CICOGNA GIOVANNI GIACOMO

CICOGNA GIOVANNI GIACOMO (1695 - 1764)

mercante

Nacque a Udine nel 1695 da una famiglia veneziana di “racchetieri”, ossia maestri del gioco della racchetta. Racconta Lucrezio Palladio che il nonno Giacomo era stato chiamato a Udine dal patriarca Giovanni Dolfin per insegnare il gioco al nipote Marco, poi vescovo di Brescia. Il mestiere fu praticato anche dal figlio Pasqualino, padre di G. G., autore delle fortune della famiglia. Alla sua vita il Palladio dà largo spazio nella sua cronaca udinese, sottolineando come meriti di essere ricordato un uomo, nato povero, capace di cumulare una fortuna che si diceva superiore ai 30.000 ducati. Dopo aver lavorato come garzone, entrò al servizio degli Antonini, esercitando contemporaneamente anche commercio di animali. Sostenuto dalla contessa Taddea Antonini, iniziò la lavorazione dei bozzoli da seta, dapprima con pochi fornelli, aumentandone sempre più il numero e contemporaneamente investendo in fabbricati nella zona di borgo Gemona, dove pose il filatoio presso la casa domenicale nella calle priva di denominazione, poi chiamata Cicogna, e in beni in Risano. Il Palladio ricorda che la sua facoltà fu incrementata anche dagli investimenti della dote della moglie, una Roiatti di borgo Aquileia «con dote di qualche considerazione perché ereditiera». Un altro cronista contemporaneo, Antonio della Forza, registra sotto l’anno 1754, quando la città era rimasta senza un luogo di spettacolo dopo che il teatro Mantica era stato venduto al patriarca Daniele Dolfin per la costruzione al suo posto dell’oratorio della Purità, che il C. concesse ad affitto nella stessa zona un suo locale che poté essere ridotto a teatro per una trentina d’anni circa. ... leggi Il C. ricoprì anche cariche cittadine: deputato dell’ordine popolare, conservatore del Monte di pietà, presidente delle fiere pubbliche. Morì nel 1764 e fu sepolto nella chiesa di S. Quirino. Al di là della cronaca, pochi sono i dati sulla sua attività imprenditoriale. Secondo quanto registrato presso i Savi alla mercanzia, il C. aveva attivi dai trenta ai trentasei fornelli, di cui trenta nel filatoio di casa azionato manualmente per la scarsità di energia idraulica; era proprietario di quattro telai e si serviva di un personale composto da diciassette lavoranti interni (cinque maschi e dodici femmine) e venti esterni per una produzione che superava le mille libbre. Dichiarava di lavorare, come la maggior parte dei setaioli locali, soltanto per alcuni mesi dell’anno su commissione di mercanti locali o forestieri convenuti a Udine nei periodi di fiera, ma anche realizzando spedizioni per Trieste e da lì per Vienna. Il Palladio asserisce che «il suo maggior guadagno consistè negli orsoi de’ quali ne vendeva ai mercanti veneti con sommo suo guadagno». Tra coloro che possedevano a Udine impianti a mano (una quindicina) il C. si collocava nel 1744 – secondo i dati rielaborati da L. Morassi – a un livello medio, inferiore però per quantità di produzione ai Follini e ai Patrizio, pur denunciando un capitale di bottega di 4000 ducati, come i Patrizio. Ma oltre che produrre e commerciare seta, il C. seppe investire – come si è detto – in beni stabili e in affitti di frumento e vino, in particolare nella zona di Risano dove aveva la residenza di campagna. Uno dei figli, Giovanni Battista, fu socio della Società di agricoltura pratica di Udine.

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Bibliografia

Ms BCU, Joppi, 642, f. 362-363, L. Palladio, Cronaca della città di Udine; Ibid., Genealogie del Torso, fasc. Cicogna.

L. PALLADIO, Memorie udinesi dal 1700 al 1767, a cura di G. CAIMO DRAGONI, Udine, Doretti, 1889, 31-32; C. SOMEDA DE MARCO, Udine che scompare ed i filatoi di Giacomo Cicogna, «Avanti cul brun!», s. VI, 30 (1963), 259-271; A. DELLA FORZA, Diario udinese (1740-1800), a cura di G. COMELLI con nota introduttiva di P. BERTOLLA, Udine, Casamassima, 1986, 81-82; DELLA PORTA, Case, 26 (n. 59), 436 (n. 1341); L. MORASSI, 1420-1797. Economia e società in Friuli, Udine, Casamassima, 1997, 407-408, 416, 418.

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