VARI GIOVANNI

VARI GIOVANNI

notaio, copista

Immagine del soggetto

Testo autografo di Giovanni Vari (Udine, Biblioteca civica, Principale, 1041/1, f. 1r).

Fratello di Francesco, maggiormente in luce per le cariche e le relazioni con significative figure del tempo – fu segretario a Cividale del decano Nicolò da Portogruaro e cancelliere a Udine del luogotenente Leonardo Giustinian – G. V. di Ermacora operò come notaio fra la prima e la seconda metà del Quattrocento. Compì probabilmente gli studi a Padova, dove era anche copista, come emerge dalla delibera del comune di Cividale del 3 dicembre 1423, con la quale si stabilisce di scrivere ad Antonio Cermisone da Parma, professore di medicina presso quell’Ateneo, a favore del V., che chiedeva di essere pagato per la copia di un libro. A quella data dunque, e già dal 1416, i Vari si trovavano a Cividale, dove Francesco aveva aperto una scuola privata e iniziato la collaborazione con il decano, per il quale copiò tra l’altro numerosi libri. I due notai furono qui attivi fra il secondo e il terzo decennio del secolo, e Cividale, come si può ipotizzare dal breve soggiorno nel primo decennio della curia papale, «sia pure ridotta e pressata da ben altri problemi», e dalla presenza di fervide personalità, tra le quali Nicolò Rugi e Nicolò da Portogruaro, visse un momento particolarmente felice dal punto di vista della disponibilità e incontro di idee e libri frutto della nuova cultura umanistica (lo scambio di manoscritti di cui il testamento di Nicolò Rugi fa parola «sembra supporre in ambito cividalese anche un’attività volta alla ricerca e alla trascrizione dei testi letterari», come afferma Scalon). Alla morte di Nicolò da Portogruaro, G., a quanto pare, seguì il fratello a Spilimbergo, dove Francesco si trovava dal dicembre 1427 all’ottobre 1428 (presso la sua dimora la presenza di G. è attestata nel 1428), e poi a Udine con l’arrivo del luogotenente Giustinian. ... leggi Gli atti rogati dai notai restituiscono, seppure con reticenza, le tracce dell’ambiente udinese e del passaggio di alti personaggi ecclesiastici, nonché i legami con la nuova cultura veneta, essendo Padova e Venezia i centri ai quali anche Udine, come altre cittadine della terraferma, attingeva. Proprio un fascicoletto di G. V. ricostruisce per la prima metà del 1432 i passi di Tommaso Savioli, dottore in utroque, proveniente dall’abbazia di S. Daniele in Monte, nei colli euganei, giunto in Friuli come nuovo abate di Sesto, l’ultimo a risiedere in loco, succedendo a Federico d’Attimis. La presenza in città dell’abate è attestata almeno per i mesi di marzo-aprile e maggio-giugno. A Udine nello stesso anno operava, come registrano tra l’altro gli atti di Francesco Vari, Leonardo Giustinian, figura di provata importanza per i legami con la temperie umanistica. G. V. è anche tra i notai dai quali provengono frammenti di codici utilizzati come coperte di imbreviature e protocolli, fenomeno particolarmente diffuso nel Quattrocento. Un foglietto tratto dalle sue carte (1454) riporta inoltre, editi con interventi sostanziosi, soprattutto nella divisione dei versi, da Luigi Suttina, due interessanti componimenti italianeggianti, appartenenti al filone del lamento dell’amante abbandonata: «Po che da ti arbandonata» e, sul retro del foglio, «Più grave pondo non sustene may». La presenza di varianti per quanto riguarda il primo testo fa deporre a favore dell’autografo. Sopravvivendo al fratello, del quale si perdono le tracce nel 1436, G. rogò fino all’8 agosto 1470.

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Bibliografia

ASU, NA, Giovanni Vari, 5193; Pergamene capitolari, n. 633; mss BCU, Joppi, 23; Ibid., Principale, 3849, G.B. della Porta, Index alphabeticus notariorum patriae Foriulii, sub voce.

F. FATTORELLO, Storia della letteratura italiana e della cultura nel Friuli, Udine, La Rivista letteraria, 1929, 37-39; N. MONTICOLI, Cronaca delle famiglie udinesi, a cura di E. DEL TORSO, Udine, s.e., 1911, 47; V. MASUTTI, Incontri udinesitra ‘otia’ e ‘negotia’ del luogotenente Leonardo Giustinian, «MSF», 65 (1985), 113-128; PELLEGRINI, Tra lingua e letteratura, 79-81; SCALON, Libri, 7.74, 178; SCALON, Produzione, 100, 107, ni 198, 204, 216, 217, 221, 252, 253, 263-265, 271, 295, 296, 325, 336, 383; SOMEDA DE MARCO P., Notariato, 37-57; L. SUTTINA, Voci e lamenti d’amore dei secoli XIV e XV da carte notarili udinesi, «MSF», 10 (1914), 83-85.

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