CORONINI CRONBERG MICHELE

CORONINI CRONBERG MICHELE (1793 - 1876)

diplomatico

Immagine del soggetto

Ritratto di Michele Coronini Cronberg, tempera e matita su carta di Johann Nepomuk Ender, 1816 (Gorizia, Fondazione Palazzo Coronini Cronberg).

Figlio unico del conte Giancarlo (1770-1803) e di Amalia Lantieri (1772-1844), nacque a Gorizia il 31 agosto del 1793. All’età di dieci anni, dopo la morte del padre, entrò nell’asse ereditario dei beni Rabatta e nel 1810 il conte Filippo Cobenzl, sotto la cui tutela aveva effettuato gli studi a Vienna, lo indicò nel testamento quale suo erede universale. In seguito C. riuscì ad accorpare l’intero patrimonio dei Cobenzl sposando, il 26 ottobre 1812, Sophie de Fagan (1792-1857), nobile francese, la cui famiglia di origini irlandesi era imparentata con i Cobenzl per parte materna. La sorte quindi si dimostrò generosissima con il giovane conte, riservandogli, con l’ingente fortuna, anche importanti prospettive. C. intraprese la carriera diplomatica e il suo apprendistato richiese frequenti trasferimenti; da Vienna si spostò in Italia, a Firenze, Roma, Gaeta, Napoli. In questo periodo C. commissionò allo scultore danese Bertel Thorvaldsen il suo busto in marmo, uno dei pezzi più pregiati delle collezioni d’arte della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg. Poi fu la volta di Parigi e, per un breve tempo, soggiornò anche a Londra. La moglie, da Vienna tornò in Francia a Walincourt, residenza della sua famiglia, e nel frattempo nacquero i figli: Alfredo (1814-1845), Ernesto (1815-1885), Mathilde e Carlo. Nel 1820, ad un’asta pubblica C. acquistò la proprietà immobiliare e tutti i diritti giurisdizionali di Grafenberg a Gorizia. Nonostante le cospicue eredità, i coniugi ebbero grossi problemi finanziari, spesso dovuti a speculazioni sbagliate, munifici sperperi e anche a una lunga e costosa causa internazionale. ... leggi Tutte le loro proprietà, comprese Grafenberg e Cronberg, appena possibile, vennero affittate e tra i loro “ospiti” certamente il più illustre fu Carlo X, che scelse proprio il palazzo Zengraf di Grafenberg come sua residenza finale. L’avvenimento portò lustro ai Coronini, che mantennero intatta la sala in cui il re morì, conservando l’arredamento e i mobili appartenuti al sovrano e donati loro in segno di gratitudine per l’ospitalità. La villa e la sala furono per molti anni meta del pellegrinaggio della nobiltà francese. Anche l’arciduchessa Sophie, madre dell’imperatore Francesco Giuseppe, vi soggiornò con il figlio, l’arciduca Ludovico Vittore. Dopo il 1840 Sophie de Fagan decise di stabilirsi definitivamente a Gorizia, mentre C. continuò ad alternare i viaggi alle visite alla moglie e in quelle occasioni non mancava di prendere parte attiva alla vita sociale e politica di Gorizia, venendo anche eletto consigliere comunale e membro della deputazione per l’arrivo della ferrovia in città. Inoltre fu tra i fondatori e benefattori dell’Istituto per i ragazzi abbandonati. Dopo la morte della moglie, C. continuò la sua vita nomade e diradò le sue visite sempre di più, fino al 1870, quando decise di stabilirsi definitivamente a Parigi, dove morì il 29 maggio 1876, senza mai ritornare a Gorizia.

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Bibliografia

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