ASBURGO-LORENA (D’) LUIGI SALVATORE

ASBURGO-LORENA (D’) LUIGI SALVATORE (1847 - 1915)

etnografo, linguista

Immagine del soggetto

Luigi Salvatore d'Asburgo-Lorena in un disegno.

Nacque a Firenze il 4 agosto 1847, figlio di Leopoldo II, ultimo granduca di Toscana e di Maria Antonia di Borbone Napoli, figlia di Francesco I, re delle Due Sicilie. Nel 1859, in seguito ai tumulti scoppiati a Firenze, il padre abdicò e si rifugiò con la famiglia presso la corte viennese, stabilendo la sua dimora nel castello di Schlackenwerth in Boemia. Qui d’A., arciduca d’Austria, si accorse ben presto di non avere alcuna vocazione per la carriera politica e nel 1867 – anche in seguito al dolore provocato dalla morte accidentale di una sua cugina, l’arciduchessa Matilde, di cui era segretamente innamorato – prese la decisione di chiedere all’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria il “congedo” dalla corte. Così in quello stesso anno l’arciduca compì il primo viaggio alle Baleari e rimase affascinato dalle bellezze dell’isola di Maiorca che più tardi divenne la sua patria di elezione. Spinto dal desiderio di conoscere i luoghi meno frequentati e gli angoli dimenticati del Mediterraneo, acquistò uno yacht di cinquanta metri, il “Nixe”, e formò un’equipe di venti persone tra geografi, linguisti, etnologi, archeologi, entomologi, botanici che dovevano aiutarlo a raccogliere informazioni sulle terre visitate. Ideò anche uno strumento di lavoro, le Tabulae Ludovicianae, una sorta di questionario articolato per discipline di circa cento pagine che aveva lo scopo di raccogliere in modo sistematico i dati sulla vita e i costumi delle popolazioni incontrate durante i viaggi. Nacque così tutta una serie di importanti pubblicazioni geografiche e antropologiche illustrate con gli schizzi e i disegni eseguiti dallo stesso arciduca. Tra queste edizioni curatissime, spesso uscite in tiratura limitata, si ricordano Excursions artistiques dans la Vénétie et le Littoral (1868); Die Balearen. ... leggi In Wort un Bild geschildert (1870-1891), un’opera monumentale in sette volumi; Eine Spazierfahrt im Golfe von Korinth (1876); Die Liparischen Inseln (1896); Zante. Allgemeiner Theil und Specieller Theil (1904). Ma i suoi viaggi non si limitarono al solo Mediterraneo, e spaziarono dall’Australia, alla Polinesia, alla California; durante le esplorazioni l’avventuroso arciduca utilizzava lo pseudonimo di “Luigi conte di Neudorf” e il suo grande amico Jules Verne si ispirò a lui per tracciare il profilo del protagonista del romanzo Mathias Sandorf (1885). Quando non era per mare, la sua vita si svolgeva tra la villa di Alessandria d’Egitto e quella di Zindis nei pressi di Muggia, ma soprattutto nella grande tenuta Miramar a Maiorca, dove aveva conosciuto una giovane popolana, Catalina Homar, che fu la sua compagna per tutta la vita, e dove possedeva vasti terreni coltivati a vigneti e frutteti di pregiate qualità. La villa di Miramar divenne ben presto meta di numerosi scienziati e letterati attratti dall’ospitalità informale di d’A. e dalla sua insaziabile curiosità. Ma la dolce vita alle Baleari si interruppe bruscamente nell’agosto del 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale, quando d’A., principe di sangue, venne richiamato in patria; aveva già sessantasette anni ed era provato dalla “elephantiasis arabica” contratta anni prima durante un viaggio in Palestina. Scelse come sua residenza villa Ceconi a Gorizia, città del suo “Kammervosteher”, il conte Carlo Coronini Cronberg, e qui visse fino alla dichiarazione di guerra dell’Italia nel maggio del 1915. Da quel momento si trasferì definitivamente nel castello di Brandeis vicino a Praga dove morì il 12 ottobre 1915. Fu sepolto a Vienna nella Cripta dei Cappuccini. A Gorizia d’A. rimase colpito dalle numerose affinità linguistiche tra il ladino friulano e il dialetto maiorchino e, partendo dalla convinzione che prima o poi le grandi lingue nazionali avrebbero soffocato quelle minori, pensò di dar vita a una raccolta che contenesse le frasi più intime del ladino, quelle che riguardavano il mondo degli affetti. Nacque così uno dei libri più importanti della filologia romanza, le Zärtlichkeitsausdrücke und koseworte in der friulanischen Sprache [Frasi d’affetto e vezzeggiativi in friulano], che venne pubblicato anonimo a Praga nel 1915 in pochissimi esemplari. Come l’arciduca scrisse nell’introduzione, i quattro quinti del materiale linguistico raccolto furono merito di Ugo Pellis che si avvalse della collaborazione del ventenne Dolfo Zorzut il quale aveva appena pubblicato una raccolta di narrazioni popolari in friulano. Alla realizzazione dell’opera concorsero anche Giorgio Pitacco e Paul Maria Lacroma, sebbene con un ruolo più marginale. Il ricchissimo materiale raccolto affiancato dalla traduzione in tedesco e italiano fu suddiviso dal d’A. in due gruppi: il primo comprende i termini che si riferiscono al rapporto tra madre e figlio (785 frasi), mentre il secondo è dedicato alle parole e alle frasi che si scambiano gli innamorati (637 frasi). Tutti i termini, fatta eccezione per un primo capitoletto costituito da un elenco di ventotto parole della lingua dei bambini, sono calati nel contesto di una frase compiuta, che facilita l’individuazione precisa del significato degli stessi. Questo insieme di frasi affettuose fu dunque l’ultima fatica dell’arciduca e, grazie a lui, a distanza di quasi un secolo il Friuli è ancora l’unica regione italiana a possedere un corpus linguistico di questo tipo.

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Bibliografia

L. SALVATORE D ’ASBURGO-LORENA, Excursions artistiques dans la Vénétie et le Littoral, Prag, Selbstverlag, 1868; ID., Die Balearen. In Wort un Bild geschildert, Leipzig, Brockhaus, 1870-1891; ID., Eine Spazierfahrt im Golfe von Korinth, Prag, Mercy & Sohn, 1876; ID., Die Liparischen Inseln, Prag, Mercy, 1896; ID., Zante. Allgemeiner Theil und Specieller Theil, Prag, Mercy/Würzburg e Wien, Woerl, 1904; ID., Zärtlichkeits Ausdrücke und koseworte in der friulanischen Sprache, [a cura di U. PELLIS - D. ZORZUT - G. PITACCO - P. M. LACROMA], Prag, Druck und Verlag von Heinr. Mercy Sohn, 1915 (= ed. a cura di A. DI COLLOREDO MELS - A. BARBARANELLI, Udine, Gaspari, 1996).

DBF, 462; L. CICERI, L’arciduca Salvatore: un innamorato del Friuli, in Guriza, 302-304; W. Th. ELWERT, Un romanista dimenticato: Luigi Salvatore, arciduca d’Austria, «Studi ladini», 10 (1986), 423-429; M. MICHELUTTI, Parole d’affetto, in Friûl di soreli jevât, 156-173; H. SCHWENDINGER, Erzherzog Ludwig Salvator. Der Wissenschaftler aus dem Kaiserhaus. Die Biografie, Wien/München, Amalthea, 1991; U. PELLIS - D. ZORZUT, Il primo friulano, la mari ’l frut, la lingua degli affetti, a cura di M. C. CESCUTTI - A. BOGARO - R. CORTELLA - D. TOFFOLI, Prefazione di L. Salvatore d’Asburgo Lorena, Udine, Gaspari, 2008.

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