SLOCOMB DI BRAZZÀ CORA

SLOCOMB DI BRAZZÀ CORA (1862 - 1944)

scrittrice

Immagine del soggetto

Foto di gruppo delle donne di casa di Brazzà  alla fine dell'Ottocento: Cora Slocomb è seduta al centro con in braccio la figlia Idanna (collezione privata).

Nacque a New Orleans, in Louisiana, nel 1862; era figlia del capitano confederale Cuthbert H. e di Abbie Day. A ventun anni entrò nell’Accademia di Monaco, dove intraprese gli studi di pittura sotto la guida di Frank Duvenek, dell’Ohio. Il 18 ottobre del 1887 sposò a New York Detalmo Savorgnan di Brazzà e nel mese di dicembre si trasferì con lui a vivere a Brazzà (nel comune di Moruzzo presso Udine). L’8 settembre del 1891 aprì la Scuola cooperativa di merletti, con sede nella torre fatta costruire nella piazzetta di Santa Margherita del Gruagno. Sensibile e particolarmente attenta alla condizione delle donne in Friuli, le istruì nell’arte del merletto a fuselli. La scuola fu molto rinomata. Ne furono aperte altre sei che portarono il simbolo del trifoglio, che rispecchiava il disegno del giardino di Brazzà ove viveva, da lei stessa allestito. Nel 1896 erano attivi cinque punti vendita di merletto: a New York, St. Louis, Baltimora, Washington e New Orleans. Le scuole di Brazzà furono premiate all’Esposizione di Parigi nel 1900 con due medaglie d’oro e due d’argento. Ottennero riconoscimenti a Udine nel 1903, a Londra nel 1904, a Liegi nel 1905, a Milano nel 1906, a Copenaghen e a Vicenza nel 1908. Il migliore mercato per i merletti fu Roma. La stessa regina Margherita li apprezzò e fu una delle più assidue clienti; a lei S. dedicò il suo Old and new lace in Italy, exhibited at Chicago in 1893. Dedicated to Her Majesty Queen Margherita, edito a Venezia presso Ongania nel 1893. Il 31 ottobre del 1921, dopo trent’anni, la scuola di Brazzà di Santa Margherita cessò di esistere e la sua eredità si trasferì alla scuola di merletti a tombolo di Fagagna. A S. si deve anche la nascita della prima industria dei biscotti Delser: il primo biscotto prodotto portava impressa la scritta Brazzà; e così anche le prime creazioni dell’Industria giocattoli in Friuli con sede a Fagagna. ... leggi A Udine nel 1916 fu allestita la I Mostra del giocattolo italiano e le creazioni di Fagagna ebbero successo. L’industria fu poi distrutta durante l’invasione austriaca nel corso della prima guerra mondiale. Il nome di S. è legato anche alla coltura delle viole di Udine e di Brazzà, di cui promosse la coltivazione commerciale nel territorio friulano. Filippo Savorgnan di Brazzà, cognato di S., creò una viola doppia dai caratteristici colori zaffiro con l’unghia del petalo bianca o appena rosata, che fu nota come viola di Brazzà; in seguito, dall’incrocio di una viola bianca spontanea, trovata in Maremma, con una violetta di Parma, creò una viola bianca doppia. Dalla villa di Soleschiano, situata vicino a Manzano, sarebbero uscite così le prime viole che valsero a Filippo il primo premio della Royal Horticultural Society nel 1883. Risulta che proprio le viole, insieme ai merletti, furono alla fine dell’Ottocento e nel primo Novecento la principale fonte di reddito per le donne friulane. Il nome di S. è ricordato anche per l’impegno umanitario e in favore dei diritti civili. È nota la difesa di un’emigrante italiana in America, condannata alla sedia elettrica, Maria Barbella, che riuscì a salvarsi grazie al suo interessamento. S. ricoprì diversi incarichi, fra cui quello di presidente e fondatrice dell’Associazione industrie femminili italiane, con sede a Roma, e nel 1905 inaugurò un laboratorio a tutela delle donne della Calabria colpite da un violento terremoto. Come scrittrice, nel 1896 pubblicò a Boston il romanzo An American Idyll e la commedia A Literary Farce. Favorì i rapporti con gli ambienti nobiliari, con gli intellettuali, con uomini politici, prelati e scienziati. Ebbe contatti con Giuseppe Garibaldi, Teodoro Roosevelt, Victor Hugo, Grazia Deledda, Guglielmo Marconi, l’esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà e molti altri. Si spense a Roma il 24 agosto 1944.

La scrittura

Nella vastità degli interessi di S., non è sottovalutabile l’importanza della sua produzione scritta, legata da un lato alla promozione del lavoro femminile, dall’altro all’attività creativa. Particolarmente significativi sono i testi che esemplificano le modalità del suo intervento sul reale, ostili a forme di beneficenza calate dall’alto e intese invece a fornire strumenti di autonomia. Dalla pratica dell’organizzazione cooperativa del lavoro, sperimentata con successo in Friuli, derivano due scritti notevoli per lucidità di analisi e proposte progettuali: The Italian Woman in the Country, un appassionato discorso tenuto all’Esposizione internazionale di Chicago del 1893, leggibile come vera e propria azione di marketing a favore delle merlettaie friulane; e Relief for Calabria, un articolato e ambizioso progetto volto a spronare l’economia calabrese all’indomani del terremoto del 1905 e basato sulla formazione professionale di donne e bambini indigenti. Non meno rilevante la propensione alla creatività, già manifestata nella sapienza narrativa del discorso del 1893, e indirizzata dopo alcuni anni verso l’esplorazione di generi letterari distinti. È del 1896 il romanzo An American Idyll, che narra le vicende di un entomologo e botanico nel Nuovo Messico durante il suo lungo soggiorno presso una tribù indiana. Perno del racconto è l’interrelazione delle culture, che si connota inizialmente come confronto e dialogo, e diviene in seguito scontro frontale che coinvolge razza, cultura e genere: bianchi e indiani, scienza e natura, uomo e donna. La lettura svela l’ironia del titolo, poiché l’“idillio” non racconta una storia d’amore, ma svela il tradimento di una promessa non mantenuta: lo scienziato abbandona con l’inganno la ragazza adolescente, che lo ha infaticabilmente aiutato nel suo lavoro e sogna di conoscere il mondo dei bianchi. La morte di Ampharita, assimilata alla purezza della natura, indica la crudele sterilità della scienza se priva di umanità. S. correda il racconto con un’appendice scientifica relativa a usi e costumi indiani, e con sapienti disegni che ritraggono occupazioni femminili, utensili e paesaggi, animali e piante. L’altro testo, la commedia A Literary Farce (1896), riprende i temi già indagati nel romanzo: tornano i nodi culturali, il contrasto tra spontaneità creativa e artificiosa ottusità della convenzione. Torna anche il conflitto di genere, che oppone la scrittrice al critico letterario: su un fronte, l’aspirazione della donna a scrivere, la sua poetica di autenticità e realismo; sull’altro, la mercificazione del prodotto letterario impersonata dall’uomo, meschina figura di manipolatore della comunicazione, finalizzata non alla verità del messaggio ma al compiacimento del lettore. Interessante l’apporto autobiografico, poiché i romanzi che la scrittrice sottopone al vaglio del critico sono i due testi inediti di S., God’s Child e Love on Wheels, conservati a Firenze, nell’archivio privato della sua pronipote Idanna Pucci.

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Bibliografia

DBF, 749-750; L’esposizione a Chicago e la Contessa di Brazzà, «Giornale di Udine», 13 dicembre 1894, 2; La co. Cora di Brazzà e le Scuole Friulane pei merletti, «La Patria del Friuli», 7 settembre 1896; Le iniziative, ibid., 20 ottobre 1904; Tovaglia “Visconti” ideata dalla co. Cora di Brazzà Savorgnan, «La Panarie», 45 (1931), 176; Tovaglietta “Layard” ideata dalla co. Cora di Brazzà Savorgnan, ibid., 177; C. ERMACORA, Le merlettaie della regina, ibid., 173-175; M. TOPPAZZINI, Cora Slocomb di Brazzà Savorgnan, Moruzzo-Udine, Università delle Libere Età, 2002; Le Industrie femminili italiane, a cura di G. PORPORA, Perugia, Edizioni Arti decorative italiane, 2004, XLIII-XLVI; A. G. FIORENTIN, L’Art Nouveau di un’americana in Friuli. Cora Slocomb di Brazzà, «La Panarie», 38 (2005), 81-90; B. POLESE, Dalla Scuola merletti in punto ad aria alla Scuola dei merletti di Burano: note e riflessioni in margine all’opera di Cora Slocomb Savorgnan di Brazzà, «A|D», 23 (2007), 221-223.

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