VINASSA DE REGNY PAOLO EMILIO

VINASSA DE REGNY PAOLO EMILIO (1871 - 1957)

geologo, docente universitario

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Il geologo Paolo Emilio Vinassa de Regny.

Nacque a Firenze l’11 luglio del 1871 da Alfonso Vinassa e Maria de Regny. Dopo i primi studi nella città natale, si laureò in scienze naturali all’Università di Pisa dedicandosi, inizialmente, alla botanica. L’influenza di uno dei suoi professori, Mario Canavari, lo spinse ben presto ad appassionarsi alla geologia e alla paleontologia. Nel 1902 fu nominato professore straordinario di mineralogia e di geologia alla Scuola superiore agraria di Perugia; nel 1908 si trasferì a Catania, dove sarebbe rimasto fino al 1911, per passare poi all’Università di Parma. Nominato professore ordinario il 17 novembre del 1912, rimase a Parma fino al 1924, dove fu preside della Facoltà di scienze dal 1922 al 1924. Nel 1924 fu chiamato all’Università di Pavia succedendo all’illustre geologo bergamasco Torquato Taramelli nella cattedra che precedentemente era stata occupata da Antonio Stoppani. Rimase a Pavia fino al 1941, quando fu collocato a riposo per raggiunti limiti d’età, ricoprendo anche le cariche di preside della Facoltà di scienze dal 1929 al 1930 e dal 1932 al 1934, e di rettore nel 1936-1937. Dopo il 1941 fece ancora parte del corpo accademico di Pavia come professore emerito. Morì a Cavi di Lavagna (Genova) il 18 marzo del 1957. Fu socio corrispondente e successivamente ordinario dell’Istituto Lombardo di scienze e lettere, membro dell’Accademia delle scienze di Bologna e dell’Accademia peloritana, corrispondente dell’Accademia dei Lincei e membro del Comitato nazionale delle ricerche. ... leggi Diresse dal 1897 al 1941 la «Rivista italiana di paleontologia e di stratigrafia». Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò, come molti suoi colleghi, come volontario negli Alpini, guadagnando una croce al merito di guerra. Nel 1934, nell’ultima legislatura prima della seconda guerra mondiale fu eletto senatore del Regno, partecipando ad alcune commissioni tra le quali quella dell’educazione nazionale e della cultura popolare (1939-1943) e quella degli affari dell’Africa italiana (1939-1940). In Africa V. compì due missioni: una in Libia e una, più avventurosa, in Dancalia, regione della quale tracciò una prima carta geologica raccogliendo una gran quantità di campioni di studio. Partecipò anche a una spedizione scientifica in Montenegro e fu incaricato dello studio di alcuni fossili rinvenuti nelle spedizioni italiane in Karakorum e in Oriente. L’esperienza maturata nei primi anni di attività, quando, interessandosi di botanica, si era specializzato nella determinazione delle alghe – organismi che richiedono metodologie particolari d’indagine microscopica –, gli permise di occuparsi, da paleontologo, dello studio di alcuni gruppi animali la cui determinazione comporta indagini complesse, tra cui i briozoi e i graptoliti, dei quali divenne uno dei massimi specialisti italiani. Le conoscenze acquisite in botanica gli consentirono anche d’intraprendere con successo lo studio delle flore fossili paleozoiche rinvenute in alcune località della Carnia, dove dal 1905 aveva iniziato una proficua collaborazione scientifica con Michele Gortani, all’epoca appena laureato. Nel 1906 V. chiamò Gortani come assistente alla cattedra di Perugia. Essi ricevettero dal R. Ufficio geologico di Roma l’incarico di compiere rilevamenti in varie aree delle Alpi Carniche, in previsione della compilazione della nuova carta geologica d’Italia, e nel 1905 fecero le prime escursioni nei dintorni di Paularo. Lo stesso anno organizzarono l’escursione dell’adunanza estiva della Società geologica italiana, che si tenne a Tolmezzo il 20 agosto. L’escursione si svolse tra il 21 e il 26 agosto e toccò varie località di particolare interesse geologico comprese tra Tolmezzo, Forni Avoltri e Paularo. La sera del secondo giorno di escursione, uno dei partecipanti, il dottor Cerulli, rinvenne casualmente un frammento di felce fossile in una lastrina di arenaria nei pressi del rifugio Marinelli, dove la comitiva sostava per la notte. V., che da poco aveva studiato le felci fossili rinvenute presso casera Pizzul a Paularo, determinò il frammento stabilendone l’età carbonifera. Nella stessa località V. stesso rinvenne altri avanzi di vegetali fossili, che confermarono l’età carbonifera di quelle rocce. Questo fatto, apparentemente poco significativo, in realtà ebbe un’importanza rilevante nella corretta interpretazione della stratigrafia delle successioni paleozoiche della Carnia. Le rocce in cui fu rinvenuto il frammento, infatti, fino ad allora erano ritenute siluriane, così come le altre analoghe distribuite lungo tutta la catena carnica; il riconoscimento della loro corretta posizione stratigrafica diede il via a una nuova interpretazione dell’intera successione carnica. I due geologi proseguirono i rilevamenti in Carnia fino allo scoppio della prima guerra mondiale e descrissero minuziosamente la geologia dell’area, ricostruendo accuratamente la successione stratigrafica del Paleozoico Carnico che, con alcuni aggiornamenti, è tuttora valida. Nel 1909 presentarono alla Società geologica italiana una memoria dal titolo Studi geologici sul nucleo centrale delle Alpi Carniche, che valse loro il prestigioso premio Molon, assegnato a pari merito con il geologo padovano Giorgio dal Piaz («La Patria del Friuli», 23 maggio 1909). Tra il 1905 e il 1925 V. pubblicò oltre trenta lavori sulla Carnia; tra questi, i più importanti sono quelli di argomento paleontologico. Si occupò delle faune ordoviciane dell’area di passo Volaia, di quelle rinvenute a nord di Paularo e di quelle della località percorsa dal rio Uqua, a nord di Ugovizza. Studiò i coralli devoniani della Carnia e quelli ritenuti siluriani del monte Lodin. Iniziò gli studi sui graptoliti carnici, particolarmente importanti per il loro significato biostratigrafico; illustrò le flore e le faune fossili carbonifere del passo del Cason di Lanza e del versante meridionale del monte Zermula. Nel 1909, insieme con Gortani, pubblicò una monografia sui fossili siluriani dei monti a nord di Timau. La produzione scientifica di V. conta più di trecento titoli di vari argomenti, compresi pubblicazioni divulgative, manuali, testi scolastici e diversi studi sulla Divina Commedia di Dante, argomento che lo appassionò fin dal 1928 e al quale si dedicò con sempre maggior impegno negli ultimi anni di vita.

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Bibliografia

P. VINASSA DE REGNY, Rinvenimento della Neurodontopteris auriculata presso il Ricovero Marinelli, «Bollettino della Società geologica italiana», 24 (1905), LVI-LVII; ID., Sull’estensione del Carbonifero Superiore nelle Alpi Carniche, ibid., 25 (1906), 221-232; ID., Graptoliti Carnici, Milano, Tip. degli Operai Soc. coop., 1907; ID., Fossili dei Monti di Lodin, «Palaeontographia Italica», 14 (1908), 171-190; M. GORTANI - P. VINASSA DE REGNY, Fossili neosilurici del Pizzo di Timau e dei Pal nell’alta Carnia, «Memorie R. Accademia delle scienze di Bologna, Classe Scienze fisico-naturali», s. VI, 6 (1909), 183-216; P. VINASSA DE REGNY, Fossili ordoviciani di Uggwa (Alpi Carniche), «Mem. Ist. Geol. Univ. Padova», 2 (1914), 195-221; ID., Coralli mesodevonici della Carnia, «Palaeontographia Italica», 24 (1918), 59-120.

A. BONI, Ricordo di Paolo Vinassa de Regny, « Bollettino della Società geologica italiana», 77/1 (1959), 137-252.

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