CANTONI AURELIO

CANTONI AURELIO (1922 - 2009)

giornalista, poeta, autore teatrale

Immagine del soggetto

Il poeta Aurelio Cantoni, noto come €œLelo Cjanton€.

Nato il 12 dicembre 1922 nel borgo di S. Lazzaro a Udine, si formò da autodidatta. Nel 1946 cominciò a scrivere in friulano e in italiano poesie e prose, via via pubblicate su giornali e riviste locali, in particolare su quelle della Società filologica friulana. C. fu subito molto attivo nell’immediato dopoguerra, assecondando un eclettismo che lo vide ora autonomista, ora poeta, ora divulgatore, ora autore teatrale. Un impegno variegato che però ha trovato nell’idea di Friuli il suo centro propulsore, il «sium plui impuartant», il sogno più importante. Ha scritto a lungo su «La Patrie dal Friûl», fondata nel 1946 da Giuseppe Marchetti e Felix Marchi, e ne è stato direttore tra il 1948 e il 1953. «[Nel 1945] dissero i giovani che tutto era da rinnovare, anzi da ricominciare su fondamenta più solide di quelle piccolo-borghesi e popolaresche dello Zorutti: essere ancora zoruttiani oltre che dimostrare una povertà spaventosa di mezzi d’espressione, significherebbe uccidersi da incoscienti, giacché l’edificio zoruttiano non è che una indecente capanna di paglia», scriveva C. su «La Patrie dal Friûl» nel novembre 1949, aggiungendo che «i giovani non devono dimenticarsi di ringraziare coloro che, pur ritornando con il consueto ed anacronistico ‘Veladon’ zoruttiano, seppero conservare anche tutto ciò che vi è di valido nel patrimonio friulano». Allievo devoto di don Giuseppe Marchetti («pre Bepo Marchet») del quale condivideva le istanze politiche autonomiste, nel gennaio 1949 sul colle del castello di Fagagna C. era tra i fondatori di “Risultive – Cortesele di Furlan”, anticipata nel 1946 da un “Circolo culturale friulano” che aveva costituito insieme a Dino Virgili presso l’osteria Lepre in via Poscolle a Udine, senza ottenere il consenso sperato, dopo aver fatto pubblicare un avviso sui giornali, forse perché «ci videro sbarbatelli». In quegli anni C. fu coprotagonista di ulteriori tentativi di creazione di cenacoli culturali, come per la rivista «Persona» che intendeva ispirarsi al pensiero del Mounier. ... leggi Le riunioni avvenivano in casa di Sergio Sarti. Di quell’epoca C. ha rimarcato, alla fine degli anni Cinquanta sul periodico cattolico «Quaderni della FACE», la preclusione del mondo culturale rispetto ai giovani i quali «non possono esistere». Di “Risultive” scrisse qualche anno dopo la fondazione che «fu… una cosa del tutto diversa dall’‘Academiuta’, soprattutto perché la sua nascita non richiese una difficile operazione di chirurgia letteraria». La sottile polemica, che in altra sede si era rivolta contro l’ateismo di Pasolini, era già stemperata nel 1979, quando C. venne chiamato a ricomporre il quadro dei movimenti poetici «dai zovins» [dei giovani] nel dopoguerra: l’“Academiuta” casarsese di Pier Paolo Pasolini e la stessa “Risultive” avevano cercato entrambe nel passato, rispettivamente trecentesco in un caso e indistintamente radicato nella ruralità millenaria nell’altro, una sorgente di poesia autentica, di fatto «fûr de storie» [fuori dalla storia]: «E doman?». C. chiosava così il suo contributo, con uno sguardo costante al futuro e al pensiero delle nuove generazioni che ricorre nei suoi scritti. L’attività di divulgatore non conobbe soste: fondò nel 1972 «Arc», periodico trimestrale delle regioni dell’arco alpino che fu pubblicato fino al 1978. Dimostrò la propria vicinanza alla comunità ladina anche attraverso la traduzione in friulano delle poesie di Andri Peer e Cla Bert, pubblicate a cavallo tra 1959 e 1960 su «Sot la nape». Curò per alcuni anni la rubrica “Salustri” [Schiarita] sulle pagine de «Il Gazzettino» di Venezia. Altrettanto intensa risulta essere la produzione in lingua friulana: «è una delle voci che più profondamente hanno espresso – come giornalista, come poeta, come critico, come scrittore, come autore di teatro, come grande organizzatore e come operatore culturale – il senso vivo della friulanità nella seconda metà del ’900», si legge nella monografia Friûl di vuê e di doman [Friuli di oggi e di domani], che la Società filologica friulana gli ha dedicato nel 2007. Fu vincitore di svariati premi letterari, a cominciare da FACE (1947), Società filologica friulana (1948), premio Tricesimo (1951) e molti altri, anche fuori regione, come accadde ripetutamente per il premio Marta a Venezia, con giuria presieduta da Diego Valeri, e per il premio Abano ad Abano Terme. Alcune competizioni letterarie gli permisero di vedere pubblicati i lavori teatrali (La buinevite [La buona vita], Buje [Buia] in coppia con Alviero Negro, Diaul a colôrs [Diavolo a colori]). Per La buinevite scrisse con la consueta ironia: «Chest lavôr al è stât dome segnalât sul concors leterari de Sozietât filologjiche furlane dal 1970 e juste parchèl – cun dut che aromai il premi no lu cuche – l’autôr al à olût riviodilu e puartâj gambiamentz» [Questo lavoro è stato solamente segnalato nel concorso letterario della Società filologica friulana del 1970 e solo per tale ragione – sebbene ormai non si becca il premio – l’autore ha voluto rivederlo ed apportargli cambiamenti]. Gli venne assegnato pure il premio Epifania 2002. Strenuo difensore della lingua e della cultura friulana, nella prefazione ad un libro di poesie in bergamasco, C. sottolineava la vitalità di certi idiomi regionali, ancora capaci di rappresentare un fatto collettivo e di trovare ascolto tra il popolo: «è ben per questo che in alcune regioni si affermano le koiné, con maggior difficoltà, ma anche con maggiore naturalezza delle lingue ufficiali». Negli anni in cui si battagliava per la grafia ufficiale del friulano da adottare, C. innescò un botta e risposta con Giorgio Faggin su «La Panarie» che lo vedeva, in buona sostanza, difensore della tradizione grafica in uso presso la Società filologica friulana. C. è morto a Udine il 18 maggio 2009. Riposa a Segnacco, come ha sempre desiderato, accanto a Chino Ermacora, «il Santul di Risultive» [il padrino di Risultive], del quale era sincero ammiratore al punto da scegliere la data del 25 aprile, anniversario della morte del fondatore de «La Panarie», per presentare al pubblico ogni suo nuovo libro in friulano. Per alcuni anni a partire dal 1985, C. aveva organizzato i corsi pratici di lingua della Società filologica friulana. Qualche tempo prima della scomparsa, si era chiesto con lucidità tra l’ironico e l’amaro cosa sarebbe rimasto del Friuli che aveva descritto così, riandando con la memoria agli incontri con gli amici di “Risultive”: «Penso che là, in quella stanza, mentre Vico di Cec manovrava la mazza della polenta, alcuni parlavano, altri sorseggiavano il vino e tutti ascoltavamo; là entrava tutto il Friuli d’ogni tempo attraversando i muri. Perché è vero che il Friuli è fatto di terra, ma è pur vero che è fatto anche di gente e soprattutto di amore. È una cosa sublime quell’amore, perché ci ingrandisce la vita con tante presenze di cose e di storie, e non ci sentiamo più soli nel nostro tempo, bensì moltiplicati in un tempo illimitato con le vite e l’amore di coloro che furono e di coloro che verranno».

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Bibliografia

Opere di A. CANTONI : Risultive. Puisiis, Udine, Risultive, 1950; Passant, Udine, Risultive, 1958; Risultive 1949-1959, Udine, Risultive, 1959; Cavaglieri della Richinvelda. Historia scrita par talian dopo une cioche, Udine, Stamparie dai predis, 1964; Il soreli. Un at, Udine, Edizioni della FACE, 1965; 1 idee - 10 cjantis - peraulis par cjanzunitis, Udin, Risultive, 1965; La furtune, Udin, Risultive, 1969; Il mont. Un at, Udin, SFF, 1969; Il Friûl di Toni. Conte dal vêr, Udin, SFF, 1969; Buje. Comedie in dôs parz, Udine, SFF, 1971, con A. Negro; La buinevite, Udine, SFF, 1972; Il diaul a colôrs (atto unico), Udin, SFF, 1976; Satarutis, Fossalta di Piave, Rebellato, 1982; L’àjar. Puisiis di cuatri timps, Udine, SFF, 1986; Il biel furlan. 30 lezions curtis e fazzilis, leturis, osservazions, esercizis, vocabolariùt, Udin, Arz grafichis furlanis, 19912; Prin libri plùrin 1998: furlan, italiano, graisan + veneto und deutsch; Postfazione di G. Scialino, Udine, AGF, 1998; Friûl di vuê e di doman, par cure di E. BORTOLUSSI, Udine, SFF, 2007. Di taglio più breve: Lettere friulane nel dopoguerra, «La Patria del Friuli», 4 (1-15 novembar 1949), 20; La presenza dei giovani nel dopoguerra friulano, «Quaderni della FACE», 15 (1957-58), 1-8; Academiuta e Risultive, in Risultive trentagn, Reane, Cjandet, 1979, 37-42; Josef Marchet e la scuele di «Risultive», in Cultura in Friuli. ... leggi Atti del convegno internazionale di studi in omaggio a Giuseppe Marchetti (1902-1966), a cura di G. C. MENIS, Udine, SFF, 1988, 367-71.

DBF, 149-150; A. NICOLOSO CICERI, Recensione a La furtune, di Lelo Cjanton, «Sot la nape», 21/4 (1969), 90-91; Mezzo secolo di cultura, 52-55; Mezzo secolo di cultura Sup 1, 12-13; CHIURLO - CICERI, Antologia, 709-711; Mezzo secolo di cultura Sup 2, 19; R. PELLEGRINI, Aspetti e problemi della letteratura in friulano nel secondo dopoguerra, Udine, Grillo, 1981, 79-81; Mezzo secolo di cultura Sup 3, 24-26; BELARDI - FAGGIN, Poesia, 61-62, 522-523; L. PERESSI, Recensione a Il biel furlan, «La Panarie», 20/81 (1988), 115-116; Mezzo secolo di cultura Sup 4, 25-27; Mezzo secolo di cultura Sup 5, 27-28; M. BLASONI, Lelo Cjanton, ibid., 36/136 (2003), 45-48.

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