SPILIMBERGO (DI) MARIA (MARIETTA)

SPILIMBERGO (DI) MARIA (MARIETTA) (1784 - 1847)

rimatrice

Immagine del soggetto

Il castello di Spilimbergo.

Nacque nel 1784 nel castello di Spilimbergo, primogenita di Lepido Girolamo della linea degli Spilimbergo di Sopra, ramo dei Lepidi o di Solimbergo, e di Anna Della Donna, che non vantava quarti di nobiltà. Fu collocata a Udine presso il convento delle francescane terziarie di S. Spirito, ognuna delle quali, pur avendo in comune con le altre le funzioni religiose, viveva in una singola “casetta” in cui ospitava giovani educande in numero compatibile con gli spazi ridotti dell’edificio, per un totale di circa diciotto allieve, secondo una statistica del 1807, di poco precedente alla soppressione del convento in seguito alle leggi napoleoniche. Lì S. sarebbe rimasta dodici anni, imparando l’arte del ricamo e la musica, per poi rientrare nel castello del consorzio familiare, dove fu educata alle lettere dal precettore di famiglia, l’abate veneziano Giuseppe Pulieri. A differenza delle sorelle Anna Giulia, Silvia e Caterina, che sposarono esponenti di famiglie nobili, S. rimase nubile e visse sempre a Spilimbergo, indifferente ai grandi eventi che rivoluzionavano la società attorno a lei. Compose rime secondo la tradizione arcadica (prevalentemente anacreontiche), non destinate alla pubblicazione, in cui sono cantati l’amore per figure indicate con i nomi di Fileno ed Eleodoro, amori infelici, lontananze, passioni, disinganni, non senza tratti di abilità stilistica. Contemporaneamente coltivò il ricamo, raggiungendo un alto livello nell’esecuzione di una tela rappresentante il palazzo di Schönbrunn, tela che alla fine dell’Ottocento ancora si conservava presso gli Spilimbergo; si dimostrò abile anche nel suonare il clavicembalo. Morì a Spilimbergo nel 1847. Le sue rime furono parzialmente trascritte nel 1827 da Giovanni Battista Tommasi, che con eccesso di spirito encomiastico le intitolò Poesie scritte della moderna Saffo ovvero della nobile signora Maria contessa di Spilimbergo. Una prima breve biografia di S. si deve a Luigi Pognici, che la presenta come «degna pronipote di Irene». Successivamente Carreri su «Pagine friulane» propose la lettura dei suoi versi sulla base della trascrizione di Tommasi, non essendo reperibili gli originali né essendo note le rime composte dopo il 1827. Carreri presenta S. come una personalità appartenente per cultura al Settecento arcadico, alla scuola di Vittorelli e Savioli, pur essendo vissuta nell’età romantica, a cui i suoi versi – secondo lo studioso – apparterrebbero invece per la forza del sentimento, per il contrasto tra ideale e reale. ... leggi Non soltanto, ma le rime di S. acquisterebbero maggior risalto nel contrasto con quelle di Giorgio di Polcenigo, che «Pagine friulane» veniva pubblicando nello stesso periodo: da un lato la sferzante ironia del conte nei confronti della società contemporanea, dall’altro il chiudersi della contessa nel mondo dei sentimenti. Ne esce anche una proposta di indagine sulla cultura letteraria femminile del primo Ottocento. Nel 1973 Arrigo Sedran riprese sul «Barbacian» tra i medaglioni di spilimberghesi «di ieri e di oggi», dopo Irene di Spilimbergo, la figura meno nota di Maria, rifacendosi sostanzialmente alla biografia di Carreri.

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Bibliografia

Ms BCU, Genealogie del Torso, fasc. Spilimbergo.

L. POGNICI, Guida di Spilimbergo, Pordenone, Gatti, 1872, 661-662; F.C. CARRERI, Le rime di Maria di Spilimbergo, «Pagine friulane», 14/6 (1902), 102-104; 14/7, 114-116 (estratto: Udine, Del Bianco, 1902); A. SEDRAN, Maria di Spilimbergo, «Il Barbacian», 10/2 (1973), 5; Il Friuli nel 1807. Dipartimento di Passariano. Popolazione, risorse, lavoro in una statistica napoleonica, a cura di R. CORBELLINI - L. CERNO - C. SAVA, Udine, SFF, 1992, 78-79 (statistica del convento di S. Spirito); Mille protagonisti, 458.

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