CICHINO GIORGIO

CICHINO GIORGIO (1509 - 1599)

poeta

L’anno di nascita del 1509 di G. C., figlio di Nicolò e di Pierina di Montegnacco, si evince dalla registrazione nel Liber mortuorum coeptus anno MDXCIV usque ad annum MDCLXXI dell’archivio parrocchiale di San Daniele: «16 sett. 1599 morse il signor Zorzi Cichino vecchio di 90 anni»; da un suo componimento si ricava poi il genetliaco del 24 aprile. Il C. studiò nella cittadina natale e si dedicò ben presto a comporre poesia latina; nel 1543 però si lasciò alle spalle la quiete di San Daniele per gettarsi in un’avventura del tutto inaspettata nelle file dell’esercito di Carlo V, sotto il comando del marchese di Marignano. L’esperienza, densa di implicazioni psicologiche, è rielaborata in un suggestivo poemetto e nelle due epistole al fratello Andrea rimasto in patria: nella prima, del 10 agosto, dice di trovarsi a Spira e di volersi recare a Bona (Bonn) per incontrare Martin Butzer e Filippo Schwarzerd (Melantone), sostenitori della dottrina luterana e pertanto definiti «lues veniens ex Aquilone»; nella seconda, del 12 settembre, confessa di essere stanco di campagne militari e di volersi congedare. Infatti, giunto poco dopo a Venlo, lasciò il campo e tornò nel paese d’origine. Da quel momento in poi non risulta che abbia svolto alcuna professione, forse perché le condizioni economiche della famiglia gli consentivano di vivere di rendita: le scarne testimonianze degli anni successivi si ricavano dalla sua produzione poetica, unica fonte di spunti autobiografici e di eventi storici databili tra il 1532 e il 1549. Non si sa a quando risalga il suo matrimonio con Flaminia Arcoloniani, di nobile famiglia udinese, nominata soltanto nel testamento come usufruttuaria dei beni lasciati, in mancanza di prole, al nipote Cichino di Caporiacco. ... leggi A partire dal 1583, soccorrono gli atti della comunità di San Daniele, che accertano la sua partecipazione con vari incarichi alla vita pubblica fino al 10 settembre 1599, pochi giorni prima della morte sopraggiunta il 15, secondo la registrazione notarile di Daniele Rangano: «Die Iovis XVI mensis septembris 1599 […] pro nobili d. Cichino […] herede testamentario quondam nobilis d. Georgii Cichini heri defuncti […]», e non il 16, come si desume dalla nota nel Liber mortuorum. Fecondo verseggiatore in lingua latina, il C. lascia una silloge di centottanta carmi, suddivisi in due libri, inclusi i tre epigrammi dell’antologia Helice per Cornelio Frangipane e un esiguo manipolo di componimenti di suoi estimatori. La sua poesia, intesa come “lusus”, scaturisce da una vena fresca permeata di stilemi classici, che rimanda, per l’occorrenza dei medesimi temi e la scelta di tessere mutuate da un comune patrimonio, a quella di altri membri di spicco del cenacolo letterario cinquecentesco di San Daniele, come Giovan Pietro Astemio, Leonardo Coricio Carga e Francesco Pittiani. La celebrazione dello splendore della natura e delle fattezze della donna amata si veste di colori e di emozioni dai tocchi personali entro collaudati schemi classici: i capelli biondi come raggi di sole incorniciano il capo di serti dorati, un roseo splendore colora le gote, la fronte bianchissima è simile all’avorio orientale («Longa coma est solis radios imitata colore, / quam circum religant aurea vincla caput, / perque genas roseus decor […] Indo frons ebori similis nitidissima ridet»); il vagheggiamento della serenità agreste e degli incontri amicali sfuma nel compianto per le persone scomparse: nomi che tramano una fitta rete di rapporti, talora occasionali, e che evocano personaggi vissuti in Friuli o in ogni caso attivi nella piccola Patria, come il domenicano Alberto Pasquali, il cardinale Marino Grimani, Ercole Crescendolo, Cornelio Frangipane, Erasmo da Valvasone.

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Bibliografia

Ms BCU, Joppi, 710c, Letterati e notizie letterarie, f. 32v.

LIRUTI, Notizie delle vite, IV, 62-65; DI MANZANO, Cenni, 58; E. PATRIARCA, Giorgio Cichino, «La Guarneriana, cultura ed arte in Friuli», 6/1 (1963), 11-14; CASARSA, Scuola poetica, 44-45 e passim; TREMOLI, 1133-1136; ms BBU, Liber Mandatorum. Liber Extraordinariorum in Acta Curiae ad annum (1570-1599), Sala patriarcale, Arm. A-B; ms BGSD, Narducci, 27, XI-H-9. La prima epistola, introvabile, è citata da Liruti e Patriarca; la seconda in L. CASARSA, Esperienza di guerra e desiderio di pace in un’elegia latina inedita di Giorgio Cichino («De captura urbis Durae in Germania»), «Quaderni della FACE», 39 (1971), 9-10. Per l’opera poetica: tre epigrammi in Helice, 25-27; Georgii Cichini Carmina (primum edita), introduzione e testo critico a cura di L. CASARSA, Trieste, 1976.

I testi sono inoltre consultabili in rete, entro gli archivi del programma Poeti d’Italia in lingua latina, nel sito <http:// poetiditalia.sse.unive.it:8080/poetiditalia>. L’epistola in volgare al nipote Giovanni Battista in ms BNMV, Lat., XIV 50 (4238), f. 295r-v.

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