ROMOLO

ROMOLO (? - 1202)

vescovo di Concordia

Immagine del soggetto

Documento redatto da Romolo nel 1161 al tempo del patriarca Pellegrino I (Cividale, Museo archeologico nazionale, Pergamene capitolari, II, 25).

Il nome R. depone a favore di un’origine romanza piuttosto che germanica. Egli appare la prima volta intorno al 1158 come estensore di un documento quale “capellanus” del patriarca. Nel 1161 si ritrova nella stessa funzione, ma con il titolo di “notarius”. Mantiene le stesse funzioni anche sotto il successore di Pellegrino I, il patriarca Ulrico di Treffen. Fino al 1174, ed eccezionalmente nel 1177, è per lo più menzionato come “notarius” e casualmente compare anche in formule di ricognizione, cioè in documenti di altri notai. Dopo il 1177 R. è citato soprattutto come testimone. In tale veste, come “capellanus” o “clericus”, e un’unica volta “protonotarius domini patriarche”, lo si trova già a partire del 1169. Ma ciò non autorizza a considerarlo come capo di una cancelleria. Sin dal 1171 il suo nome è spesso accompagnato dall’appellativo “magister scolarum”, come quando nel 1180 agisce quale procuratore del patriarca di Aquileia in occasione del trattato di pace fra i patriarchi di Aquileia e di Grado conclusosi davanti al papa. Nel 1186 R. si trova a Capodistria come nunzio del patriarca Goffredo per trattare sulla nuova erezione di quel vescovado assieme a un certo maestro Ubaldo. Costui probabilmente aiutava R. nelle mansioni di maestro di scuola divenute per lui troppo pesanti. Ancora nel 1187 R. appare davanti al papa Urbano III come procuratore del patriarca. I vari titoli attribuiti a R. in diverse circostanze forniscono la chiave per risolvere la questione dei rapporti tra cappella patriarcale e gli uffici di notaio e di scolastico. R. si qualifica di solito come “notarius” quando partecipa alla stesura di un documento, mentre figura come cappellano o scolastico in quei documenti che lo citano in qualità di testimone e là dove il patriarca lo interpella direttamente. ... leggi Come cappellano-notaio R. ebbe modo di dare alla “cancelleria” di Aquileia la sua impronta inconfondibile. A fronte dei 19 documenti redatti da R. dal 1158 circa al 1174, si trova un solo documento patriarcale attribuito ad un altro scrittore che roga a Venezia. L’epoca di R. è quella del passaggio dal sigillo impresso o inserito al sigillo pendente. Grazie alla forma della prima riga, elaborata con lettere allungate, alcuni dei diplomi di R. presentano un aspetto molto simile tra loro. Riguardo al carattere autografo o no dei documenti di R. i pareri divergono. Fortemente dipendente dal suo stile è la scrittura di un diploma patriarchino del 1174 dovuto al maestro di scuola Enrico da S. Felice di Aquileia, grafia che si trova di nuovo in un diploma patriarchino “anonimo” del 1169. Anche i documenti patriarcali privi della menzione dello scrittore o del notaio sono pochi. A partire del 1174 R., già da tre anni maestro della scuola aquileiese, si ritira quasi completamente dagli affari della “cancelleria” patriarcale. R. compare a servizio del patriarca non solo in diversi luoghi del Friuli, ma anche in Carniola e in Carinzia, nell’Istria e nella parte meridionale dell’ex ducato della Stiria, nel Veneto (fino a Verona e Venezia) ed infine nello Stato della Chiesa. Come canonico del capitolo aquileiese egli è menzionato esplicitamente solo una volta, nel 1180, quando convince il patriarca ad imporre al capitolo il culto di santa Maria Maddalena. A questo scopo R. aveva messo a disposizione le rendite di una “statio” di Aquileia. Nel 1181 il patriarca obbligò i canonici alla pratica della vita comune e contemporaneamente tolse al preposito di Aquileia l’amministrazione dei beni capitolari. I fatti successivi dimostrano che ciò avvenne su spinta di R. Nel 1183 tra i canonici riformisti (perseguitati dal partito del preposito privato dell’amministrazione) è menzionato anche R. che, probabilmente non per caso, dal 1183 fino al 1188, di solito fu assente da Aquileia. È certo tuttavia che R. era canonico di Aquileia già nel 1162, quando compilò i “nomina defunctorum” di quel capitolo, il testo che più si avvicina ai “libri traditionum” della Baviera. Nel 1187 o nel 1188 R. divenne vescovo di Concordia, come ultimo di una serie di “cancellieri” patriarcali in seguito divenuti vescovi di Concordia. R. sostenne la vita comune del capitolo (concordiese) con delle donazioni, confermate dal patriarca Goffredo nel 1191. L’ultima menzione esplicita di R. risale al 1196. Un documento papale del 1199 parla di un vescovo concordiese ancora canonico di Aquileia, che aveva cercato di ridurre la prepositura ad una pura carica onorifica. Ciò concorderebbe con le idee di R. Secondo i dati del Necrologium Aquileiense R. morì il giorno 14 o 15 aprile del 1202, come permette di stabilire una testimonianza del 1203 sulle rendite della “statio” donata da R. al capitolo di Aquileia.

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Bibliografia

DEGANI, La diocesi di Concordia, 187; BIASUTTI, Cancellieri, 30; SCALON, Necrologium, 38, 40, 45, 191, 256; JONA, Note di diplomatica patriarcale, 245-302, in particolare 272-281; R. HÄRTEL, Das Kloster S. Maria zu Aquileia und die Vogtei der Grafen von Görz im 12. und 13. Jahrhundert, «Archiv für Diplomatik», 35 (1989), 297-419, in particolare 362-381; ID., La carriera di Romolo, vescovo di Concordia, «Metodi e ricerche», n.s., 13 (1994), 13-30; HÄRTEL, Tre secoli, 248, 251-252, 254.

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