PELIZZO GUGLIELMO

PELIZZO GUGLIELMO (1904 - 1974)

parlamentare, avvocato, promotore culturale

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Il senatore Guglielmo Pelizzo.

Nato a Faedis (Udine) il 25 aprile 1904, sesto dei dodici figli di Giovanni (già sindaco del paese) e di Ernesta De Luca, appartenenti a famiglie relativamente facoltose e di radicata fede cattolica militante, terminate le scuole elementari, P. durante gli anni della prima guerra mondiale studiò privatamente presso uno dei tre zii sacerdoti per prepararsi da privatista all’esame finale del ginnasio, che superò nel 1919. Insieme con i fratelli Alfonso (futuro medico), Giuseppe e Mario (che sarebbero diventati farmacisti), proseguì gli studi al Liceo Tito Livio di Padova, ospite del collegio Barbarigo, allora da poco rinnovato con l’intervento dello zio Luigi Pellizzo, vescovo in quella città dal 1906 al 1923 (poi chiamato a Roma). Nel 1923 P. ottenne la maturità classica, per poi iscriversi alla Facoltà di giurisprudenza dell’Ateneo patavino, presso il quale si laureò ventitreenne nella sessione estiva dell’a.a. 1926-1927, discutendo una tesi di diritto penale, relatore il professor Vincenzo Manzini. Apprese le prime arti della futura professione da praticante nello studio degli avvocati Giovanni Biavaschi e Guglielmo Schiratti a Udine, fino a quando aprì uno studio autonomo in Cividale. Nel frattempo aveva adempiuto agli obblighi del servizio militare quale ufficiale di complemento (prestò di nuovo servizio nella seconda guerra mondiale) e s’era sposato nel 1930 con la cividalese Maria Pascolini. Erano gli anni in cui il fascismo aveva ormai da tempo messo a tacere qualsiasi forma di libertà di opinione e di azione, arrivando addirittura a sciogliere l’Azione cattolica, che P. aveva cominciato a frequentare fin da giovane, ricoprendo l’incarico di segretario della “Clape universitarie catoliche furlane” (emanazione locale della FUCI). Anche P., che già con le prime esperienze di politica attiva aveva apertamente espresso il suo orientamento (appena diciottenne, nel 1923, successe al padre nella carica di segretario di Faedis del Partito popolare), dovette attendere la conclusione del conflitto bellico per poter partecipare al rinnovato agone politico democratico. ... leggi La prima esperienza amministrativa avvenne nel 1946 con l’elezione a consigliere comunale di Cividale, seguita dalle nomine a vice del sindaco Giovanni Brosadola e a presidente del locale ospedale civile, per il quale provvide alla ristrutturazione; divenne poi membro della ricostituita Deputazione provinciale. Sul piano più squisitamente politico, in grazie alle sue note doti di saggio mediatore, assunse l’incarico di segretario zonale della Democrazia cristiana. Nelle elezioni amministrative del giugno 1951 con vastissimo consenso popolare fu considerato il naturale successore di Brosadola (scomparso il mese precedente) e la fiducia gli fu rinnovata per tutti i successivi mandati. Fra le tantissime opere realizzate dal “sindaco della ricostruzione” (come venne definito in quegli anni) si segnalano le principali, quali l’edificazione di più scuole, della Casa di ricovero, del teatro Ristori, il consolidamento del ponte del diavolo, gli interventi sui pubblici monumenti storici, l’avvio del Consorzio industriale del Friuli Orientale, lo sviluppo dell’Acquedotto del Poiana (ente, quest’ultimo, che presiedette per più di quattro lustri). Due anni dopo la prima elezione a sindaco gli fu offerta, da lui sicuramente non cercata – tanto che essa avvenne soltanto a seguito della rinuncia di Luciano Fantoni –, la candidatura al Senato per il collegio di Cividale. Fu eletto con oltre 45.000 voti, ottenendo il maggior quoziente elettorale dell’intera Regione. L’ampio consenso popolare si sarebbe ripetuto nelle tornate successive. Egli si distinse al Senato come «uno di quei parlamentari che acquistano prestigio ed autorevolezza non per particolari carismi di doti oratorie o di preminenza politica, ma per l’assiduità nel quotidiano impegno di lavoro, per la disponibilità anche ai compiti gravosi e meno appariscenti, per l’intelligenza, per la concretezza, per il buon senso che sanno dimostrare in ogni circostanza» (Burtulo, 1984a, 68). La sua fondamentale attività da Senatore si concretò in 223 proposte di legge, 168 interventi, 492 presenze in comitati e commissioni, quali risultano dagli «Atti parlamentari. Senato della Repubblica» (Tirelli, 1992, 67). Particolare attenzione prestò al Circondario cividalese, specialmente alle Valli del Natisone. A tale riguardo si ricorda ancora la visita di tutti i sindaci di quel territorio al presidente della Repubblica Antonio Segni, organizzata da P. quale epilogo della sua costante opera di sensibilizzazione a livello nazionale delle difficoltà delle Valli. In veste di sindaco di Cividale, con acuta preveggenza politica, in piena guerra fredda, nel 1950 si propose quale antesignano dell’apertura verso la Slovenia, ripristinando a Caporetto il 3 novembre l’omaggio all’Ossario dei caduti italiani nella battaglia del 1917, cerimonia avviata la prima volta alla presenza di poche persone e fra diffusa diffidenza, oggi divenuta incontro tradizionale, cui partecipano centinaia di sloveni e di italiani. Per le sue doti di gran lavoratore, di politico esperto, di persona dall’assoluta integrità e onestà morale, venne candidato dai vertici regionali del partito, e nel febbraio 1963 fu nominato sottosegretario alla difesa nel IV governo Fanfani e mantenne l’incarico – a parte una breve interruzione – per ben sei anni consecutivi, partecipando ai primi due governi di Aldo Moro e al secondo di Giovanni Leone. Fu un periodo di attività intensissima, che si sommava all’amministrazione della sua città e ad altri compiti a livello nazionale (quale la presidenza della Federazione nazionale delle aziende municipalizzate), senza tuttavia trascurare l’attenzione per iniziative locali, anche di carattere culturale (presidenza delle neonate Associazione culturale “Arc”, che raccoglieva scrittori delle regioni alpine, e Fondazione de Claricini Dornpacher di Bottenicco). In ambito parlamentare ricevette numerosi incarichi in più Commissioni, ai quali s’aggiunse nel 1966 la prestigiosa nomina a membro del Consiglio d’Europa. La sua appartenenza al governo favorì il buon esito di varie leggi a beneficio del Friuli, quali i provvedimenti per la soluzione dei problemi delle servitù militari, per il sostegno allo sviluppo industriale e alle iniziative per i primi insediamenti universitari in Udine, per non dire dell’azione svolta per stabilire definitivamente a Rivolto la sede delle Frecce tricolori, pattuglia acrobatica della Aviazione militare italiana (P. per sei anni presiedette l’Aereoclub friulano). Nonostante i numerosi impegni, egli mai trascurò la famiglia, alla quale era molto attaccato, pur non facendo apertamente trasparire – riserbato quale era e poco incline a facili confidenze, per quanto di temperamento gioviale – i suoi sentimenti a riguardo, se non velatamente facendo capire l’intimo orgoglio per la riuscita professionale dei suoi quattro figli. Il poco tempo libero lo dedicava all’arte venatoria, alle escursioni sulle montagne specialmente del Friuli, delle quali scalò le cime più significative, o al riposo bucolico nella sua tenuta di campagna. Va infine particolarmente sottolineata la fondamentale attività da lui svolta con grande dedizione e consapevole spirito di servizio a favore della Società filologica friulana, che seppe rinvigorire e fare crescere tanto da farla riconoscere quale «primo istituto culturale del Friuli» (Burtulo, 1984b, 71). Iscritto al sodalizio fino dagli anni Trenta (Michelutti, 1999), ne divenne presidente nel marzo 1964, succedendo al senatore Tiziano Tessitori, in conformità a una tradizione – avviata con il sottosegretario di Stato Pier Silverio Leicht (presidente dal 1925 al 1945), seguito da Michele Gortani (1945-1948) – che aveva visto alla guida del sodalizio eminenti personalità politiche capaci di garantirgli visibilità e prospettive di risorse. Di questo si mostrò consapevole P., dichiarando apertamente subito dopo la elezione: «Jo no puès calcolâmi un omp di grande culture, stant ai esemplis che l’istituzion ’e à daûrsi: ma ’o sai di séi stât clamât par vie di chel ch’o podarai utignî in fat di miez, come pulìtic che al pratiche ancje Rome. Jo ’o puès dome che prometi ch’o fasarai dut chel ch’o podarai. Par chest ’o azzeti la cariche, che mi onore» [Non mi ritengo uomo di grande cultura, come altri che mi hanno preceduto nella carica: ma so di essere stato chiamato perché, come politico che frequenta gli ambienti romani, possa essere utile nel procurare risorse. Certamente farò tutto quello che mi sarà possibile. Onorato, accetto perciò l’incarico] («Sot la nape», 5, 1974). Le promesse furono mantenute con i fatti, in ossequio al tratto fondamentale di quello che qualcuno definì “stile Pelizzo”. Per riscontrare tutte le realizzazioni è sufficiente scorrere le dettagliate relazioni presentate all’assemblea dei soci. Fra le tante è da citare l’acquisto nel 1966 della prestigiosa sede di palazzo Mantica in Udine (per la quale P. garantì personalmente il prestito finanziario), di lì a qualche anno seguito da analogo intervento a favore di Gorizia, il rinnovato statuto della Società, il memorabile Congresso internazionale di linguistica e tradizioni popolari del 1969, gli interventi a favore della futura Università del Friuli, dell’insediamento della Sovrintendenza alle belle arti in Udine, della istituzione di un Museo etnografico friulano. Per conoscere le linee di azione politica culturale di P. in seno alla Filologica, non avendo egli lasciato altri scritti particolari, bisogna ricorrere agli indirizzi di saluto editi nelle monografie pubblicate per gli annuali congressi o simili incontri tenutisi sotto la sua presidenza dal 1963 al 1974: la concordia e l’unità dei friulani, la promozione della lingua friulana insieme con l’attenzione per tutte le varietà idiomatiche della regione, la tutela e la divulgazione degli aspetti culturali e delle tradizioni popolari, l’apoliticità, l’attenzione ai giovani («la Filologjche […] une societât che no domande nissun passepuart pulitic, ch’e ten viarte le puarte par duc’ e che di duc’ e à bisugne massimamentri dai zovins» [la Filologica… un’associazione che non chiede passaporti politici, ma che spalanca la porta a tutti e di tutti, in particolare dei giovani, ha bisogno], congresso di Aquileia del 1968). Dopo un periodo di malattia P. si spense il 6 ottobre 1974 per complicazioni seguite ad intervento chirurgico. I suoi cittadini e tutti i friulani ne hanno voluto perpetuare la memoria con partecipate commemorazioni ad ogni significativa scadenza anniversaria, quali per il decennale della scomparsa (Commemorazione, 1984; Burtulo, 1984a e 1984b), l’incontro organizzato dalla Società filologica il 13 novembre 1994 al Centro S. Francesco per ricordarne la figura nel ventennale (Bertossi, 1994), un ricordo per il trentennale della scomparsa (Blasoni, 2004). Ad esse si aggiungono alcune iniziative e riconoscimenti ancor più significativi perché destinati a durare nel tempo, quale la dedica del rifugio alpino inaugurato nel 1975 a 1320 m, sotto la cima del suo amato Matajûr, la pubblicazione di una ricca biografia (Tirelli, 1992), le intitolazioni a suo nome del salone d’onore di palazzo Mantica in Udine, sede principale della Società filologica friulana, nel gennaio del 2006 (Frau, 2006a e 2006b) e nel 2007 di una strada urbana di Udine, capitale del Friuli, riconoscenti, simbolici omaggi della intera regione a una persona, il cui servizio reso alla Comunità «onora la nobile tradizione della sua terra e costituisce modello esemplare per chiunque intenda dedicarsi alla cosa pubblica», come di P. ebbe a scrivere il presidente della Repubblica italiana Francesco Cossiga (Tirelli, 1992, 7).

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Bibliografia

Per la bibliografia di P. su discorsi, interventi e resoconti delle discussioni al Senato si vedano gli «Atti parlamentari. Senato della Repubblica»; per gli scritti in opere edite dalla Società filologica friulana si rinvia agli Indici delle pubblicazioni della stessa, passim; inoltre, G. PELIZZO, Presentazione, in A. RIEPPI, Cividale, l’antica Forum Julii. Storia, monumenti ed opere d’arte, Udine, AGF, 1956; ID., Giuseppe Brosadola nel XXV della morte, Udine, Scuola cattolica di cultura, s.d. [ma 1968]; ID., Rassegna delle attività svolte dal Comune di Cividale: novembre 1964-maggio 1970. Relazione, s.n.t. [ma Cividale del Friuli, Amministrazione comunale, 1970]; ID., Presentazione, in L. BRAGAGLIA, Adelaide Ristori oggi. Celebrazione di Adelaide Ristori nel centocinquantesimo anniversario dalla nascita. Cividale del Friuli 1822-1972, Udine, Comune di Cividale, s.d. [ma 1972].

«Sot la Nape», 26/3-4 (1974), 5-7; F. BARBINA, [commemorazione], «Sot la Nape», 27/1 (1975), 67; Commemorazione del Sen. Guglielmo Pelizzo nel 10. anniversario della scomparsa. Città di Cividale del Friuli, s.n.t. [ma Cividale del Friuli, Comune di Cividale del Friuli, 1984]; L. BURTULO, Ricordato nel 10. anniversario della morte. Guglielmo Pelizzo: il suo ricordo è fatto di opere e di impegno, «La Panarie», n.s., 17/65-66 (1984), 49-58 (= 1984a); ID., Ricordo di Guglielmo Pelizzo a dieci anni dalla sua morte, «Sot la nape», 36/4 (1984), 67-74 (= 1984b); A. TIRELLI, Guglielmo Pelizzo. Una vita per l’avvenire, Premariacco, Tipolit. Juliagraf, 1992; S. BERTOSSI, Un grande friulano, «MV», 14 novembre 1994; M. MICHELUTTI, Memorie presidenziali cividalesi, in Cividât, I, 569-573: 571-573; M. BLASONI , Guglielmo Pelizzo, «La Panarie», 37/141 (2004), 34-36; G. FRAU, Cerimonie di intitulazion al President Guglielmo Pelizzo, «Sot la nape», 58/1-2 (2006), 31-34 (= 2006a); ID., Un protagonist dal Nûfcent, «MV», 10 gennaio 2006 (= 2006b).

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