Nacque a Cividale il 12 febbraio 1820, dai nobili Giuseppe, medico, e Clara Claricini. Studiò nei Seminari di Venezia e di Udine, ma al momento di prendere gli ordini non fu ammesso al suddiaconato, forse per una crisi di vocazione. Rinunciò quindi alla vita ecclesiastica, iscrivendosi all’Università di Padova dove si laureò in giurisprudenza. Agli inizi degli anni Quaranta conobbe a Venezia Niccolò Tommaseo, del quale divenne amico e, durante un viaggio in Lombardia e Piemonte, Manzoni e D’Azeglio. Nel 1848 esercitava la professione di avvocato a Udine, quando l’improvvisa ventata rivoluzionaria lo trasformò in pochi giorni in un acceso attivista politico. Il 23 marzo la città era stata abbandonata dagli austriaci, e già il 27 marzo uscì il primo numero del «Giornale politico del Friuli», diretto da C. – per i primi cinque numeri insieme al vicentino Clemente Fusinato – avendo come collaboratori diversi insegnanti del seminario e sacerdoti. Il foglio pubblicava gli atti del Governo provvisorio, articoli pieni di entusiasmo e cronache con notizie poco controllate. Dagli articoli di C., oltre alla simpatia nei confronti di Pio IX, appare chiara solo una richiesta: che il Governo provvisorio di Udine si sciogliesse e che il Friuli si sottomettesse a quello della Repubblica di Venezia. Anche quando questo avvenne, C. si lamentò per il ritardo con cui era stata presa la deliberazione e per il «segno manifesto di municipalismo» che i nuovi dirigenti udinesi avevano dimostrato. Dopo il numero del 13 aprile, lasciò al professor Bernardino Zambra la responsabilità del giornale, che continuò a uscire fino al 18, e si recò a Venezia. La decisione di andarsene fu presa, dichiaratamente, per partecipare ai combattimenti in Veneto: in realtà non poté non influire il fatto che le sue posizioni neoguelfe trovavano in Friuli sempre più avversari. Dopo la sua partenza ci furono infatti manifestazioni contro il giornale, con minacce nei suoi confronti. Preferì quindi non fare ritorno a Udine, partendo per Roma quale inviato della Repubblica veneta presso papa Pio IX e rimanendo con lo stesso incarico anche durante la Repubblica romana. Dopo la caduta di quest’ultima, C. si rifugiò in Toscana, a Casalta, dove aveva acquistato una proprietà, e negli anni seguenti si dedicò alla produzione di bachi da seta. Tornò in Friuli una prima volta nel 1857 nel corso dell’organizzazione di un viaggio in Estremo Oriente allo scopo di studiare la produzione cinese dei bachi. Nel 1865 fu eletto deputato per il collegio di Montalcino, schierandosi nelle file della Sinistra. Nel 1867 fu in Friuli un’altra volta, accolto però con manifestazioni ostili, «a bombe e sassate» si lamentò con il suo amico e musicista Giovan Battista Candotti, davanti all’albergo di Cividale in cui alloggiava. Alle successive elezioni politiche non fu confermato deputato. Morì a Firenze il 15 ottobre 1877.