SEBENICO GIOVANNI DOMENICO

SEBENICO GIOVANNI DOMENICO (1630 - 1705)

ecclesiastico, musicista

Nacque verso il 1640 a Corbolone «diœcesis Aquileiensis», nei pressi di San Stino di Livenza; fonti affidabili come i documenti cividalesi e della curia arcivescovile di Udine, dove è ricordato alla prima tonsura, concordano per quella provenienza. La parrocchia di Corbolone rimase infatti spiritualmente soggetta al patriarcato aquileiese e poi all’arcidiocesi di Udine fino al 1818; l’Archivio subì danni irreparabili durante il primo conflitto mondiale e non è possibile ritrovare l’atto di battesimo. Il cognome Sebenico è raro, ma tuttora presente in quel comune e in alcune località del Friuli Venezia Giulia; non si può invece escludere che l’origine della famiglia o del cognome fosse legata alla città di Šibenik (Croazia). Nel 1658, ancora chierico, il S. si presentò in capitolo a Cividale del Friuli chiedendo una mansionaria vacante e, risultato «in cantu peritissimus», ne prese possesso il 24 settembre; il 14 agosto 1660 venne eletto maestro di cappella. Dal 29 luglio 1663 al 1666 fu tenore nella basilica di S. Marco in Venezia. Si trasferì quindi a Londra, «very able singer» fra i musicisti italiani alla corte di Carlo II; nel 1667 chiese umilmente la carica di «Master of Italian Music» della camera del re e cappella della regina, ottenendola, insieme con quella di organista principale, dall’aprile 1668. A settembre fu apprezzata la sua interpretazione vocale in un concerto sul Tamigi. Ma nel 1673 una risoluzione della Camera dei comuni stabilì l’allontanamento dei dipendenti cattolici dalla corte; il musicista trovò quindi impiego come maestro di cappella presso i Savoia a Torino. Nel teatrino della Venaria reale il 6 dicembre 1673, per la festa di san Nicola, fece rappresentare il suo “zapato” Atalanta, festa di corte con scambio di doni nascosti in una scarpa, da cui appunto “zapato”. A Torino venne messo in scena Gli amori delusi da amore al Teatro delle feste nel 1688, Leonida in Sparta al Regio nel 1689. In quell’anno accompagnò Vittorio Amedeo II a Nizza. ... leggi Si approssimava il suo ritorno a Cividale: nel 1688 optò per un’altra prebenda, mentre nel 1690 incassò i suoi guadagni. Proposto dal decano a sostituire Paolo Bettella, il 30 giugno 1692, «la di lui singolare virtù, e concetto essendo universalmente noti» venne eletto per acclamazione dai canonici. Ciò non gli impedì di adattare Leonida in Sparta ad un nuovo dramma per musica, L’oppresso sollevato, rappresentato al teatro Grimani di Venezia nel 1692. Il 13 febbraio 1693 il S. chiese la collazione della cappella di S. Eustachio in duomo e il 13 aprile prestò giuramento. Nel 1695 venne chiamato come pievano a Corbolone «sua patria», con rendite più cospicue di quelle cividalesi. Ma per «non perdere un tanto virtuoso, peraltro invidiati da non poche città», i canonici lo sollevarono dalla presenza ai mattutini e dall’insegnamento ai chierici a causa dell’età. Il 29 giugno 1700 il patriarca ordinò che fosse esentato dalle solennità e da compieta. Il 29 settembre 1705 morì in Cividale del Friuli. L’Archivio musicale capitolare conserva una sua messa a due cori di due voci e basso continuo detta «l’imitatione Zoccolantissima» dai frati francescani del convento di S. Francesco, il salmo Lauda Jerusalem a cinque voci e archi e il responsorio Si quaeris miracula per S. Antonio da Padova a soprano, due violini e basso continuo. Si trovano manoscritti O dolor o maeror per contralto, tenore, basso e basso continuo nell’Archivio arcivescovile di Kromeriz, Dedit abyssus per voce di basso e Laudate pueri a due voci alla Minster Library di York.

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Bibliografia

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