opere sopra ricordate è rimasta solamente l’ancona eseguita intorno al 1509 per la chiesa di S. Maria di Valeriano, depositata nella seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento nel Museo civico di Pordenone. Contiene nella parte superiore le statue della Madonna con Bambino e quattro Santi; nella parte inferiore la raffigurazione scenica del Compianto su Cristo morto, con la Pietà e sei statue che si stagliano su un fondale dipinto con la veduta di Gerusalemme ed il paesaggio collinare che circonda la città; nella predella la Trinità fra due schiere di confratelli in bassorilievo. Opera di grande impatto scenico, realizzata con disinvoltura, nella quale G. mostra autonomia di linguaggio, abbandonando la consueta struttura architettonica con partitura mediante colonnine o paraste e il decorativismo gotico del padre, per dare all’ancona un’impostazione decisamente classicheggiante, evidenziata anche dai rilievi di tipo lombardesco di pilastri e architravi. Indulge nel gruppo scultoreo centrale, dove traspare l’eco dei compianti emiliani, in atteggiamenti espressionistici di sapore popolare. Una certa differenza stilistica tra le statue del piano inferiore e quelle del superiore ha fatto ipotizzare che per queste G. abbia utilizzato sculture già esistenti nella bottega paterna. A G. vengono attribuite una Madonna con Bambino nella chiesa del Carmine di Ovaro ed un’altra nel duomo di Palmanova (opera della bottega di Domenico).

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Bibliografia

DI MANIAGO, Storia, I, 27-28, 221; II, 123; JOPPI - BAMPO, Nuovo contributo, 13-17; JOPPI, Contributo secondo, 87; F. PITACCO - V. OSTERMANN, Su alcune antichità artistiche della chiesa di Valeriano, «Atti dell’Accademia di Udine», s. II, 8 (1888), 87-98; W. KÖRTE, Deutsche Vesperbilder in Italien, Leipzig, Keller, 1937 (Kunstgeschichtliches Jahrbuch der Bibliotheca Hertziana, Erster Band), 125; MARCHETTI - NICOLETTI, Scultura lignea, 6, 54, 61-62, 128; E. BELLUNO, Il restauro delle sculture, in Mostra di Crocifissi e di Pietà Medioevali in Friuli, Udine, Doretti, 1958, 132-133; BAMPO, Contributo quinto, 133-141; G. NICOLETTI, Domenico da Tolmezzo, Udine, Casamassima, 1969, 50-51, 63; G.M. PILO, Ricerca e conservazione (diario 1965-1975), «Studi storici e geografici», 1 (1977), 215-219; A. RIZZI, Mostra della scultura lignea in Friuli. Catalogo della mostra (Villa Manin di Passariano, 18 giugno-31 ottobre 1983), Udine, Istituto per l’Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, 1983, 22, 126-129; F. DALL ’AGNESE - P. GOI, Itinerari d’arte del Rinascimento nel Friuli occidentale, Udine, Campanotto, 2000, 23-24; F. DALL’AGNESE, scheda, in Il Museo Civico d’Arte di Pordenone, Vicenza, Terra Ferma, 2001, 86-87; F. FRUCCO, “Unam capsam ubi dicta Anchona stare debet depincta cum stellis”. Le strutture protettive della pala d’altare in Friuli tra XV e XVI secolo, «Ce fastu?» 81 (2005), 1, passim; G. BERGAMINI, Giovanni di Domenico Mioni da Tolmezzo, in SAUR (in corso di stampa).

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