SAVINO FRANCESCO GIACOMO

SAVINO FRANCESCO GIACOMO (? - 1654)

ecclesiastico, erudito

Non si hanno molte notizie sulla famiglia di questo ecclesiastico, trasferitasi a Pordenone da Parma nella prima metà del Cinquecento, al seguito di Camilla Savino, moglie del diplomatico Girolamo Rorario. A Pordenone i Savino esercitarono il notariato, inserendosi gradualmente nel tessuto sociale della città, nella cui nobiltà furono ascritti, secondo il notaio Osvaldo Ravenna, nel 1598: lo stemma era d’azzurro, all’albero terrazzato di verde, sostenuto da due leoni. Nel 1606 un esponente di questa famiglia, il notaio Domenico, forse padre di F., figurava come podestà di Pordenone e acceso sostenitore della nascita del Monte di pietà. F. assunse l’ufficio di “vicarius maior” di S. Marco, molto probabilmente nella seconda metà del 1614, alla morte di prete Annibale Doglioni (1606-14). Nel 1617 risultava impegnato nella sistemazione dell’archivio della congregazione dei sacerdoti di S. Marco. Tre anni più tardi svolse un ruolo fondamentale nell’istituzione della confraternita laicale della beata Vergine del Carmine, il cui altare era in costruzione all’interno del duomo cittadino. Che il S. fosse un convinto fautore di questo culto è testimoniato anche dal fatto che, nei primi anni di vita della scuola, fu proprio lui ad assumerne la cameraria. Il primo marzo del 1621 versò la caparra al pittore Giacomo Onesti per una pala d’altare raffigurante la Madonna con i santi Elia ed Eliseo. Nel 1626 il vicario pordenonese fece approvare gli statuti della confraternita, forse scritti da lui stesso, e ne fece stampare diverse copie per i confratelli. Nello stesso anno commissionò a Venezia a Pietro Della Vecchia lo stendardo della scuola. Nel 1630, con la diffusione dell’epidemia di peste in Friuli, il S. lasciò temporaneamente Pordenone per rifugiarsi con i familiari a Nogaredo. ... leggi Negli anni del suo ministero risulta essere una figura di riferimento per la vita religiosa di Pordenone sia nella sua veste di vicario di S. Marco sia in quella di prefetto della scuola della Dottrina cristiana, fondata in città nel 1604. Egli non trascurava però i propri interessi culturali, scrivendo diverse opere, tra le quali si segnalano una Vita di santa Margherita e quattro volumi manoscritti, contenenti le genealogie delle famiglie nobili e borghesi di Pordenone. Soprattutto quest’ultimo lavoro riveste un qualche interesse, se non di natura letteraria, quanto meno per quel che riguarda la storia locale. Dei quattro volumi originari, oggi se ne conoscono solo due: il terzo, di proprietà del comune di Pordenone e il quarto, di proprietà della famiglia Fabris Policreti di Ornedo; i primi due, appartenuti alla famiglia Ricchieri, contenenti gli estratti genealogici delle famiglie nobili, non sono, al momento, reperibili. Rimangono, quindi, quarantaquattro genealogie delle famiglie borghesi, tra le quali quelle degli Aprilis, Cattaneo, Gabelli, Poletti, Tinti, che avrebbero svolto un ruolo importante nella storia di Pordenone. Il quarto volume contiene, inoltre, una cronaca dei fatti salienti avvenuti in città tra il 1626 e il 1654. A quest’ultima data si dovrebbe far risalire anche la morte del S.

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Bibliografia

A. BENEDETTI, Storia di Pordenone, a cura di D. ANTONINI, Pordenone, Edizioni de “Il Noncello”, 1964, 249, 301; F. SAVINO, “Genealogiae mercatorum civitatis Portusnaonis”. Cultura, integralismo e pedanteria nella società pordenonese del Seicento, a cura di A. CASSINI, «Il Noncello», 62 (1986), 47-80; P.C. BEGOTTI, Il clero: congregazione dei sacerdoti, vicari, altaristi, in San Marco di Pordenone, a cura di P. GOI, Fiume Veneto, GEAP, 1993, 605-645; P.C. BEGOTTI - P. GOI, Confraternite religiose dalle origini all’età napoleonica, in San Marco di Pordenone, a cura di P. GOI, Fiume Veneto, Geap, 1993, 649-673; Mille protagonisti, 435-436.

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