PRATA (DI) GABRIELE

PRATA (DI) GABRIELE

uomo d’armi, avvocato della chiesa di Concordia

Figlio primogenito di Guecello di Prata e di Gisla da Romano, Gabriele nacque nella seconda metà del XII secolo. Gradualmente affiancò il padre alla guida del proprio casato. Il 31 marzo 1190 ottenne grazie a una permuta la motta e i mulini di Pasiano nonché alcuni villaggi posti sulla sinistra del fiume Meduna, che i signori di Caporiacco detenevano in feudo dal vescovo di Concordia: l’operazione rafforzò la presenza pratese nell’area e garantì al nobile casato il controllo dell’importante sistema fluviale Noncello-Meduna-Livenza. Nello stesso periodo G. assunse l’ufficio di avvocato della chiesa di Concordia, entrando però in contrasto con il vescovo Romolo in merito alla convocazione del placito civile: il 13 maggio 1192 venne promulgata una sentenza arbitrale che, pur definendo prerogative e diritti delle parti in causa, non risolse in modo definitivo le criticità esistenti tra il presule e il suo avvocato. Nel 1193 il nobile pratese era al fianco del padre Guecello che, sostenendo l’alleanza anti-trevigiana promossa dal patriarca di Aquileia, era impegnato nell’assedio di Oderzo. Negli anni seguenti lo scontro con Treviso proseguì, tra fasi di latenza ed effettivi momenti di conflitto, fino a quando nel settembre del 1199 i signori di Prata furono costretti ad arrendersi e a firmare un patto di cittadinanza con il comune di quella città. Nel 1202, alla morte del vescovo Romolo, G. favorì l’elezione alla cattedra concordiese del preposito Odorico. I buoni rapporti con il nuovo presule sono testimoniati dalla complessa operazione in cui quest’ultimo venne coinvolto nel novembre del 1203, al fine di consolidare i diritti di G. e del fratello Federico sul castello di Calaresio (Montereale). Il 20 gennaio 1204 i signori di Prata e il vescovo Odorico erano presenti a Lorenzaga per assistere alla firma degli accordi di pace tra Treviso e il patriarca Pellegrino II. Nel 1209 G., in qualità di avvocato della chiesa di Concordia, fu costretto a intervenire per porre fine a un conflitto che contrapponeva aspramente il vescovo e il capitolo cattedrale. ... leggi Nel 1214 si accordò con il fratello Federico per procedere alla divisione dei beni e delle giurisdizioni detenuti dal loro defunto padre: l’operazione, non facile a causa dei dissapori sorti tra i due, richiese l’individuazione di un arbitro nella persona dello zio materno Ezzelino II da Romano. Negli anni seguenti il nobile pratese dimostrò di voler rispettare il patto di cittadinanza con Treviso; al tempo stesso, però, mantenne buoni rapporti con il patriarca Folchero da Erla e il suo avvocato, il conte Mainardo di Gorizia, avvicinandosi gradualmente alle posizioni imperiali. Egli inoltre continuò a mantenere uno stretto controllo sull’elezione dei vescovi di Concordia, sostenendo candidati a lui graditi, come Almerico di Cusano (1216- 1220), esponente di una famiglia alleata dei signori di Prata. Nel 1218 G. si alleà con i da Romano, i da Camino e i di Collalto per contrastare il nuovo patriarca Bertoldo di Andechs: sconfitto a Cavolano, si riconciliò subito con il presule, che in cambio della sua fedeltà gli confermò tutti i beni della chiesa di Aquileia detenuti in feudo dalla sua famiglia. L’anno seguente il nobile pratese era al fianco del patriarca, impegnato a sedare una ribellione di feudatari friulani, sostenuta dai Trevigiani. La nuova alleanza con la cattedra aquileiese favorì l’elezione del figlio di G., Federico, a vescovo di Concordia, tra la fine del 1220 e l’inizio del 1221. Nei mesi successivi padre e figlio furono coinvolti nelle trattative di pace tra il patriarcato di Aquileia e il comune di Treviso. Gabriele di Prata morì tra la primavera del 1223 e l’estate del 1224.

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Bibliografia

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