ZECCHINI PIERVIVIANO

ZECCHINI PIERVIVIANO (1802 - 1882)

medico, letterato

Immagine del soggetto

Il medico Pierviviano Zecchini (Udine, Biblioteca civica, Album fotografici).

Nacque a San Vito al Tagliamento (Pordenone) il 2 ottobre 1802 da Argentino, medico chirurgo della provincia di Udine, e Bernardina Menegazzi. Era il quartogenito di una famiglia numerosa. Fra i vari fratelli e sorelle arrivati in età adulta, Z. si legò particolarmente a Giovanni Battista, più giovane di lui di due anni. Compì gli studi di medicina a Padova, pur manifestando nel contempo una spiccata inclinazione per le lettere. Il soggiorno patavino gli permise di conoscere bene gli ambienti intellettuali più stimolanti e di entrare in contatto con alcune personalità vivaci che frequentavano l’osteria del Leon Bianco, che doveva trovarsi appena dietro lo storico caffè Pedrocchi. Conseguì la laurea nel 1825 discutendo una tesi intitolata Specimen novae methodus circa divisionem morborum qui manu curantur. Esercitò la professione medica per due anni in varie località, tra cui Caorle, dove Z. si trovò a dover seguire cinquantotto casi di febbri perniciose. Nel 1827, seguendo il fratello Giovanni Battista e il poeta istriano Pasquale Besenghi degli Ughi, suo amico fin dall’adolescenza, partì per la Grecia, dove dal 1821 era in corso la guerra d’indipendenza intrapresa dagli elleni, che cercavano di affrancarsi dall’occupazione turca. Al suo arrivo, non avendo risorse economiche a sufficienza, dovette provvisoriamente accettare un posto di medico presso la famiglia del cavalier Mustoxidi, console a Salonicco. Poco dopo fu assunto come capitano medico al servizio della flotta delle isole Ionie. In questo periodo, Z., oltre ad assolvere ai suoi servizi di medico, coltivò l’osservazione dei costumi e delle abitudini delle popolazioni locali. ... leggi Vivendo tra gli abitanti, fu in grado di stringere legami anche con persone che ricoprivano ruoli importanti, come l’ammiraglio Andrea Miauli, che tra il 1822 e il 1825 batté a più riprese la flotta turca. Il 9 ottobre 1831 Giorgio e Costantino Mauromicali attentarono con un colpo di arma da fuoco alla testa e con una pugnalata il presidente greco Giovanni Capodistria, assassinandolo. Z. si trovava a Nauplia per visitare un paziente; assistette prima allo sgomento e alla commozione degli abitanti del luogo e, successivamente, alla loro rabbia, che portò alla scoperta dei colpevoli: uno degli attentatori fu ucciso e l’altro catturato, condotto a processo e giustiziato. Lo stesso giorno, per incarico del governo greco, Z. dovette effettuare la necroscopia del cadavere del conte Giovanni Capodistria; successivamente, in vista dei funerali di stato, fu incaricato dell’imbalsamazione del corpo, in modo che la salma potesse essere riposta in un’arca ricoperta di cristallo. L’avventura greca giunse al suo termine quando, nel 1832, Z. fu costretto a rimpatriare in Friuli per aver mancato di ossequio ad un’altra figura diventata a quel tempo molto influente: Agostino Capodistria, successore di Giovanni, subentrato al fratello nel ruolo di presidente. Z. portò con sé dalla Grecia i pantaloni e una ciocca di capelli del presidente greco assassinato, quali reliquie donate poi al friulano Guglielmo Rinoldi e a Niccolò Tommaseo. Appena rientrato, Z., iscritto alla Giovane Italia, fu espulso da Trieste a causa della sua posizione politica. Nei mesi successivi cominciò a pubblicare saggi d’argomento medico, alternando tali scritti a quelli legati alla storia della Grecia. La prima di queste opere, intitolata Riflessioni mediche sulla necroscopia del cadavere del Presidente della Grecia, il Conte G. Capodistria, riscosse un largo consenso fra i colleghi e fu citata in riviste italiane ed estere per le novità riguardanti le conoscenze sulla funzione della milza. Il secondo saggio, anch’esso medico, intitolato Osservazioni critiche sul trattato filosofico-sperimentale dei soccorsi terapeutici del professore Giacomandrea Giacomini, venne stampato segretamente e frettolosamente, senza le dovute revisioni e correzioni, come dà notizia lo stesso Z. in una lettera del 1834 al celebre professore Giacomo Tommasini. È databile al 1836 la prima parte di un saggio intitolato Osservazioni di confronto fra i costumi dei greci moderni e quelli dei secoli eroici, seguita da una seconda e ultima parte, riferibile all’anno successivo. L’intera produzione pubblica e privata fu sottoposta alla censura delle autorità austriache. È documentato il controllo censorio su un componimento relativo alla Grecia uscito su «La Favilla», giornale di cui Z. fu un assiduo collaboratore. Nel 1840 Z. contrasse matrimonio con Francesca De Paoli, nativa di Spilimbergo del Friuli, dalla quale ebbe due figli, Argentina e Alfonso. Si stabilì allora a Spilimbergo e a quel periodo risalgono alcuni studi effettuati in collaborazione con Giambattista Marzuttini, apparsi negli «Annali universali di medicina» (1838), nella «Gazette médicale de Paris» (1835) e, a distanza di parecchio tempo, nel «Bulletin général de thérapeutique médicale, chirurgicale, obstétricale et pharmaceutique» (1866). Il 1841 fu l’anno in cui ebbe inizio la lunga amicizia tra Z. e Niccolò Tommaseo. Il grande dalmata aveva lanciato un invito pubblico sulla «Gazzetta veneta», nel quale richiedeva, a chi fosse in possesso, testi di canti popolari toscani, corsi, illirici e greci. Z. rispose subito mettendosi a disposizione, divenendo un agente delle sue opere in Friuli. Nel 1842 Z. iniziò a collaborare, con articoli medici e di vario argomento, con il foglio settimanale «L’amico del contadino» del conte Gherardo Freschi, del quale i fratelli Zecchini erano molto amici, in particolare Giovanni Battista, che fu un suo fedele collaboratore. Nel 1845 Z. riuscì a legare in stretto rapporto d’amicizia Tommaseo con Besenghi degli Ughi, che già si conoscevano dagli anni degli studi a Padova. Al 1846 risale la pubblicazione della prima parte di uno studio su Anton Lazzaro Moro. Nello stesso anno apparve per la prima volta la tragedia storica in cinque atti di Z. intitolata Lambro Zavella, capitano dei Suli, opera di tema greco, più volte ristampata, che anni dopo sarebbe stata lodata da Tommaseo nel suo Dizionario di estetica. Nel gennaio 1847, per la prepotenza dei notabili del paese, Z. fu costretto a lasciare la condotta di Spilimbergo per Venzone. Da là seguì con preoccupazione gli avvenimenti del 1848 e, in particolare, la prigionia di Tommaseo a Venezia. Nel 1852 cominciò a lavorare come medico a Dignano d’Istria, ma a causa della gelosia dei colleghi perdette il posto di lavoro. Nel 1854 la imperiale regia luogotenenza, con sede a Trieste, decretò la cacciata entro venti ore e per sempre di Z. dall’Illirico e dall’Istria, ove dimorava con la sua famiglia. Subito dopo tornò a San Vito e si dedicò all’attività di pubblicista. Tra il 1858 e il 1862 collaborò con le riviste torinesi «Il mondo letterario», «Il mondo illustrato» e «Rivista contemporanea», edite da Pomba. La maggior parte degli articoli è di tema greco: I Pisistrati e i Capodistria, Sull’autorità, Monografia d’Idra. Nel 1856 venne pubblicata una novella storica di Z. intitolata Un giovine che desiderando di fare una buona vita, fece una cattiva morte. Dal settembre 1859 Z. visse momenti di apprensione per il figlio Alfonso, arruolato a Parma nella cavalleria e poco dopo congedatosi. A queste preoccupazioni si aggiunsero le difficoltà economiche dovute a ritardi nei pagamenti dei compensi delle pubblicazioni prodotte. Nel 1861, in ogni caso, fu pubblicato l’articolo riguardante le mummie di Venzone e Z. cominciò a collaborare con «Il Politecnico» di Carlo Cattaneo. Nello stesso anno, il giorno della morte di Cavour, Z., grazie alla gentilezza del conte Stefano Stampa, conobbe di persona Manzoni, al quale scrisse anni dopo inviando un regalo (Biblioteca nazionale Braidense, Fondo Manzoniano, Manz., XXIX/40). Negli stessi anni, per il tramite di Prospero Antonini, fece giungere sue lettere ai reali d’Italia. Nel 1865 venne meno la moglie Francesca. In una lettera a Tommaseo del dicembre 1864 egli spiegava: «una immensa sventura mi si prepara, ed è la perdita della mia cara consorte, la donna che per tanti anni sorridendo portò i miei pesi, dolendosi che io portassi i suoi. Oh quanto sono infelice! Quanto sono tremendi i santi misteri di Dio se permette che un angelo soffra tali pene che nessuno può imaginare!». Nel 1866 apparve la seconda edizione dei Quadri della Grecia moderna che, a differenza della prima edizione del 1864, includeva quadri scritti da Tommaseo. L’opera ebbe gran successo; apparvero recensioni e articoli in diverse riviste, tra cui spicca un articolo di Angelica Bartolomei Palli. Anche nella rivista inglese «Anthropological Rewiew» apparve un lunghissimo scritto intitolato Grecian Anthropology, in cui è riportato, a sostegno d’una tesi riguardante studi di craniologia, un brano dei Quadri. Nel 1868 il figlio sposò Emilia Clinestz, occasione per la quale Tommaseo pubblicò una lettera in onore del padre. Nel 1869 uscì uno degli scritti di Z. riferiti al suo concittadino Anton Lazzaro Moro. Nel 1870 egli entrò in rapporto epistolare con Francesco Protonotari, e gli si aprì la via per pubblicare negli anni successivi alcuni articoli nella rivista «Nuova antologia». Nello stesso anno, usando come modello letterario Le vite parallele di Plutarco, scrisse Miaùli e Garibaldi: racconto critico-storicopolitico, che ebbe una riedizione due anni dopo, comprendente una lettera di Garibaldi all’autore. In questo periodo Z. si occupò anche di raccogliere materiale sulle memorie antiche e recenti del Friuli. Pubblicò, in occasione di nozze, una poesia che cinquant’anni prima il suo autore, un giovane udinese, gli aveva consegnato, il giorno prima di morire di tisi; Z., in una lettera a Vincenzo Joppi, paragona questo componimento ad un altro di Byron sullo stesso tema. Il 1872 fu funestato dall’improvviso peggioramento della salute e poi dalla morte del figlio Alfonso, divenuto padre di due figli di nome Argentino e Francesca. Z. sprofondò nel dolore al punto da cadere in uno stato di abbandono: cedette ad altri le cose di valore che aveva, persino il suo ritratto di medico militare della Grecia. Nel 1873, su consiglio di Tommaseo, trascrisse, raggruppò e pubblicò una cinquantina di lettere che aveva rivolto a persone che gli avevano fatto le condoglianze in un volume fuori commercio di centoquaranta esemplari, intitolato Alcune lettere del trimestre di agosto, settembre, ottobre 1872 del dottor Pierviviano Zecchini nell’occasione della morte del figlio. In una lettera del 6 ottobre 1872 Z. spiega a Tommaseo la finalità della raccolta: «come le dissi altra volta non scrivo per la stampa, ma se a qualche mio amico pungesse il desiderio di sapere il mio triste passato al tempo che mi sopravvenne la grande disgrazia che m’affligge, potrebbe, rivolgendosi non so a chi, domandare un quaderno di lettere che sono quelle che dettai in questi due mesi, rispondendo a que’ benigni che mi chiesero novelle del presente mio stato […]. Epistolario che credo unico di questo genere, perché pochi sono quelli ch’ebbero motivo o il pensiero di lasciar memoria de’ loro dolori su d’un solo argomento». Quegli anni furono segnati dalla solitudine; i nipotini tornarono a Trieste con la nuora, la figlia si trovava lontana, la sua casa era «ridotta ad una celluccia di cappuccino». Nel novembre 1873 perdette suo cognato, Paolo Segato, sposato con la sorella Virginia, e nel maggio del 1874 il suo carissimo amico Tommaseo. Nel 1875 Angelo De Gubernatis pubblicò sulla «Gazzetta veneta» un invito rivolto agli scrittori italiani per facilitare la stampa delle loro opere, anche quelle già edite purché rare ed importanti. Allora Z. gli scrisse proponendo i suoi Quadri per una nuova edizione. La proposta ebbe una risposta positiva, non solo perché la terza edizione fu realizzata, accresciuta di circa cinquecento aggiunte e di un nuovo capitolo, ma anche perché successivamente De Gubernatis incluse la biografia di Z. nel suo Dizionario degli scrittori contemporanei e riportò brani dei Quadri nelle proprie opere. Tra il 1877 e il 1879 Z. mantenne corrispondenza con Giosue Carducci; il sanvitese gli mandò anche degli opuscoli e dei libri. Nel 1878 e nel 1880 recitò vari discorsi a Trieste, nel Gabinetto di Minerva, invitato dai suoi soci. Tra questi spicca il lavoro su Besenghi degli Ughi, in cui racconta la sua esperienza diretta con lo scrittore istriano e traccia un paragone biografico tra questi e Niccolò Tommaseo. Nel 1880 Z., che soffriva di mal di cuore e stava perdendo la vista, fece un viaggio a Napoli e a Roma, presumibilmente per motivi medici, approfittando per incontrare delle persone care. Si spense nelle prime ore del 18 giugno 1882 a Chions.

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Bibliografia

Le opere manoscritte di Z. e l’epistolario sono conservati nei fondi di molte biblioteche italiane e, probabilmente, anche straniere. Per l’epistolario si rinvia alla tesi sotto citata nella quale sono state censite le lettere di Z. reperite nelle biblioteche italiane: M.B. CÓCERES, Per la edizione dell’epistolario di Pierviviano Zecchini, t.l., Università degli studi di Udine, a.a. 2009-2010.

P. ZECCHINI, Sulla condizione essenziale del colera e sul metodo curativo nel suo stadio algido: lettera del dottor Pierviviano Zecchini al dottor Vincenzo Pinali, Udine, Vendrame, 1855; Vita di Anton Lazzaro Moro, Padova, Tip. L. Penada, 1865; Analisi di alcune lezioni del prof. Pinali sull’uso del salasso nelle pneumoniti: lettere del dott. Pierviviano Zecchini al cavaliere Giustiniano Nicolucci, Roma, Stab. tip. di G. Via, 1870 (estratto dal «Giornale medico di Roma», VI/10); Miaùli e Garibaldi: racconto critico-storico-politico, Venezia, Tip. di G. Cecchini e C., 18722; Alcune lettere del trimestre di agosto, settembre, ottobre 1872 del dottor Pierviviano Zecchini nell’occasione della morte del figlio, Pordenone, Tip. Gatti, 1873; Meteorologia barometrica: lettera di Pierviviano Zecchini al senatore del Regno, Giusto Bellavitis, Venezia, Tip. della Gazzetta, 1875; Sulla cremazione dei cadaveri umani: lettera del dott. Pierviviano Zecchini al conte Gherardo Freschi, s.l., s.n., [1875?]; Sul saggio di una teoria dei vulcani pubblicato dal prof. Arturo Issel: lettera di Piervivano Zecchini al cav. Giustiniano Nicolucci, s.l., s.n., 1875; Quadri della Grecia moderna del dottor Pierviviano Zecchini e altri di Niccolo Tommaseo, Firenze, Tip. ed. dell’Associazione, 18763; Nelle nozze di Regolo Taviani con Italia Minisini: al professore Luigi padre di lei, lettera, s. ... leggil., s.n., [1877?] (nella lettera Z. si sofferma sulla questione del luogo natio di Paolo Sarpi); Delle glorie della Grecia contemporanea; Besenghi degli Ughi: discorsi recitati nel Gabinetto di Minerva in Trieste nel dì 25 e 27 ottobre 1878, Firenze, Tip. Cellini e C., 1878; Nelle nozze dell’esimio dottore Domenico Porchia con la egregia donzella Ersilia Nicolucci al cavalier Giustiniano padre di lei: lettera, Firenze, Tip. Cellini e C., [1878]; Lambro Zavella capitano di Suli: tragedia storica in cinque atti, Firenze, Tip. Cellini e C., 18794; Galleria triestina di persone illustri; L’onore in pericolo: discorsi recitati nel Gabinetto di Minerva in Trieste nei giorni V e VI ottobre MDCCCLXXX, San Vito al Tagliamento, Tip. Polo e C., 1880.

DBF, 776; A. DE GUBERNATIS, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, Firenze, Le Monnier, 1879, 1080; TELLINI, Giulio Andrea Pirona, 97; F. ROCCHEGGIANI, Gli italiani in Grecia, Bari, Humanitas, 1915, 444, 445; A. TAMARO, Storia di Trieste, II, Roma, A. Stock, 1924, 286-289; R. ZOTTI, S. Vito nella storia: uomini e famiglie notabili, Sacile, Tip. editrice sacilese, 1926, 178-181; ID., San Vito nella storia del Friuli, Sacile, Tip. editrice sacilese, 1929, 104-105; Dizionario del risorgimento nazionale. Dalle origini a Roma capitale, Fatti e persone, a cura di M. ROSI, Milano, Vallardi, 1930-1937, IV, 640; N. TOMMASEO, Diario intimo, a cura di R. CIAMPINI, Torino, Einaudi, 1946, 345, 358, 362; G.M. DEL BASSO, Manoscritti risorgimentali nella Biblioteca Comunale di Udine, Udine, AGF, 1966, 72-73; L. ZANOVELLO GADDO, Considerazioni del Tommaseo sulla poesia in una lettera inedita a Pierviviano Zecchini, «Lettere italiane», 40 (1988), 224-234; Mille protagonisti, 504.

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