SANTORIO SANTORIO

SANTORIO SANTORIO (1561 - 1636)

medico, docente universitario

Nacque a Giustinopoli in Istria (Capodistria, l’odierna Koper, Slovenia) il 26 marzo 1561 da Antonio, un nobile, alto ufficiale della Repubblica Veneziana mandato in quella città come bombardiere e sovrintendente incaricato alle munizioni. La madre, Elisabetta Cordona era erede di una nobile famiglia istriana. S. fu istruito inizialmente a Giustinopoli poi a Venezia, ove ebbe gli stessi insegnanti dei figli del patrizio Morosini ricevendo un’approfondita istruzione delle lingue e delle letterature classiche. Nel 1575 entrò all’Università di Padova per studiare filosofia e medicina e conseguí la laurea in medicina nel 1582 a soli ventuno anni. Dopo la laurea tornò in Istria dove tra il 1587 ed il 1599 fu medico personale di un nobiluomo locale, probabilmente il conte Zrinski. Nel 1599 avviò l’attività di medico a Venezia ove entrò in contatto con i maggiori intellettuali del momento. Casa Morosini era infatti il luogo di incontro dei principali fautori della Nuova Scienza; qui il S. strinse rapporti di amicizia, tra gli altri, con Galileo Galilei, Paolo Sarpi, Girolamo Fabrici, Giambattista della Porta e Francesco Sagredo. Nel 1607 medicò e curò il Sarpi vittima di un tentato omicidio. In questo favorevole ambiente, il S. cominciò ad introdurre metodi quantitativi nello studio delle scienze mediche e biologiche. In particolare nel suo Methodus vitandorum errorum (1602), un manuale sui metodi di guarigione dedicato a Ferdinando d’Austria, menziona alcuni degli strumenti di misura da lui utilizzati; fra questi il “pulsilogium” (un pendolo di lunghezza variabile il cui periodo di oscillazione poteva essere reso uguale al battito cardiaco del paziente) ed un termoscopio, cui per primo aggiunse una scala termometrica trasformandolo in un termometro per la misura della temperatura corporea del paziente. ... leggi Inventò inoltre un apparecchio per misurare la velocità del vento, uno per la misura della forza delle correnti d’acqua ed un igrometro. Da tutto ciò appare evidente quanto sia stata importante l’influenza dell’ambiente galileiano. Nel 1611 gli venne assegnata la cattedra di medicina teorica dell’Università di Padova con un salario iniziale di 800 ducati; l’incarico avrebbe dovuto originalmente durare per sei anni, ma alla fine di tale periodo (nel 1617) il Senato veneziano lo prorogò per altri sei anni con un salario molto elevato. Nel 1612 pubblicò l’opera Commentaria in artem medicalem Galeni, dedicata all’amico Andrea Morosini, nella quale compare la prima menzione stampata di un termometro ad aria. Insieme con l’incarico didattico a Padova, durato fino al 1624, il S. continuò ad esercitare la professione medica per l’aristocrazia veneziana. Nel 1630 il governo veneziano lo incaricò di occuparsi della peste. Giunto alla pensione, il Senato gli consentí di mantenere titolo accademico e salario fino alla morte sopraggiunta a Venezia il 6 marzo 1636. Il S. dedicò l’ultima parte della propria vita esclusivamente alla pratica medica riuscendo ad accumulare una grande ricchezza. Il suo metodo fu innovativo rispetto ai classici Ippocrate e Galeno non tanto nella pratica medica, basata ancora sulle nozioni di equilibrio di fluidi e delle loro qualità, quanto nella teoria e nel metodo d’investigazione basato principalmente sull’esperienza, quindi sul ragionamento e, solo da ultimo, sul principio di autorità. Smise quindi di descrivere il corpo umano ed il suo funzionamento in termini di elementi e qualità aristoteliche ma pervenne a ritenere che le proprietà fondamentali siano matematiche: il numero, la posizione e la forma. Il cambiamento rispetto alla tradizione fu importante: tali proprietà fino a S. erano state considerate accidentali in quanto non davano informazioni sull’essenza di un organo, cioè, per esempio, su quale sia la risposta alla domanda: che cosa renda fegato il fegato; ora invece forma, dimensione, posizione che diventavano le proprietà fondamentali. Per illustrare il suo punto di vista introdusse per il corpo la metafora dell’orologio, il cui funzionamento è determinato dalla forma e dalla posizione delle sue parti interdipendenti. Nel suo esperimento piú famoso costruí una grande bilancia per studiare le trasformazioni metaboliche; egli pose se stesso su di una piattaforma appesa al braccio di una enorme bilancia per essere in grado di pesare accuratamente tutti i liquidi ed i solidi assunti ed espulsi dal suo corpo. Concluse che gran parte del cibo ingerito veniva espulso dal corpo sotto forma di «perspiratio insensibilis». Anche se non giunse a chiarire il ruolo della nutrizione nell’aumento o nella diminuzione del peso corporeo, i lavori sperimentali di S. ispirarono le ricerche sul metabolismo del diciottesimo secolo. I risultati dei suoi esperimenti vennero raccolti nell’opera De medicina statica aphorismi (1614) che ebbe una grande diffusione e lo rese celebre in tutta Europa.

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Bibliografia

A. CAPELLO, De vita cl. viri Sanctorii Sanctorii, Venezia, Tommasini, 1750; P. STANCOVICH, Biografie degli uomini illustri dell’Istria, Trieste, Marenigh, 1829; M. DEL GAIZO, Ricerche storiche intorno a Santorio Santorio ed alla medicina statica, Napoli, Tip. A. Tocco e C., 1889; A. CASTIGLIONI, La vita e l’opera di Santorio Santorio capodistriano, Trieste, Italo Svevo, 1987; P. CAPPARONI, Profili bio-bibliografici di medici e naturalisti celebri italiani dal sec. XV al sec. XVII, I-II, Roma, Istituto nazionale medico farmacologico, 1925 (= Roma, Istituto farmacologico Serono, 1928; = Roma, Gela Reprint’s, 1984), II, 67-70; D. GIORDANO, Parole dette in Capodistria il 9 giugno 1924 per la inaugurazione di un busto a Santorio Santorio, in ID., Scritti e discorsi pertinenti alla storia della medicina e ad argomenti diversi, Milano, a cura della Rivista di terapia moderna e di medicina pratica, 1930, 204-210; R.H. MAJOR, Santorio Santorio, «Annals of Medical History», 10 (1938), 369-381; L. ETTARI - M. PROCOPIO, Santorio Santorio: la vita e le opere, Roma, Istituto nazionale della nutrizione, 1968.

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