COMUZZO

COMUZZO

famiglia di scultori

Immagine del soggetto

Altare ligneo di Gerolamo Comuzzo nella chiesa di S. Giacomo ad Osoppo.

Immagine del soggetto

Altare ligneo nella chiesa di S. Maria in Monte sopra Raveo, per il quale Francesco Comuzzo di Gerolamo dipinse anche la pala di S. Francesco (1655 ca.).

Immagine del soggetto

Particolare dall'altare ligneo di Giovanni Vincenzo Comuzzo nella parrocchiale di Rivolto.

Famiglia di scultori e intagliatori lignei originari di Gemona, i C. furono attivi in particolare come altaristi in Friuli e in Cadore durante il XVII secolo. A Giuseppe Marchetti, insieme con le più recenti ricerche documentarie, è affidata la ricostruzione della prolifica attività dei friulani C. che, con la produzione di una settantina di altari, furono protagonisti in regione del barocco popolare caratterizzante in particolare l’area montana. Anche se a Gerolamo, capostipite della famiglia, si attribuisce l’attività di maggiore interesse, è spesso difficile distinguere la sua mano da quella dei due figli e dei collaboratori, tanto da far preferire – come suggerito già da Marchetti – la definizione di «bottega del C.», per altro senza escludere anche l’attività contemporanea di più gruppi di lavoro. Almeno cinque sono i membri della famiglia attivi come scultori: Gerolamo e i due figli, Francesco e Giovanni Vincenzo; dopo di loro, Francesco e Giovanni Pietro, figli di Giovanni Vincenzo. Nel complesso gli altari dei C. si spiegano con un generico e popolarizzato gusto barocco che tuttavia, pur debordante di decorazioni e angioletti, mantiene la struttura delle macchine cinquecentesche. Del resto legata alla produzione scultorea del secolo precedente rimane l’opera di Gerolamo, per il quale si pensa a una formazione accanto al pittore e intagliatore Giovanni Antonio Agostini e alla bottega dei Floreani.

Gerolamo nacque da Palmerino e Ellera Aloi il 20 febbraio 1591 a Gemona del Friuli, dove morì nel 1670. Dei figli che ebbe dal matrimonio con Anna Scotta, furono attivi come artisti Francesco e Giovanni Vincenzo, prima nella bottega del padre poi in maniera autonoma. ... leggi La prima attività di G. C. si svolse in Cadore, dove si stabilì dopo un primo periodo trascorso a Gemona dove collaborò con G.A. Agostini. Dell’opera in Cadore si ricordano: l’altare perduto della confraternita del Carmine di Auronzo (1635); il paliotto dell’altar maggiore della chiesa di S. Orsola a Vigo di Cadore (1637); l’altare dell’Annunziata nella chiesa parrocchiale di Laggio di Cadore (1640); l’altare laterale di S. Lazzaro ancora nella chiesa di S. Orsola a Vigo (1642); infine un altarino per la chiesa di Lorenzago (1645). L’attività documentata di G. C. in Carnia ha inizio nel 1646 con l’altare di Forni di Sopra, firmato IO HIERONIMO COMUCCIO CON DUI FIGLIOLI DI GEMONA. Pochi anni dopo il suo nome compare in un documento del 1651, quando viene convocato a stima di un gonfalone eseguito dal pittore Osvaldo Gortanutti. Come sottolineava già Marchetti, la produzione di G. C. si può distinguere in tre diversi tipi di altare. Al primo appartengono quelli destinati a contenere trittici o polittici lignei quattro-cinquecenteschi, spesso ancone di piccole dimensioni che apparivano modeste nelle nuove chiese: è il caso dell’altare firmato di Forni di Sopra, dell’altare di Paluzza, come delle strutture realizzate per S. Floriano di Illegio o per la pieve di Invillino. Di secondo tipo sono gli altari suddivisi da colonne in tre spazi a nicchia dove vengono collocate figure di nuova fabbricazione, il cui intaglio – spesso di mano modesta – è variamente da attribuirsi a G., alla bottega o ad altro artista (come avviene nel 1631 con G.A. Agostini). Il terzo gruppo di altari è costituito da strutture realizzate a “cornice” di pale dipinte normalmente da artisti estranei alla bottega: ne è esempio l’altare della parrocchiale di Rivolto realizzato con il figlio Giovanni. Complessivamente, in attesa di nuovi riscontri documentari, a G. C. vengono attribuiti una settantina di altari. Tra i più ricchi, G. Bergamini ricorda in particolare quelli di: Cadunea, parrocchiale; Casanova di Tolmezzo, chiesa di S. Daniele; Cavazzo, chiesa di S. Rocco; Vito d’Asio, pieve di S. Martino; Collina, parrocchiale; Colza, chiesa di S. Giorgio; Enemonzo, chiesa della Consolazione; Feltrone, chiesa dei SS. Vito, Modesto e Crescenzio; Forni di Sopra, parrocchiale; Forni di Sotto, chiesa di S. Lorenzo; Laggio, parrocchiale; Luint, chiesa di S. Margherita; Osais, parrocchiale; Ovaro, chiese di S. Martino e di S. Virgilio; Paluzza, parrocchiale; Raveo, parrocchiale; Sauris di Sopra, chiesa di S. Lorenzo; Trava, chiesa di S. Michele; Vigo di Cadore, chiese di S. Orsola e della Difesa; Zuglio, chiesa di S. Maria. Il nome di G. C. risulta inoltre a firma di due pale rappresentanti l’Annunciazione e la Natività entrambe provenienti dalla chiesa di S. Maria in Monte sopra Raveo che testimoniano per i C., oltre all’attività di intagliatori, una modesta pratica pittorica. L’attività di G. C. viene continuata in particolare dai figli Francesco e Giovanni Vincenzo.

Francesco di Gerolamo nacque il 2 ottobre 1619 a Gemona del Friuli. Nel 1666 realizzò un tabernacolo, ora perduto, per la chiesa di S. Martino in Asio. Come rivelano gli studi di Goi, al 1644 appartiene la prima documentazione dell’opera di F. C. che in quell’anno intagliò la cornice perduta per la pala di San Andrea del duomo di Spilimbergo. Insieme con il padre Gerolamo e con il fratello, F. fu autore nel 1646 degli altari della chiesa di Forni di Sopra. Lo stesso anno indorò un altare per la chiesa di Arba. Tra il 1655 e il 1665 eseguì nella chiesa di S. Maria in Monte sopra Raveo l’altare laterale di S. Francesco, per il quale dipinse anche la pala, dimostrandosi pittore più abile del padre. Alla stessa bottega dei C. appartiene un Francesco più giovane, figlio di Giovanni Vincenzo, ricordato tra il 1684 e il 1686 per la sua attività a Fossalta di Portogruaro con il pittore Osvaldo Gortanutti.

Giovanni Vincenzo, figlio di Gerolamo, nacque a Gemona del Friuli il 1° maggio 1622. Con il fratello e con i figli Francesco e Giovanni Pietro continuò l’attività di intagliatore e altarista del padre. Morì a Castions di Strada il 30 ottobre 1678. Documentata è la sua presenza a Lorenzago di Cadore nel 1648, anno nel quale sposò a Piano d’Arta Maria, figlia del pittore e intagliatore Giovanni Gortanutti e sorella del più noto Osvaldo. Importanti integrazioni all’opera dell’artista vengono recentemente dalle ricerche documentarie di G. Ferigo e C. Lorenzini che ricostruiscono la sua attività in particolare a Piano d’Arta, dove il prolifico intagliatore, oltre che stabilire la bottega, rivestì anche significativi incarichi civili. Per la parrocchiale di Piano egli eseguì un crocifisso (1649), la copertura del fonte battesimale (1649), una serie di «anzoletti» (1651), un’immagine di S. Cristoforo (1659), ancora una coppia di angeli (1666) e varie opere di doratura (1666-67). Nel territorio di Piano d’Arta è presente inoltre la chiesa di S. Nicolò degli Alzeri con l’esecuzione dell’altare maggiore (1668). Negli anni tra il 1652 e il 1661 è attestato a Sauris. Nel corso della sua attività si contano numerose opere nell’area montana. A Terzo di Tolmezzo, nella chiesa di S. Giovanni Battista la figura dell’Eterno, una Madonna e due statue (1654); a Zuglio, nella pieve, l’immagine della Madonna di Loreto (1659); a Sutrio, una coppia di angeli reggilampada (1677). Documentata è l’attività di G. V. con la bottega dei Gortanutti, e in particolare col cognato Osvaldo: nella chiesa di S. Orsola a Vigo di Cadore per la stima di un restauro eseguito dal fratello della moglie (1651); nell’esecuzione di due altari dedicati al Rosario e a S. Elisabetta (1667); nella chiesa di S. Michele a Rivolto per la realizzazione dell’altare dove era ospitata una pala di Osvaldo (1776). Nel 1678 viene infine ricordato insieme al tedesco Enrico Rieger per l’esecuzione dell’altare del Rosario nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Castions di Strada, dove lo stesso anno morì forse di peste. Tra le opere attribuite, gli viene riferita la copertura lignea del fonte battesimale eseguita tra il 1672 e 1673 a Clauzetto, a proposito della quale i documenti scrivono realizzata da «maestro Zuanne di Gemona». All’opera di G. V. Bergamini riferisce: l’altare di S. Francesco e il dipinto in esso contenuto nella chiesa di S. Maria in Monte sopra Raveo (1658); l’altare del Rosario nella chiesa di S. Lorenzo a Sauris di Sopra (1660 circa); l’altare di S. Osvaldo nella parrocchiale di Sauris di Sotto (firmato e datato 1658); l’altare del Rosario nella chiesa di S. Martino ad Asio (1660). Recentemente gli è stato infine attribuito un altare nella chiesa di S. Maria del Monte a Marsure ad Aviano.

Giovanni Pietro, primo dei sei figli di Giovanni Vincenzo istruito alla scultura, rappresentante della terza generazione della bottega di intagliatori friulani, nacque nel 1658. Viene ricordato per l’altare di Esemon di Sopra – dove risiedeva a partire dal 1688 – e la pala in esso contenuta con i Santi Filippo e Giacomo. Suo anche l’altare maggiore della chiesa parrocchiale di Maiaso (1691).

Chiudi

Bibliografia

JOPPI, Contributo quarto, 107; G. FABBIANI, Notiziole…, «Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore», 22 (1951), 108-111: 109; MARCHETTI - NICOLETTI, Scultura lignea, 50, 57, 109, 110, 132, Tavv. 60, 69, 88, 169, 170; G. MARCHETTI, G. Comuzzi e la sua bottega, «Sot la nape», 11/2 (1959), 1-20; ID., Intagli di Gerolamo Comuzzo a Forni si Sotto, «Sot la nape», 15/1 (1963), 38-40; C. RAPOZZI, G. Comuzzi in un documento cadorino, «Sot la nape», 11/2 (1963), 53-54; P. B., Le Madonne di G. Comuzzi, «Sot la nape», 15/1 (1963), 11-14; G. BERGAMINI, L’altare del Tironi nella chiesa di S. Maria di Paluzza, «MSF», 52 (1972), 60-70; CAVALCASELLE, La pittura, 204, 207, 298; F. QUAI, Contributo per G. Comuzzi, «Quaderni della FACE», 52 (1978), 2-4; G. BERGAMINI, Comuzzo (Comucci, Comucio, Comuzzi), Gerolamo, in DBI, 27 (1982), 692-693; P. GOI, Pittura e scultura dal 1584 al 1984, in Il duomo di Spilimbergo. 1284-1984, a cura di C. FURLAN - I. ZANIER, Spilimbergo, Amministrazione Comunale, 1985, 243, 251; G. PERUSINI, Gli altari lignei seicenteschi della chiesa di Santa Maria in Monte sopra Raveo, «Sot la nape», 37/4 (1985), 49-62; G. PERUSINI, Gli altari lignei seicenteschi della chiesa di S. Pietro a Zuglio, «Sot la nape», 39/3 (1987), 21-34; S. CLAUT, Comuzzi in Cadore, «Sot la nape», 42/1 (1990), 35-38; G. BERGAMINI, Comuzzo, Gerolamo, in AKL, 21 (1998), 477-478; “Mi poni achì”. Una comunità, una chiesa, una storia, a cura di A. LENARDUZZI, Udine, Pieve di Forni di Sotto, 2003, 205-208; P. MORO, Due pale d’altare di Matthäus Zehender in Carnia, «Quaderni dell’Associazione della Carnia amici dei musei e dell’arte», 9 (2004), 55-80; R. CESTENETTO - P. GOI - L. MENGOZ, La chiesa di Santa Maria del Monte a Marsure di Aviano, Udine, Deputazione di storia patria per il Friuli, 2006, 25; G. FERIGO - C. LORENZINI, Prologo nel Seicento, in Mistrùts, 9-20: 14-15.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *