TOMADINI GIOVANNI BATTISTA

TOMADINI GIOVANNI BATTISTA (1738 - 1799)

ecclesiastico, musicista

Immagine del soggetto

Frontespizio della "Canzone a tre voci con strumenti..." di Giovanni Battista Tomadini, 1780.

Figlio del commerciante Antonio e di Leandra, nacque a Udine nella parrocchia di S. Giacomo il 16 agosto 1738. Nel 1757 il suo nome compare tra gli allievi del corso di filosofia nel Seminario di Udine; in quest’ambito il T. apprese i primi fondamenti dell’arte musicale e all’età di vent’anni, dopo aver intrapresa la vita sacerdotale, entrò a far parte della cappella del duomo di Udine in qualità di cantore e secondo organista con uno stipendio annuo di 20 ducati. Nel 1763 ottenne il permesso di potersi recare a Cividale per studiare con don P.A. Pavona, all’epoca il più valido musicista operante in Friuli; tre anni dopo il T. si portò a Venezia per apprendere l’arte del contrappunto da un ignoto maestro. Dal novembre 1769 all’agosto 1770 era a Spilimbergo, dove ricoprì l’incarico di cappellano organista in duomo; questa breve attività svolta nella cittadina della destra Tagliamento rimase l’unico impiego tenuto dal T. al di fuori della sua città natale. Nuovi e importanti eventi musicali lo richiamarono ben presto in patria: nel settembre 1770 si svolse nella chiesa della Beata Vergine delle Grazie di Udine la cerimonia della traslazione dell’immagine della Vergine nel nuovo altare. Per questa celebrazione liturgica il prestigioso incarico di scrivere e dirigere i brani musicali venne affidato al T., che compose per l’occasione un virtuosistico Salve Regina per soprano e orchestra. L’esecuzione ottenne un notevole successo, anche per la presenza tra gli esecutori di celebri cantanti e strumentisti forestieri, in quei giorni a Udine per l’inaugurazione del nuovo Teatro della Nobile Società. Nello stesso periodo il T. venne eletto vicemaestro di cappella, ma in realtà facente funzioni di maestro, data la sua riconosciuta competenza e l’avanzata età del suo predecessore don Gregorio Rizzi. ... leggi Il desiderio di perfezionarsi ulteriormente nella composizione lo indusse nel febbraio 1772 a chiedere al capitolo udinese di potersi assentare dal Friuli, per recarsi a Bologna a studiare con il celebre Giovanni Battista Martini. La richiesta fu accolta con favore dai canonici del duomo, che vedevano nel T. un talento musicale da valorizzare, anzi il suo soggiorno bolognese si prolungò più a lungo del previsto. Rientrato in patria nel mese di agosto 1772, il musicista friulano chiese al maestro Martini l’appoggio per poter essere aggregato alla prestigiosa Accademia filarmonica di Bologna, ma questa richiesta non avrebbe avuto seguito. Nel 1775 divenne maestro di cappella del duomo di Udine, carica che mantenne per il resto dei suoi giorni. Insegnò musica per lungo tempo nella Casa delle Zitelle: per le sue giovani allieve compose molti brani e nel 1788 si preoccupò anche di far aggiustare a sue spese l’organo della chiesa annessa al collegio. Morì il 6 gennaio 1799 e fu sepolto nel duomo udinese. In vita era lodato dai contemporanei e il suo stile era apprezzato in particolare per la cantabilità: il suo allievo Domenico Sabbadini, cantore del duomo e poeta tra i più in voga, scrive che la musica del T. è «tutta canto e brio, tutta novità e melodia». Tra i suoi allievi si ricorda il medico Giovanni Battista Lupieri, organista dilettante e personaggio di spicco nella Carnia ottocentesca. Nella cerchia dei frequentatori del T. compaiono anche i pittori Domenico Paghini e Leopoldo Zuccolo, che pure si davano all’arte musicale. Le fortune artistiche tomadiniane proseguirono dopo la sua scomparsa, come testimoniano alcune cronache coeve; diverse sue composizioni furono orchestrate nella prima metà dell’Ottocento e riproposte con organici più ampi rispetto a quelli originali. La sua produzione sacra ammonta a oltre duecento manoscritti ed è in gran parte conservata nell’Archivio musicale capitolare di Udine; si conosce anche una decina di brani per strumento a tastiera solo (organo e/o clavicembalo). La cantata profana Dalle selve e da ogni prato per due tenori, basso, archi, due oboi e due corni, eseguita nel salone del castello di Udine il 4 giugno 1780, fu composta dal T. su testo del poeta arcade Perintio Sidomnio per festeggiare la nascita del primogenito del luogotenente veneto Sebastiano Giulio Giustinian; le parti complete della cantata si trovano nella Biblioteca del conservatorio di Venezia. Di un altro brano pastorale, eseguito nello stesso salone del castello di Udine la sera del 10 gennaio 1781, si conosce il solo libretto a stampa.

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Bibliografia

Ms Biblioteca del conservatorio di Venezia, Correr, 81.2.

Libretti: Cantata pastorale in occasione di festiva danza nel castello della città di Udine nella notte di 10 gennaro 1781, Udine, Gallici, 1781. Edizioni: Tre Messe brevi, Magnificat per coro virile e organo; Miserere a due cori per voci miste; revisione di D. ZANETTOVICH, Udine, Pizzicato, 1999; Composizioni per strumenti a tastiera, revisione di D. ZANETTOVICH, Udine, Pizzicato, 1999.

DBF, 789; DEUMM, VIII, 59; Panegirico alla beatissima Vergine delle Grazie nel trasferirsi la celebre di lei Immagine nella Cappella eretta dalla Magnifica Città di Udine, Udine, Murero, 1770, 13; Dell’origine e delle vicende della musica ecclesiastica e dello stato della medesima in Friuli dal cominciare del secolo XVIII fino al presente. Discorso letto nell’Accademia d’Udine dal socio ab. Domenico Sabbadini mansionario della Cattedrale il giorno primo febbrajo 1829, Udine, Zavagna, 1863, 16-17; VALE, Udine, 164, 168, 199-200; A. ZANINI, Il Fondo Musicale del Duomo di Palmanova, in Pietro Alessandro Pavona e la musica sacra a Palma, Palmanova, Circolo Comunale di Cultura “Nicolò Trevisan”, 1996, 203-204, 222; NASSIMBENI, Paganini, 13, 22, 23, 34, 50, 58, 74, 86, 88, 89, 94, 100, 102, 106, 107, 108, 116, 117, 139; L. NASSIMBENI - A. ZANINI, Giovanni Battista Tomadini (1738-1799). La vita e il catalogo delle opere, Udine, Pizzicato, 1999; ZANINI, Cividale; ZANINI, Udine.

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