SANTI SEBASTIANO

SANTI SEBASTIANO (1789 - 1866)

pittore

Immagine del soggetto

L'assunzione della Vergine, affresco di Sebastiano Santi sul soffitto della navata della chiesa di S. Michele a Cervignano, 1838.

Figlio di un orafo, nacque a Murano il 6 agosto 1789. Ancora giovanissimo imparò la tecnica dell’incisione dal friulano Francesco del Pedro; fu poi allievo di Lattanzio Querena e Francesco Maggiotto e frequentò la Scuola del nudo all’Accademia di Venezia, dove ebbe per maestro Teodoro Matteini e per compagno di studi Francesco Hayez. Pittore, decoratore, uso al «buon fresco», come scrive nella nota di pagamento che rilascia al conte Florio di Udine, per avergli decorato una stanza del palazzo, eseguì in Venezia, oltre che nel territorio veneto (da Adria a Trieste, da Gemona a Padova), a Mantova e Ravenna innumerevoli dipinti di cavalletto ed affreschi in chiese, teatri, ville e palazzi, di molti dei quali rimangono i bozzetti nel Museo vetrario di Murano. Fu restauratore, discusso, di dipinti di Tiziano, Giorgione, Veronese, Pordenone nella Galleria dell’Accademia di Venezia. Le sue opere mostrano molteplici punti di contatto con quelle di Gian Carlo Bevilacqua e Giovanni Demin, accanto ai quali spesso lavorò. Morì a Venezia il 18 aprile 1866. Per quanto riguarda i lavori realizzati per il Friuli Venezia Giulia, vanno ricordati gli affreschi e le decorazioni delle parrocchiali di Paderno di Udine (1833), Artegna (1835) e Terzo di Aquileia (1838), delle chiese di S. Antonio Nuovo (1836) e di S. Maria Maggiore a Trieste (1841), delle parrocchiali di Pavia di Udine (1844) e Ruda (1846-1847), della chiesa di S. Giacomo a Fagagna (1849-1850), della cappella della Pietà nella basilica di S. Giusto a Trieste (1857), di una stanza del palazzo Florio a Udine. Inoltre, gli affreschi distrutti del Teatro Sociale di Udine, della chiesa di S. Rocco a Gemona (1841), del santuario della Marcelliana a Monfalcone (1844). Opere tutte che ben riflettono il credo artistico di questo frettoloso (dipinse il coro della chiesa di S. Rocco a Gemona in soli dodici giorni!) e attardato rappresentante dell’arte neoclassica, che usa colori tenui e spenti per costruire figure snervate e spesso discutibili nell’impaginazione; che non indugia nella descrizione dei particolari, ma talvolta sa dar vita a composizioni di una qualche – se pur superficiale – bellezza. ... leggi Lo si vede anche negli affreschi “friulani”, generalmente privi di emozioni e di personali invenzioni, condotti spesso entro apparati decorativi geometrizzanti, con scene e personaggi che nell’iconografia mostrano di rifarsi alla grande tradizione veneta, con narrazioni lente e soggetti più volte ripetuti nelle varie località. Cicli d’affreschi talvolta complessi, come quello che copre il soffitto della chiesa di Ruda, o scenografici, come quello di Terzo di Aquileia, ma che spesso mostrano la povertà del dettato coloristico, piatto e sordo, e la difficoltà dell’artista nell’organizzazione dello spazio, con parti o troppo affollate o troppo sguarnite di personaggi.

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Bibliografia

V. ZANETTI, Degli studi delle opere e della vita del pittore Sebastiano Santi, Venezia, Tip. municipale di G. Longo, 1871; A. M. COMANDUCCI, I pittori italiani dell’Ottocento, Milano, Artisti d’Italia, 1934, 644; Mostra del pittore frescante Sebastiano Santi e mostra di arte sacra antica dal ’300 all’800. Catalogo della mostra (Terzo di Aquileia), a cura di S. BENCO, Udine, AGF, 1946; V. FUMO, Gli affreschi di Sebastiano Santi, «Voce Isontina», 28 febbraio 1981, 8-9; BERGAMINI - TAVANO, Storia, 552-553; F. FIRMIANI, Arte neoclassica a Trieste, Trieste, B.&M. Fachin, 1989, 138-139, 141, 199, 237-238; BERGAMINI, Friuli Venezia Giulia, indice; Santi, Sebastiano, in La Pittura in Italia. L’Ottocento, Milano, Electa, 1991, 1008; G. BERGAMINI, in Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Dieci anni 1992-2001. Nel segno dell’arte, a cura di ID., Udine, Fondazione CRUP, 2003, 119-123; R. RUGOLO, Santi, Sebastiano, in Pittura nel Veneto. L’Ottocento, II, 810-811, con ampia bibliografia.

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