MORLUPINO NICOLÒ

MORLUPINO NICOLÒ (1450 - ?)

notaio, verseggiatore

Si ignora la data di nascita di N. M. che va correttamente collocata, secondo le indicazioni di Liruti, «circa il fine del secolo decimo quinto» (è stata proposta la data congetturale del 1498). Il M. era nipote di un altro Nicolò senior, notaio e precettore di scuola, dal quale ha inizio la genealogia dei Morlupino di Venzone. Di lui il Liruti racconta che «partitosi dal castello di Morlupo, posto nel territorio di Roma, verisimilmente quando questo castello fu affatto distrutto […] si portò ad abitare nella sudetta terra». In effetti in numerosi atti N. senior viene detto «de Roma» («per man de ser Nicolò de Roma»; «manu […] domini Nicolai Morlupini de Roma»). Compilò un importante inventario dei beni mobili del duomo di S. Andrea di Venzone nel 1466; rogava ancora nel 1489; e sembra che ancora vivesse nel 1497. Ebbe almeno due figli: Domenico, notaio e cancelliere (il cui ramo fu poi continuato da Urbano, pure notaio e da Giacomo) e Paolo, deceduto prima del 1537, da cui discendono Nicolò iunior e Morlupin. N. iunior fu avviato al notariato sotto la guida dello zio Domenico; il primo rogito vergato di sua mano è del 1520; agli anni 1528-37 risale un Nicolai Morlupini instrumentorum liber primus conservato presso l’Archivio di stato di Udine che mostra una significativa sospensione dell’attività nel 1534 «propter suspeccionem pestis in domo mea habitam». Ad esso, dopo un vuoto di dodici anni, segue un Liber secundus che copre il periodo 1549-56. Il M. esercitava la professione principalmente a Venzone e nei villaggi circonvicini, con una eccezionale, ma non ingiustificabile, puntata a Villacco nel 1551: a Venzone abitavano e da Venzone passavano numerosi commercianti “alemanni”. È possibile (provvisoriamente) riempire questa vacanza con l’attività di avvocato, di procuratore, di arbitro, di curatore che egualmente esercitava; per esempio, nel 1538-39 era cameraro della confraternita di S. Maria del Gonfalone, come risulta dai due libri contabili «ad annum», almeno parzialmente autografi. ... leggi Nel 1536 e poi negli anni 1553-55 e 1557-68 è documentata la sua partecipazione alla vita amministrativa della Terra (fa parte del consiglio dei Quaranta); come consigliere il 17 settembre 1568 era presente alla cerimonia che rinsaldava la pacificazione tra Venzone e Gemona avvenuta un anno avanti (17 giugno 1567), della quale ci lasciò una breve cronaca. Era membro dell’Accademia veneta della Fama fondata nel 1558 da Federico Badoer, cui era aggregato pure il fratello Morlupin rimasto poi coinvolto nel rovescio finanziario che travolse l’associazione nel 1561: forse costui va identificato con quell’«abate Morlopino» che stampò in Venezia nel 1572 presso Domenico Farri, Le illustri azioni de’ serenissimi principi della famiglia Moceniga; di lui E.A. Cicogna segnala «alcuni opuscoli usciti dall’Accademia, e registrati già dal Renouard negli Annali della Stamperia Aldina». Il quadro degli interessi letterari della famiglia va completato con Romano, figlio di Giacomo di Domenico – cugino di Morlupin e di N. iunior – nato a Venzone nel 1568, e autore de Il grande, e meraviglioso successo delle nozze di Sigismondo III re di Polonia con la principessa Anna figliuola del serenissimo già arciduca Carlo d’Austria, stampato a Udine dal Natolini nel 1592. N. M. era coniugato con una Maddalena Leoni pure di Venzone; non risulta che avessero prole, o che sia loro sopravvissuta; Maddalena vivente il 18 dicembre 1569 è segnalata come madrina di battesimo. N. iunior era ancora vivo il 21 novembre 1570 («Nobilis dominus Radiussio quondam. alterius Radiussii de Radiussiis civis Venzoni, cui sub die tertia martii proxima praeterita ut in instrumento manu egregii ser Nicolai Morluppini civis et notarii dicti loci publicato et exhibito […]»); risulta defunto l’11 maggio 1571: tra questi estremi va quindi collocata la data della sua morte. Il corpus poetico edito del M. comprende, a tutt’oggi, dodici sonetti variamente caudati, certuni di così buona fattura tecnica da far suscitare il sospetto che i metri sovrabbondanti o carenti e le numerose oscurità di altri siano dovuti ad una non irreprensibile trasmissione. Si tratta di sonetti comico-burleschi, con uso non parsimonioso delle figure codificate del genere: il catalogo, la variazione, la parodia, l’irrisione, la banalizzazione. Avari di note autobiografiche (si isola soltanto un antieroico «Di Glemone une volte jo schiampai / fin’a Venzon, chu mai mi post chialai […] chu quant chuij mie compagns disevin teste / Jo disee, giambis, e a Dio chui chu reste», che rimanda alle fin troppo frequenti risse tra i cittadini delle due Terre); ricchi di indicazioni a riguardo della concreta occasione per la quale furono scritti: nozze (dilagando pertanto i versi nelle previste ed obbligate licenze verbali, con allusioni licenziose degli ambiti sulla sessualità e sul cibo, con schietti spunti di comicità carnevalesca), convivi (segnati dai topoi dell’abbondanza, della sfrenatezza, dell’ingordigia, dell’ubriachezza, a celebrazione della vitalità liberatoria), inviti ad incontri amicali, comiche delusioni («Il Marlupino, poeta furlano celebre, era ritornato dall’uccellare senza preda, fiacco e stanco. Fece il presente sonetto»). Anche quando il destinatario è prelato d’alto lignaggio (nel caso, il patriarca Grimani), l’oltranza linguistica del M. si attenua, ma non scompare; così come, all’inverso, un poeta anche severo qual è il Biancone, si apre alla burla nel sonetto inviato a M., poiché «il rapporto letterario con M. implica una particolare codificazione topica e retorica» (Pellegrini): come sapeva, d’altra parte, l’anonimo autore dell’elogio della calvizie, La lode della Pelata, che dedicò la sua epistola «a l’excellentissimo poeta furlano m. Nicolò Morlupino».

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Bibliografia

ASU, NA, 10726, Liber primus instrumentorum […]».

J.-C. BRUNET, Manuel du libraire et de l’amateur des livres, Paris, Brunet-Le Blanc, 1810; E.A. CICOGNA, Delle inscrizioni veneziane, Venezia, Orlandelli, 1830, III, 50-55, 479-480; D.V. B. [don V. BALDISSERA], A Venzone il 17 giugno 1567, «Patria del Friuli», 6/6 (1893), 99-101; V. J[OPPI], 1568, 17 settembre. Feste fatte in Venzone e Gemona nell’anniversario della pace tra loro conchiusa, Udine, Del Bianco, 1893 (nozze Stringari-Sometti); U. PELLIS, Versi friulani del Cinquecento, Trieste, Editoriale libraria, 1933; Quattro sonetti friulani del Cinquecento, in Testi friulani raccolti da G.B. Corgnali, a cura di G. PERUSINI, «Ce fastu?», 41-43/1-6 (1965-67); G.B. CORGNALI, Scritti, a cura di G. PERUSINI, Udine, SFF, 1968; R. PELLEGRINI, Versi di Nicolò Morlupino, «Metodi e ricerche», 1/1 (1982), 54-68; R. PERESSINI, Appunti per una biografia di Nicolò Morlupino, «Ce fastu?», 80/2 (2004), 213-222; R. MICHELI, L’archivio del Pio istituto elemosiniere di Venzone, «Bollettino dell’associazione Amici di Venzone», 33 (2004), 99 e 142.

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